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Il senso degli scontri

Londra, cronistoria della rivolta di agosto

Mar 27 Set 2011 | di Serena Marchionni | Londra

Era appena cominciato agosto quando, una mattina, svegliandomi, sentìi il notiziario che parlava di scontri avvenuti in un quartiere nord di Londra. Ero in un Cafè, era domenica e intorno a me era tutto calmo.  Inizialmente, come molti, pensai ad un semplice scontro tra bande, cosa che può capitare in una capitale. Ma in realtà le cose sono andate diversamente. 

LA VICENDA
I disordini erano iniziati dopo la morte di Mark Duggan, pregiudicato 29enne ucciso a Tottenham, a nord di Londra, pare in un conflitto a fuoco con la polizia. A seguire, un gruppo di ragazzi pare abbia appiccato il fuoco ad un edificio e sfogato la rabbia qui e lì nel quartiere per vendicare la morte dell’uomo. è un brutto affare, ma stiamo parlando di Londra e di Tottenham, un quartiere difficile a nord est, dove ci sono molti disoccupati e un’alta concentrazione di immigrati non tutti integrati. Domenica sera, quello che sembrava un episodio isolato si estende ad una decina di zone della città. L’impressione generale tra i londinesi è che la polizia abbia completamente sottovalutato la situazione. Nella notte molti quartieri centrali vengono colpiti, la BBC trasmette timidamente le immagini di quello che succede, anche se non è ancora chiaro. La gente si lamenta perché la polizia dovrebbe controllare meglio questi quartieri a rischio.

METRO AFFOLLATA
Lunedi 8 agosto, di mattina, la metropolitana è più affollata del solito e lungo i binari della piattaforma si avverte un insolito chiacchiericcio. Molti sbuffano perché i treni sono in ritardo. Il tempo è ancora discreto, ma sembra che nessuno abbia voglia di stare in giro. La mia collega che vive a Brixton arriva tardi in ufficio dopo aver passato la notte insonne tra rumori di vetri infranti, puzza di fumo, sirene della polizia, urla e ombre che affollano la notte di domenica 7 agosto. Ci racconta quella notte: le sirene della polizia, le forze dell’ordine che arrivano in ritardo e in quantità esigua, e gli scontri che durano fino all’alba. Le vetrine dei negozi fracassate, la gente aggredita con ferocia e le automobili, i cassonetti, i bus e le auto della polizia incendiate. I pompieri hanno lavorato durante la notte, ma, nonostante questo, non sono riusciti a cancellare ciò che quella notte ha lasciato. Il lunedì è un lunedì strano: molti eventi in città vengono cancellati; al lavoro riceviamo un email in cui ci viene richiesto di terminare in anticipo. C’è aria di coprifuoco. Nel tardo pomeriggio di lunedì, rientrando a casa, non posso fare a meno di pensare a cosa succederà, siamo tutti spaventati, nessuno sa se e dove colpiranno ancora, il supermercato di fronte casa mia, aperto normalmente h24, sta chiudendo alle 6 del pomeriggio. Sirene della polizia e dell’ambulanza non smettono neanche un secondo di suonare nella strada di fronte a casa. Verso le 20.30, quando comincia a farsi buio, sbircio dalle tendine della finestra. In strada corrono uomini e ragazzini, con felpe e cappucci tirati su, giacche a vento, vanno verso i centri commerciali dietro casa. Un vicino rientra impaurito, dice che ha visto dei ragazzini incappucciati  saltare nei cortili delle case, tirare sassi alle finestre. Impossibile dormire, per tutta la notte mi hanno tenuto compagnia le Breaking News della BBC. 

RIVOLTOSI A CACCIA DI TV AL PLASMA
La notte di lunedi 8 agosto sono state colpite ventisette differenti zone della città. Martedi 9 agosto il Primo Ministro inglese ha deciso di intervenire con oltre 16.000 poliziotti in città e piano piano le cose nella capitale sono tornate alla normalità. 
I  rivoltosi arrestati hanno parlato di disagio sociale, della disoccupazione e della fame, però nessuno di loro ha rubato beni di prima necessità: in compenso li abbiamo visti correre via dagli store con le scarpe nuove della Nike e i televisori al plasma, mentre altri erano impegnati in atti di puro vandalismo. Intanto un ragazzo di 26 anni è morto, ucciso durante gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.


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