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Sepolti dai rifiuti tecnologici

Paesi poveri saccheggiati e usati come pattumiera. Italia maglia nera, va tutto in discarica. Ma finalmente qualcosa sta cambiando…

Mar 27 Set 2011 | di Maurizio Targa | Ambiente

Compri un pc e un attimo dopo esce un nuovo modello che lo fa diventare obsoleto. Il telefonino di due anni fa? Non ci gioca più neanche mio figlio. Cosa fare? La risposta più scontata è buttare via il rottame, ma le conseguenze di questo sconsiderato e purtroppo comunissimo comportamento si fanno sentire e, ad essere minacciato, più che il portafoglio, è l'ambiente. Più passa il tempo e, sebbene si lamenti ovunque una devastante crisi economica, più rifiuti elettronici produciamo: la spazzatura tecnologica generata sul pianeta dal ricambio incalzante imposto dalle nuove tecnologie ammonta a più di 40 milioni di tonnellate l’anno, una fila di camion lunga quanto metà dell’Equatore. 

Italia campione d’Europa
Negli ultimi quarant’anni il peso dei rifiuti prodotti dalle famiglie è più che raddoppiato e la tendenza è in continua crescita. L’Unione Europea, leader mondiale in questa poco edificante classifica, origina nel suo insieme 4,5 milioni di tonnellate di RAEE (Rifiuti da apparecchi elettrici ed elettronici) l’anno, una cifra cui ogni singolo cittadino comunitario contribuisce con 9 kg di scorie postmoderne. Ancora lontani i traguardi stabiliti del legislatore comunitario, che sette anni fa aveva posto l'obiettivo, al 31 dicembre 2008, di 4 kg per abitante l’anno.  L’Italia? Ovviamente sopra le media: secondo l’ISTAT generiamo rifiuti tecnologici per circa 850.000 tonnellate; siamo la maglia nera dell’Unione con una media annua di circa 14,5 kg per abitante. Inoltre solo il 7,9% dei nostri RAEE, cioè 67.000 tonnellate, vengono gestite e recuperate correttamente. Almeno il 60 per cento delle apparecchiature obsolete nel nostro Paese finisce sconsideratamente nelle normali discariche, quando non si opta per la semplice conservazione in casa.

Tesoro nascosto
Ma i Raee non sono solo un ingombrante fardello: da essi è possibile recuperare singole componenti quali metalli, plastica e vetro, da riavviare in seguito agli specifici processi di recupero e riciclaggio, alla catena di produzione. I processi di trattamento dei rifiuti di apparecchiature di illuminazione, ad esempio, consentono di recuperare quantitativi di materiali pari a circa il 90%, che possono essere reintrodotti nel mercato. In particolare il vetro costituisce il materiale con le maggiori potenzialità commerciali, potendo essere riutilizzato nel campo dell’edilizia (lane di vetro e isolanti), nel settore della vetrificazione delle piastrelle e, in futuro, anche nella produzione delle lampade. Da diversi Raee, inoltre, è possibile ottenere ferro, alluminio, rame e plastiche. Il processo di recupero di metalli preziosi, come oro o rame da componentistica di computer, comprende invece operazioni che coinvolgono agenti aggressivi, acidi che sciolgono i metalli inutili e portano a galla quelli riutilizzabili. I componenti elettronici, inizialmente triturati, vengono trattati con acido cloridrico che elimina i metalli non nobili, poi sono messi a contatto con acqua regia, una miscela di acido nitrico e acido cloridrico; infine trattati con cloro o altre sostanze e producono liquami di scarto estremamente dannosi per l’ambiente. 

Chi ci rimette? 
Lavoro sporco, insomma. E provate a indovinare chi lo fa... Da un dossier di Greenpeace emerge come i Paesi occidentali demandino quasi completamente la questione dello smaltimento dei Raee alle zone più disagiate del pianeta, e il dossier assume i contorni di un vero dramma: nei cantieri africani, denuncia l’associazione ambientalista, i rifiuti vengono trattati e bruciati a mani nude dai giovani lavoratori allo scopo di estrarre parti metalliche, principalmente alluminio e rame, che poi sono rivendute per circa 2 dollari ogni cinque chili.  E questa non è altro che la chiusura del cerchio per quello che si conferma come un endemico andazzo: i Paesi poveri – a partire dall’Africa nera – prima vengono espropriati delle loro materie prime per fabbricare tecnologia usa e getta a diletto del mondo occidentale, poi sono impiegati come pattumiera per rifiuti ingombranti e pericolosi dell’opulento primo mondo. 

A chi invio il materiale tossico?
Secondo le stime di Greenpeace, ogni anno da 20 a 50 milioni di tonnellate di materiale tossico viene inviato nel terzo mondo. Dotati di documenti di accompagnamento falsi, ogni anno migliaia e migliaia di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici vengono spediti in Africa come apparecchiature funzionanti o come aiuto a quelle popolazioni svantaggiate, nascondendo invece un traffico abietto.

