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L’America pensa in ‘piccolo’

Anche gli americani cominciano a prediligere le dimensioni ridotte

Mar 27 Set 2011 | di Manuela Senatore | New York

Visti dall’Europa, gli americani prediligono le cose in grande: guidano SUV giganteschi, vivono in spaziose case piene di mobili acquistati nei grandi magazzini. Riempiono gli enormi frigoriferi con cibi comprati in supermercati dove abbonda la scelta. Anche come persone sono grandi, visto che il 63% è in sovrappeso e un terzo è obeso. In vari settori però si vedono segnali di cambiamento.

Automobili
Da sempre gli americani preferiscono le macchine grandi, perché più sicure e perfette per trasportare oggetti, familiari e figli in un paese dove i mezzi pubblici lasciano a desiderare. Nonostante questa preferenza, il mercato delle utilitarie sta crescendo. Secondo il New York Times quasi una macchina su quattro venduta negli USA ad aprile era un’utilitaria (dieci anni fa lo era una su otto). I saloni delle auto, da Detroit a Los Angeles, confermano che le auto piccole vanno forte: i nuovi modelli della General Motors e della Ford sono energeticamente efficienti e dotati di accessori attraenti (sedili riscaldati, accesso a Internet, sistemi d’intrattenimento attivati dalla voce); la Chrysler, la minore delle fabbriche di autovetture americane, si muove nella stessa direzione grazie alla collaborazione con la Fiat. Tra le ragioni principali della nuova rotta c’è l’aumento tendenziale del prezzo della benzina. I consumatori cominciano a preferire vetture che percorrono diciotto chilometri con un litro invece che sei. Inoltre una legge recente stabilisce che dal 2016 le nuove auto vendute negli USA dovranno percorrere almeno 35,5 miglia per gallone (l’equivalente di 14,88 km/l).

Case
Sondaggi recenti confermano che gli Americani vogliono acquistare case più piccole e meno costose. Il 60% preferisce abitazioni ecosostenibili e meglio rifinite rispetto all’abbondanza di spazio. Dagli anni ’70 ai nostri giorni la dimensione media delle case è passata da 140 a 230 metri quadrati. Complice la crisi, adesso prevale la tendenza opposta: si cerca di vivere in spazi più limitati per risparmiare sulla manutenzione e sull’energia.

Cibo
Film come “Supersize Me” hanno mostrato al mondo che i fast food in America servono porzioni inverosimili e che un pasto può contenere calorie sufficienti per un’intera giornata. Anche su questo fronte il cambiamento è in arrivo. A New York, Los Angeles e in altre città americane, le grandi catene di ristoranti devono indicare le calorie dei cibi sul menu (presto avverrà in tutto il paese) e come conseguenza si sono viste porzioni ridotte e calorie decurtate, da Starbucks a IHop. da considerare anche gli sforzi della First Lady per la riduzione dell’obesità negli USA: di recente ha fatto pressione sull’Associazione Nazionale dei Ristoratori per l’introduzione di porzioni ridotte e cibo più sano in tutti i ristoranti. Segnali simili vengono dalla Coca Cola, che ha introdotto sul mercato una lattina pari ai due-terzi di quella standard.

Prodotti
Molti americani hanno l’impressione che i prodotti - dal dentifricio agli hotdog, dal sapone alle scatolette di tonno - non durino più come un tempo. L’associazione Consumer Report ha investigato sul tema, arrivando alla conclusione che le aziende hanno tagliato centimetri e tolto grammi dalle confezioni nel corso degli anni. Le riduzioni sono causate dai costi in crescita per l’energia e le materie prime. Secondo le ricerche, le confezioni si sono rimpicciolite fino al 20%. Nella lista ci sono: il detergente per i piatti, l’aranciata, il gelato, le sottilette, la carta da cucina, etc.                                                   


Meglio le botteghe specializzate
I grandi magazzini dall’offerta illimitata, come Kmart, Costco e Target, fanno parte dello scenario urbano americano e sono definiti big-box (scatoloni) per la quantità di spazio che occupano. Nonostante il successo commerciale di questi colossi, c’è una nuova generazione di consumatori, da New York a Portland, che preferisce acquistare nelle botteghe specializzate che vendono prodotti organici, articoli di nicchia o oggetti introvabili.


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