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Paolo Bonolis: sono me stesso

Il conduttore che odiava i Puffi č in onda con un nuovo programma

Mar 25 Ott 2011 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 11

Il suo linguaggio è sempre forbito, ama chiosare e sperimentare stilemi nuovi, stimolando la curiosità e l’attenzione in chi lo ascolta. Qualcuno lo ha definito “macchina sputa-parole”, perché ne produce davvero una quantità incredibile. Proprio lui che da piccolo soffriva di balbuzie e che ha studiato teatro e dizione per superare questa piccola impasse. Paolo Bonolis è tornato in tv, questa volta per un programma pre-serale: “Avanti un altro”, con al suo fianco l’immancabile Luca Laurenti. 

Quale attenzione verso i bambini in questo nuovo programma?
«Ogni cosa che faccio cerca sempre di avere dentro qualcosa che possa attirare i piccoli, che li possa intrigare. Luca Laurenti è un aspetto che serve più a divertire me, il bambino che è in me. In tutti i miei programmi c’è sempre stato qualcosa legato ai bambini, che credo possa piacere a loro e agli adulti».

Come nasce il sodalizio con Laurenti?
«Come tutte le sfighe! L’ho incontrato 21 anni fa. Mi ha stupito questa persona che non è né più né meno intelligente degli altri. Né più né meno furba degli altri. Né più né meno attenta degli altri. Sta solo altrove. Sta con la capoccia da un’altra parte. In un mondo che lui non conosce. E cavalcare questa sorta di destriero impossibilitato a gestirsi tra noi umani mi ha sempre divertito. Lui porta tutto quello che avrei voluto dire ed essere io, con questa inconsapevolezza alla Forrest Gump…».

Vi separerete mai?
«Prima o poi la biologia vuole che questo accada. Quando uno dei due morirà, l’altro pregherà e dirà “mannaggia è morto: vuol dire che ora toccherà anche a me”. Detto questo, non c’è motivo per separarsi anche perché non stiamo tanto insieme. Noi stiamo insieme quel poco che è il racconto televisivo. Io vivo la mia vita, lui vive la sua. E forse questa capacità di stare bene insieme è dovuta al fatto che non ci trituriamo la vita a vicenda. Ci rispettiamo nell’assoluta diversità e la diversità diventa parte integrante dei nostri dialoghi».

In questa fuga generale verso La7 hai mai pensato di andar via?
«Molta gente che scappa o che si sta solo spostando vive situazioni che hanno matrici diverse dalla tv. Non avrebbe senso la mia fuga. La mia matrice non è politica».

La tv ti ha cambiato?
«Effettivamente non ho bisogno di fare la tv per essere me stesso. La tv è una professione. Sicuramente non bisogna stravolgere se stessi per fare tv. Come dico sempre ai ragazzi: se uno stravolge se stesso, poi non ha niente da raccontare. Rimanere se stessi vuol dire poter dare quel contributo di irripetibilità e unicità che ognuno di noi avrebbe se non si omologasse al volere altrui. Questa scelta di unicità è una cosa che ho sempre fatto. Ho fatto le cose in cui credevo. Le cose che mi si confacevano nella natura e nelle possibilità. Alcune sono andate bene, altre meno bene, come è nella natura delle cose».

C’è stanchezza da parte del pubblico verso un certo tipo di massificazione?
«C’è stanchezza nei confronti del prodotto tv che, quando ero bambino io, era una lampada magica capace di affascinare. Dopo anni e anni di uso e abuso diventa un prodotto che non genera più stupore. E allora, la tv ad un certo punto per produrre stupore deve cominciare ad urlare, a strapparsi i vestiti, deve mettersi le dita nel naso. Allora ci si incuriosisce un po’ a questo. Ma vedo che i giovani sono attratti da altri mezzi di comunicazione. E questo è comprensibile. La tv ha fatto la storia culturale del nostro Paese. Avrebbe bisogno di rinnovarsi. E, invece di rinnovarsi, oggi non si fanno più i palinsesti, ma i palinsisti! Si ripete stancamente ciò che è stato di stagioni precedenti, per paura imprenditoriale, perché è preferibile andare sul certo o presunto certo piuttosto che sull’ignoto. Ma credo che nello spettacolo la creatività in qualsiasi forma di arte, se smetti di creare, rinneghi l’arte stessa nella quale stai creando, nella quale ti stai applicando. Come se un regista facesse ogni anno solo e sempre lo stesso film. Forse la prima volta è bello. La seconda piace ancora. La terza qualcuno in sala non ci va e alla quarta al regista gli menano!».

Perché mancano nuove idee in tv?
«Non essendoci la forza e la volontà da parte di molti di sviluppare idee nuove per avere garantiti i mercati di investimento, si imboccano sempre scorciatoie. La tv un tempo era pionieristica, ora coloniale. Perché ieri si sperimentava, si creavano territori nuovi e vergini e oggi, pensando di aver frequentato tutti i territori, si coltivano le patate!».

Non hai mai pensato di fare regia cinematografica?
«No! Perché non ne ho le capacità e mi piace guardare il cinema ed è giusto che lo faccia chi lo sappia fare. Come per quanto riguarda la scrittura. A me piace scrivere, però leggo molto e ogni volta che leggo mi rendo conto che la penna è meglio che la ceda a qualcun altro. Credo che ognuno debba provare a dare il meglio di sé in un ambito nel quale un po’ la sorte, un po’ le proprie capacità gli abbiano fornito la possibilità di apprendere di più, se io ho appreso qualcosa. Gli altri campi non vorrei mai che diventassero campi miei solo perché la tv mi dà una popolarità: mi troverei a incassare di più solo perché sono popolare in tv. Questo non sarebbe corretto verso chi scrive, dirige, interpreta!».

Hai cominciato con “Bim Bum Bam”.
«Ho cominciato con un programma rivoluzionario a occuparmi di bambini. Il fatto che non ci sia più tv per ragazzi è una cosa terribile e le uniche cose per ragazzi sono disperse in un fiume di altri prodotti, in orari non meglio precisati, e per lo più sono cartoni. Il bambino non ha un punto di riferimento nella realtà. Le nuove generazioni stanno abbandonando la tv e si stanno dirottando su altro. “Bim Bum Bam” era molto cattivo. Io mi ricordo che schiacciavamo i Puffi. Non li reggevo, mi erano antipatici, non mi hanno mai fatto niente di male… sarà stata una cosa di dna… comunque i bambini si divertivano, anche noi, i dirigenti di Fininvest si divertivano meno… ma poi, visti i risultati, hanno cominciato a divertirsi anche loro. Dopo tanti “Bim Bum Bam” e 5 figli ho capito che forse dovevo cominciare anche a domandarmi quale fosse il senso della vita… i figli ti danno tanto, qualcosa ti tolgono pure… Bisogna trovare un giusto equilibrio».

E allora parliamo del “Senso della Vita” in prima serata su Canale 5 la domenica: tornerete a farlo?
«No, perché qualcuno si è divertito a pensare che non è andato bene, anche se faceva il 14%, un programma che in prima serata, di quel genere, su Mediaset, è tantissimo. Poi al giornalista gli parte l’embolo e da quel momento… “Il senso della vita” potrà avere sviluppi su altri mezzi… la tv ha dei ritmi, delle necessità che stridono anche sul titolo. Un prodotto come il senso della vita non potrà mai fare il 18%. Non lo puoi confrontare con un varietà…».

Che tipo di programma fai vedere ai tuoi figli?
«Ne ho 5 di figli! In tv guardano “Spongebob”, sufficientemente stupido, profondamente ironico e terribilmente cattivo. Non ti dico cosa guarda quello di 27 anni. Poi tra femmine e maschi, la prima ha seguito prima “High school musical” e tutte le vicende. La più piccolina guarda Dora e sa già tutto. E Dora mi sta sulle palle come i Puffi, perché insegna a mia figlia quello che le dovrei insegnare io e, quando arrivo io, Dora è già arrivata…».

La spontaneità dei bambini e la tv.
«La spontaneità dei bambini non può migliorare la tv, perché ci pensa l’ipocrisia degli adulti a smorzarla. Però la spontaneità va coltivata. Per questo voglio che, prima che rivada in onda “Chi ha incastrato Peter Pan?”, devono passare un po’ di anni, perché è necessario che passi una generazione, che i bambini che hanno visto il programma crescano e ne arrivino di nuovi che non l’hanno mai visto, altrimenti ci ritroviamo in tv dei bambini che recitano un ruolo e non c’è niente di più orribile. Perché i bambini hanno diritto allo stupore e alla meraviglia. E l’ipocrisia degli uomini tende a volerli fare adulti prima possibile e a farli diventare criceti che consumano e che girano in una ruota. Voglio giocare con una generazione che ogni volta che entra nello studio tv provi stupore e che lo si legga negli occhi. Solo così il bambino può spostare l’asse delle certezze degli adulti, se non lo si piega al mercato». 

Ai giovani cosa vorresti dire?
«Non rinunciate al vostro pensiero, al vostro carattere, alla vostra personalità. Il mondo tende a farti divenire ciò che vogliono che tu sia. Se tu preservi ciò che sei, avrai qualcosa da dire». 

 


AVANTI UN ALTRO
Nato a Roma il 14 giugno del 1961, ha debuttato negli anni Ottanta in Rai conducendo il contenitore per bambini “3,2,1... contatto!”, esperienza proseguita nel 1982 su Italia 1 con “Bim Bum Bam”. Sono seguiti “I cervelloni” e le prime edizioni di “Beato tra le donne”. Su Mediaset ha condotto “Tira e molla”, “Ciao Darwin” e “Chi ha incastrato Peter Pan?”. Dopo la conduzione con Luca Laurenti di “Striscia la notizia”, è tornato in Rai con “Domenica in” e con “Affari tuoi”. Dopo la conduzione del “Festival di Sanremo” nel 2005 e nel 2009, ha ottenuto un gran successo con “Il senso della vita”. Nel 2006 è stato nel cast di “Commediasexi”. Ha 5 figli. Da settembre conduce il nuovo programma pre-serale “Avanti un altro”.


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