La vendetta...
Oltre alle coscienze che cominciano a smuoversi portando alla luce questo scempio, è curiosa la storia narrata pochi mesi fa dalla Bbc, la Tv di Stato inglese. Tra la massa rilevante di vecchi apparecchi tv, computer, cellulari, stampanti e tante meraviglie della tecnologia che gli inglesi smaltiscono nelle discariche del Ghana e della Nigeria, accade che i bimbi africani cerchino sì di trovare metalli e componenti che valgono pochi centesimi ma, a quanto pare, anche dati sensibili dei vecchi proprietari sepolti negli hard disk dei vecchi pc. E così, gestite in loco da hacker nativi, le informazioni rendono possibile consumare qualche inaspettata truffa all’ignaro occidentale. E l'ultima frontiera sarebbe proprio quella del recupero dagli hard disk dei dati di carte di credito, conti bancari e quant'altro possa essere utile a società legate al cyber crimine.

Puoi dare una mano
Se è difficile intervenire negli inganni che le multinazionali perpetrano nei confronti delle popolazioni più svantaggiate, alcuni semplici accorgimenti possono contribuire all’inversione di tendenza all’inquinamento indiscriminato. Occorre tener presente il decreto ministeriale nr 65 del 2010, che stabilisce le novità per clienti e venditori dei negozi di elettronica: chi deve cambiare il televisore (o frigorifero, lavastoviglie, cellulare, ferro da stiro, dvd...) non dovrà più portarli a proprie spese all'isola ecologica, perché la vecchia tv sarà ritirata gratuitamente dal negozio dove si acquisterà quella nuova. Quello che fino a oggi era un servizio offerto a pagamento diventa per legge un obbligo per i negozianti, perfino per chi vende online. La spazzatura elettronica sarà poi consegnata ai consorzi di riciclo, che l'anno scorso hanno raccolto 193milioni di rifiuti speciali. Il decreto permette di recuperare anche i materiali degli apparecchi della piccola elettronica, che finora sfuggivano alla raccolta differenziata. Secondo i dati contenuti nel Rapporto Annuale RAEE 2010 in Italia sono stati raccolti correttamente nel corso dell’anno complessivamente 245.350.782 kg di rifiuti elettronici, con un aumento di oltre il 27% su base annua rispetto al 2009.

Nord più riciclone
Le realtà italiane più virtuose si trovano al nord: il Trentino Alto Adige ha raggiunto una media pro-capite di 6,92 kg, la Lombardia, con 47.101.503 kg, ha raccolto più RAEE in termini assoluti; la Valle d’Aosta e l’Emilia Romagna, infine, riescono a servire il 100% della raccolta della popolazione residente nella Regione. Ancora qualche difficoltà al centro, con una media di 3,71 Kg di RAEE per ogni abitante, nonostante spetti all’Umbria il titolo di regione più virtuosa, con 7,16 Kg, e purtroppo in forte ritardo le regioni del Sud che, nonostante un incremento medio nella raccolta (+45%), restano ancora molto sotto la media nazionale. L’esempio da seguire è la Calabria, dove in un anno si è registrato un significativo incremento, da 3.783 a 5.059 tonnellate.


LAMPADINE, EFFICIENTI MA PERICOLOSE
Il mondo dell'illuminazione sta cambiando. La lampadina inventata da Edison, quella col filamento, entro il 2016 sarà fuori commercio. Oggi si va verso il massiccio utilizzo delle lampadine ad alta efficienza, l'80 per cento delle quali viene prodotto in Cina. Efficienti lo sono, dato che consumano un quinto rispetto a quelle tradizionali, tuttavia contengono mercurio, metallo pericoloso per la salute. Per questo, in caso di rottura dell'involucro, gli esperti consigliano di allontanarsi, di non toccare i pezzi a mani nude e di aerare il locale per circa mezz'ora, dato che il mercurio è un elemento volatile e si diffonde nell'aria. Quando sono esauste, queste lampadine vanno portate all'ecocentro della propria città, che dovrebbe possedere contenitori adeguati. Oppure potranno essere consegnate ai negozi, acquistandone delle nuove come prevede il decreto «Uno contro uno». 
 


HIT PARADE DELLA TECNOLOGIA 
In base a un rapporto Istat dello scorso gennaio i beni tecnologici più diffusi risultano la televisione, presente nel 95,9% delle famiglie e il cellulare (85,5%). Seguono il videoregistratore (62%), il lettore Dvd (56,7%), il personal computer (47,8%) e il modem per l’accesso ad internet (38,8%). Hanno infine un discreto rilievo anche l’antenna parabolica (28,6%), la videocamera (26,1%), il decoder digitale terrestre (19,3%) e la consolle per videogiochi (17,5%). 
 


ORO NEL TELEFONINO
Dall'eccellenza alla catastrofe: su 100 chili di piccoli rifiuti meno del 10% viene recuperato. Eppure, i cellulari, i notebook e mille altri piccoli prodotti offrono nuovi scenari: questi apparecchi contengono metalli preziosi, come oro, argento, platino, palladio. Uno studio dell'Istituto per le tecnologie ambientali di Berlino rivela che con la tecnologia odierna i tre quarti della quantità di oro e palladio potenzialmente recuperabili finiscono per essere buttati via, persi nei filtri, oppure mischiati ad altri metalli perché i magneti che li estraggono non distinguono, ad esempio, tra oro e ferro. Riuscire a estrarre oro e platino permetterebbe un guadagno di 770 euro a tonnellata di rifiuti.


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