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E se andassero via?

Stop al campionato, via il parmigiano, chiuse molte scuole e Chiese: è l'Italia senza extracomunitari

Mar 23 Ago 2011 | di Maurizio Targa | Attualità

Sono troppi, se ne vadano, tornino a casa loro: questi gli slogan più gettonati e i luoghi comuni più reiterati da chi non li sopporta. Eppure, anche chi non fa suoi questi ritornelli dal retrogusto razzista, fatica a rendersi conto di quanto gli immigrati siano ormai vitali per l’economia italiana. Proviamo a chiudere gli occhi, immaginando che da domani non ci fossero più. Niente più Parmigiano Reggiano né campionato di calcio, tanto per cominciare. Le mele della Val di Non resterebbero sugli alberi, mentre il prosciutto di Parma diventerebbe così caro da costare più del caviale. A rischio pure la pizza e la Messa della domenica, per non parlare di colf, badanti e infermieri. Esagerati? No davvero, basta qualche numero a dimostrarlo: i nuovi fratelli d’Italia sono decisivi per l’agricoltura, per l’allevamento o la vendemmia, tra i cui filari si contano cittadini di 53 nazionalità diverse, così come nell’agro alimentare, in particolare nella produzione del parmigiano dove un lavoratore su tre è indiano. Colf e badanti? Scomparirebbero circa 700mila donne straniere, ovvero il 67% della categoria. Ancora, sarebbe arduo trovare manovali o muratori: il 51 per cento degli iscritti alla Cassa edile di Milano è straniero, come il 49 per cento degli iscritti a Roma. Sono immigrati il 60 per cento tra operai e carpentieri che stanno lavorando per l'Expo milanese.

Ci rubano il lavoro?
Alzi la mano chi non ha mai sentito pronunciare questa frase: rubano i mestieri ai nostri figli, non lamentiamoci poi che restano a casa fino a trent’anni. Ci si dimentica però che in Italia operano 250 mila aziende a conduzione straniera che, secondo una stima dell'istituto di ricerca ISMU, danno lavoro a 500 mila italiani. Se questi imprenditori sparissero, i posti di lavoro evidentemente si sbriciolerebbero. Senza gli stranieri in Lombardia ci sarebbero 55 mila imprese in meno rispetto a dieci anni fa, dato che, secondo quanto reso noto dalla Camera di Commercio di Milano sale a 285 mila considerando l’intera Italia. Senza l'apporto dei “capi” immigrati, ben otto regioni (due anni fa era solamente una, il Veneto) sarebbero in negativo nel saldo tra imprese aperte e chiuse. Particolarmente in Lombardia, dove dal 2000 al 2010 le aziende controllate da stranieri sono cresciute del 213% a fronte di un aumento medio del 12,6%, che scende al 5,2% se consideriamo le sole imprese con titolari italiani. In altri termini, quasi 2 imprese su 3 (60%) tra quelle attivate tra il 2000 e il 2010 appartengono a cittadini non tricolori. Ma senza il contributo dei nuovi italiani sarebbero in negativo anche il Piemonte, che ha registrato una crescita nel numero di imprese del 6,4% negli ultimi 10 anni: senza quelle straniere scenderebbe a -0,1%, la Liguria che passerebbe da +7% a –0,6%, l’Emilia Romagna da +5,5% a –1,4% ed il buon Veneto da +2,1% a -3,8%. E mica piangerebbe solo il ricco nord: segno meno anche per Basilicata, Marche, Puglia e Sicilia. Le casse dell'Inps poi sarebbero addirittura terremotate: nel 2009 gli stranieri hanno versato 3 miliardi e mezzo di contributi, che aggiunti alle imposte da loro pagate fanno 6 miliardi e mezzo di euro. Senza questi soldi, sarebbe il crac. A rischio scuola, pizza e campionato!

Margherita o 4 stagioni?
Margherita o quattro stagioni? Rischiate di sognarvele, se si considera che a Milano e a Roma la nazionalità prevalente dei pizzaioli è l’egiziana, così come sono più numerosi gli imprenditori tessili stranieri a Carpi, a Prato e quelli della concia ad Arzignano (Vicenza). Molte scuole dovrebbero poi chiudere i battenti: i nuovi fratellini d'Italia tra i banchi sono il 7,5% della popolazione scolastica, che ammonta a 8 milioni e 945 mila unità complessive, ma nel quinquennio di riferimento sono cresciuti al ritmo di 70 mila all'anno. La prima nazionalità è la romena, che con 106 mila scolari e studenti rappresenta il 17% del totale: sommata ad albanesi e marocchini, arrivano a totalizzare il 45%. La quota del 30% per classe voluta dal Ministro Gelmini va in alcuni casi a farsi benedire se è vero che all’Istituto Radice in via Paravia a Milano su 96 scolari gli italiani sono solo 3 italiani o alla scuola di via dei Narcisi il 71% degli studenti è straniero. E fra alcuni anni, dice l’Istat, gli alunni stranieri potrebbero essere più numerosi di quelli italiani, sorpasso che statistici e demografi prevedono nel 2050 e che altri addirittura anticipano. Senza stranieri, infine, si fermerebbero il campionato italiano di basket, di pallavolo e di calcio: per quest'ultimo gli atleti stranieri della serie A sono 203 e l'ultima squadra italiana a vincere la Champions League, l'Inter, l'ha fatto schierando spesso 11 giocatori forestieri.

