acquaesapone Acqua
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Oro blu: così ci riprovano

I furbetti del rubinetto tentano di sabotare il referendum che hanno perso a giugno

Lun 26 Set 2011 | di Roberto Lessio e Francesco Buda | Acqua

Secondo me il referendum è un'opportunità» si legge nelle intercettazioni, disposte dai magistrati della Procura di Napoli sulle presunte estorsioni a danno del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. I referendum hanno dato una sonora sberla ai furbetti del rubinetto. Ma la cosa si può aggiustare. Nel colloquio telefonico intercettato, un noto esperto, docente universitario, spiega al compare il meccanismo della trappola: occorre ristrutturare un acquedotto, una rete fognaria o un depuratore? Basta modificare le attuali concessioni di “gestione” in concessioni di “costruzione e gestione”.

In soldoni: la remunerazione “aggiuntiva” che la legge garantiva e gli italiani hanno appena abrogato comunque sarebbe assicurata, dirottandola su chi fa i lavori anziché su chi gestisce. Basta mettersi d'accordo e aggiudicare gli appalti agli amici. E spartire.
Se poi chi fa il costruttore è anche comproprietario del gestore, il gioco è perfetto. Ed è proprio questo l'esempio citato nelle intercettazioni dal professore lobbista che parla esplicitamente di Acea a Roma. Si sapeva che i potentati economici che stanno dietro la privatizzazione dell’acqua non sarebbero rimasti con le mani in mano.
Del resto, dopo i referendum «stanno con la merda fino al collo - dice il raffinato prof affarista - perché le banche gli stanno chiedendo di rientrare».

E così, una settimana dopo lo straordinario risultato referendario già brigavano per beffare gli italiani, cercando di rifilarci in altro modo nuovi balzelli nelle nostre bollette per garantire ai privati quella stessa remunerazione del capitale investito, a prescindere dalla qualità della gestione. Ossia quel 7% di guadagno in più (oltre al classico pagamento dei lavori appaltati) che era garantito per legge e che gli italiani hanno abrogato a giugno. Una sorta di introito aggiuntivo che nessun business al mondo dà e in molti casi incassato finora senza aspettare la fine dei lavori. Spesso senza neanche averli iniziati. Una cuccagna fatta di appalti e flussi enormi di denaro sicuro, rastrellato con le bollette, in virtù della semplice dichiarazione che verranno realizzate le opere.

Per continuare a garantirsi tali profitti sull'acqua basta spostarli dalla gestione dei servizi idrici alla costruzione di infrastrutture e reti. E siccome queste, praticamente, sono da rifare al completo quasi ovunque, il gioco sarebbe bello che fatto. A parte il controllo di un bene così vitale e strategico per i territori, è proprio quella la torta che fa gola alla lobby dei servizi idrici: condotte, fognature, acquedotti, depuratori. 64 miliardi – stimano gli esperti – di lavori e manutenzioni. Vogliono accaparrarseli a tutti i costi. E galoppini, funzionari, politici e affaristi di rango stanno cercando di ripristinare il loro “gioco” pilotando le nomine nelle nuove autorità idriche, al livello statale e nelle Regioni. Ossia ai vertici nazionali e intermedi della casta. Sanno che con i politici una scappatoia si trova sempre.

Come ben chiarito dal libro “La Casta dell’acqua - Come la privatizzazione sta assetando l’Italia” del giornalista Giuseppe Marino, se a prendere le decisioni sull’acqua sono i furbetti del rubinetto, privati o pubblici che siano, comunque ci spremono come limoni.
«Altro che sorella acqua, mi auguro che troveremo il modo per rimettere in discussione il referendum». Lo ha detto il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a metà settembre. Fratelli, sorelle? Meglio gli “amici”... Più chiaro di così!

 

PRIVATIZZARE AD OGNI COSTO
Altro sabotaggio in corso della volontà popolare è nella recente manovra anti-crisi approvata dal Parlamento: stabilisce che entro il 31 marzo 2012 decadano automaticamente tutte le concessioni di servizi pubblici affidate direttamente dai Comuni.
L'esatto contrario di quanto deciso dagli italiani con il referendum n. 1 del 12 e 13 giugno scorso. Per ora l'acqua resta esclusa, ma le gestioni di rifiuti, gas, trasporti, ecc. potranno di nuovo essere privatizzate. Ma c'è da stare all'erta: potrebbe essere il primo passo per tornare alla privatizzazione dell'acqua, passato l'entusiasmo referendario.


Condividi su: