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Cinzia Leone: l’importante è essere belli...

Sono una comunicatrice profondamente drammatica e Monicelli mi manca da morire

Lun 26 Set 2011 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 7

Mamma o non mamma? Questo è l’interrogativo al quale – rassegniamoci - non troveremo mai risposta. Perché lei ci ha partoriti, ci ha nutriti, ci ha svezzati, ci ha lavati. Lei ci ha portati dentro di sé e da quel “sé” noi non riusciremo mai a staccarci. E, proprio nel momento in cui penserete di esservi emancipati dalla vostra mamma, dalle sue manie-fobie-follie, vi renderete conto che lei è lì con voi, perché in fondo voi siete lei. E proprio di questa presenza costante e a volte scostante si parla nello spettacolo teatrale di Cinzia Leone “Mamma sei sempre nei miei pensieri. Spostati!”, scritto con Fabio Mureddu, con la collaborazione di Federica Lugli, in questi mesi in tour in Italia. «Il mio è uno spettacolo sulla mammità - spiega l’attrice -. Non mi interessava parlare delle mamme… Ma di quel rapporto chiave della nostra vita, del nostro io, della nostra capacità di agire nella vita».

Quanto parti dall’esperienza personale?
«Personale è il percorso di emancipazione dalla figura della mamma che io ho compiuto, come tutti noi tentiamo di fare. Quella con la madre è una sorta di conflittualità  innata, perché per ognuno di noi a livello inconscio la madre è come se fosse Dio e lei rappresenta l’estrema invasività, cosa che si verifica in tutte le forme di amore potenti».

La mamma è sempre con noi?
«Grazie al cordone auricolare mamma è sempre con noi. Mamma è dentro di noi. Mamma c’è. Come Dio nelle piazzole delle autostrade… E grazie al cordone auricolare non sapete quanto si risparmia di cellulare, per non parlare del fatto che non ci sono mai problemi di campo, anche perché il campo l’ha coltivato mamma».

È possibile staccarsi da lei?
«Certo. Il problema è che, quando decidiamo di fare lo scatto di reni, vorremmo affermare i nostri pensieri, non quelli di mamma. Ma il problema è proprio capire dove finiscono i nostri e dove cominciano i suoi! Mamma è la figura più difficile da cui separarsi. È un rapporto struggente e spesso è un “copia incolla” familiare di rotture di palle! Ti faccio un esempio: se mia madre è una che mi ha sempre ossessionato perché non voleva che facessi cadere le gocce per terra in cucina, nel momento in cui io mi troverò ad interfacciarmi con gli altri, dirò le stesse cose, chiedendo di non far cadere le gocce per terra! E i miei amici, quando faccio così, mi dicono che sono riposseduta dall’anima di mia madre e come degli esorcisti alzando le mani verso il cielo dicono “Vai via, mamma di Cinzia: libera!”».

Comicità e drammaticità sono compresenti.
«Nella mia recitazione coincidono perfettamente. Io non sono una comica, sono una comunicatrice profondamente drammatica. La comicità, in fondo, che cosa è se non una risoluzione del dolore? Non è un atteggiamento: è l’insostenibilità del dolore, è una forma di potere straordinario. È il nostro modo di sopportare la vita. Nella mia storia comica c’è sempre stata la drammaticità. La drammaticità è mia madre, la comicità è la mia!».

Che fare dunque?
«Nel titolo dello spettacolo dico a mamma di spostarsi. Ma il punto è che siamo noi che ci dobbiamo spostare. Ma non di casa. Dalla dipendenza che abbiamo dai suoi condizionamenti. Crescere significa questo: spostarsi».

Quando hai scoperto la passione per il teatro?
«Ti rispondo con questa frase: se uno è suonatore di violino, prima o poi il violino lo suona! Da piccola lo sapevo che avrei fatto l'attrice, ma trovavo banale e riduttivo dirlo. Non sognavo di fare l'attrice per diventare famosa, cosa detestabile in questo momento. Si può essere famosi per molti motivi: l'importante è essere belli, prima di tutto agli occhi nostri. E belli significa essere realizzati, in armonia. Non ho mai sognato di fare l'attrice per essere famosa e ricercata: forse c'è anche questo, cosa che fa parte della miseria umana che nasce dal bisogno di essere amati… e di essere amata, io per prima. In realtà la passione per il teatro nasce dalla voglia di cercare: credo sia una grande opportunità di conoscenze di altre vite».

Cosa hai scoperto di te recitando?
«Ho scoperto un livello di paura, di terrore di non essere all'altezza che con la mia apparente supponenza non avrei mai immaginato di avere. Ho scoperto una grande fragilità e al tempo stesso una grande capacità di mettermi in contatto con gli altri, perché sono la prima ad averne bisogno. Ho scoperto una urgenza di comunicare, per essere ascoltata e abbracciata idealmente».

La risposta è stata sempre l'abbraccio?
«Ho sempre avuto delle sensazioni di abbraccio. A volte questi abbracci non li ho sentiti, ma ciò è dipeso da una mia fragilità di sentire».

Se non fossi diventata attrice, quale strada avresti perseguito?
«Avrei seguito la mia grande passione, alla quale ho attinto molto per il teatro: la psichiatria! Adesso mi sta venendo voglia di prendere la laurea in Psicologia, non per il titolo di studio, ma come occasione di approfondimento. Nei miei spettacoli, da sempre, uso molto il linguaggio analitico. Il percorso personale che ho fatto l'ho messo al servizio di una creatività drammaturgia. Non mi interessa fare la satira alle cosette che accadono in superficie. Preferisco capire il perché accadono, capire il problema alla radice».

Hai lavorato con artisti straordinari: da Verdone a Nuti, da Guzzanti a Zampaglione, a Mario Monicelli.
«Il film “Parenti serpenti" di Monicelli è la più bella esperienza della mia vita - racconta commossa -. Mi sono sentita felice, piena e seguita da un regista che non mi ha detto mai una sola parola. Ma Mario sceglieva le persone giuste e le persone andavano avanti da sole. Nessuno mi ha mai stimato e amato nella mia vita artistica come lui. Non ho mai avuto un riconoscimento così forte. Con la sua scomparsa, ho perso un grandissimo amico. Mi sento molto sola.. a parte per quello che manca a tutti, mi manca per la sua lucidità straordinaria, per il suo cinismo che, nei suoi termini, era adorabile, non era provocatorio… A me annoia il cinismo, lo trovo insopportabile e banale. Quello di Mario non aveva niente di esibizionistico: mi divertiva da morire…».

 

DA ‘POLVERE DI STRESS’ ALLA MAMMA
Ha esordito nel 1981 con “Polvere di stress”. Dal 1990 è in “Stasera mi butto” per poi apparire in “Avanzi”. Tra i suoi film: “Bachi da seta”, di G. Visentin, “La moglie ingenua e il marito malato”, di M. Monicelli, “Le finte bionde”, di C. Vanzina, “Stasera a casa di Alice”, di C. Verdone, “Donne con le gonne”, di F. Nuti, ”Parenti serpenti”, di M. Monicelli, “Selvaggi”, di C. Vanzina (1995), “Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica”, di L. Wertmüller (1996), “Cose di sempre”, di A. Saraceni (1998), “Nero bifamiliare”, di F. Zampaglione (2007), ”Le ragioni dell'aragosta”, di S. Guzzanti (2007). è in tour con lo spettacolo “Mamma sei sempre nei miei pensieri. Spostati!” (Info www.cinzialeone.com - www.e20inscena.it).


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