Teniamoceli stretti
Secondo uno studio della BBC i flussi migratori tenderanno in futuro a spostarsi verso le economie emergenti, in particolare quelle asiatiche. La crisi ha accelerato il processo e i lavoratori stranieri sono i primi a essere licenziati, anche perché sono quelli che godono di minori tutele sindacali o garanzie contrattuali. Nei paesi dove è importante la presenza del sommerso, come Italia e Spagna, il trend si farà sentire prima che negli altri e diventeranno zone poco “appetibili” per i migranti. Oggi le nazioni a reddito medio-basso sono i principali serbatoi di forza lavoro globale, ma molti paesi in Asia e America Latina hanno innalzato il loro livello di reddito e sono sempre meno nazioni da cui si emigra. Secondo alcune proiezioni, data la crisi demografica del vecchio continente, l’inaridimento delle fonti estere determinerebbe una carenza di 70 milioni di lavoratori in tutta Europa. E se le migrazioni dall’Africa sono di difficile interpretazione, è molto più semplice analizzare gli spostamenti da Est: nel ‘90, i polacchi emigravano in Italia, erano per esempio tra i primi stranieri giunti a Rosarno per la raccolta delle arance. Oggi è ancora possibile trovare qualche polacco che viene in Italia, ma per fare il turista. Probabilmente, nei prossimi anni, anche Romania e Bulgaria seguiranno questa strada. Da quel momento potremo dare l`addio a collaboratori domestici e muratori a prezzo stracciato.

Italia razzista?
Nel nostro Paese c'è una minoranza razzista che fa sentire più forte la sua voce, secondo un rapporto Demos-Fondazione Unipolis, mentre la maggioranza non razzista appare silenziosa. Da un punto di vista strettamente mediatico, si può notare come gli stessi mezzi di comunicazione diano solo un'immagine negativa degli stranieri. Ma l’Italia in sé non è razzista. La Fondazione Unipolis, che nel novembre 2010 ha interpellato un campione rappresentativo di 2.600 nostri connazionali, evidenzia che diminuiscono coloro che considerano gli immigrati un pericolo per la sicurezza, oggi al 37,4%, un anno fa erano il 41; da notare poi come ben il 75,8% è d'accordo nel concedere il voto amministrativo agli immigrati regolari. Piuttosto aumenta il numero degli italiani che avvertono gli stranieri come una minaccia per l'occupazione: si passa dal 31 del 2008 al 35% della fine del 2009. Ma questo, più che razzismo, assume il triste contorno della lotta tra poveri.




PRIMA LA ROMANIA: UNO SU QUATTRO È MINORENNE                          
I cittadini stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2010 erano 4.235.059, pari al 7% del totale degli abitanti italiani. Nel corso dell’anno il loro numero è aumentato di 343.764 unità (+8,8%), un incremento ancora molto elevato sebbene inferiore a quello dei due anni precedenti (494 mila nel 2007 e 459 mila nel 2008), principalmente per effetto della diminuzione degli ingressi dalla Romania. I minori sono 932.675, il 22,0% del totale; circa 573 mila sono nati in Italia mentre la restante parte è giunta nel nostro paese per ricongiungimento familiare. Circa la metà dei residenti (2 milioni e 86 mila individui, pari al 49,3% del totale) proviene dai paesi dell’Est europeo: in particolare, un quarto dai Paesi Ue di nuova adesione (1 milione 71 mila fra cui 888 mila dalla sola Romania); un altro quarto (1 milione 15 mila) da paesi est-europei non appartenenti all’Ue. Oltre il 60% risiede nelle regioni del Nord, il 25,3% in quelle del Centro e il restante 13,1% nel Mezzogiorno, anche se lo scorso anno la popolazione straniera è cresciuta più intensamente nelle regioni del Sud rispetto al resto del Paese.



DOVE IL CAPO È STRANIERO
Tra le 20 province in cui l’incidenza delle imprese straniere è maggiore ci sono tutte le principali città del Paese, da Roma (secondo posto, con apporto pari al 12,4% del totale), Firenze al terzo (10%), Torino all’ottavo (8,3%), Genova al tredicesimo (7,7%), Milano al quindicesimo (7,7%). Il primato assoluto spetta a Prato, in cui le imprese straniere rappresentano oltre un quinto del totale. Tra le province lombarde la prima è Lodi (9,8%), seguita da Brescia (8%). In assoluto, invece, la prima città italiana per numero di imprese etniche è Milano (circa 40mila), seguita da Roma (circa 36mila) e Torino (oltre 21mila).

Fonte: proiezione Camera di commercio di Milano
elaborata dal registro delle imprese al terzo trimestre 2010






COSE DELL’ALTRO MONDO
Svegliarsi un mattino e accorgersi che gli immigrati sono scomparsi: nessuno si presenta al lavoro, i figli non sono a scuola e le loro mamme non vanno a far la spesa. Un sogno per Libero Golfetto (Diego Abatantuono), imprenditore veneto che dalla sua tv privata lancia appelli contro l'invasione degli extracomunitari, ma è il caos nella città, dove regna lo sconcerto e dove accadono “Cose dell'altro mondo”. È questo il titolo del film di Francesco Patierno in uscita il 3 settembre: una fiaba, un paradosso sul tema del razzismo per parlare di integrazione ambientata in una laboriosa città del Nord Est, con Diego Abatantuono, Valerio Mastandrea e Valentina Lodovini protagonisti. «Prendete il cammello e tornate a casa!» continua a ripetere nella sua trasmissione Abatantuono, l'industriale che si diverte a mettere in scena un teatrino razzista con battute sarcastiche così politicamente scorrette da risultare esilaranti. Finché un giorno la sua invocazione diventa realtà: gli immigrati tolgono veramente il disturbo...



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