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Anna Moroni: dalla cucina con amore

Da Rai Uno, insieme ad “Acqua&Sapone”, per tante ricette condite di solidarietà

Mar 25 Ott 2011 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Anna Moroni, l’inseparabile maestra di cucina di Antonella Clerici nella trasmissione di Rai Uno “La prova del Cuoco”, è proprio come te l’aspetti. Anzi, è molto di più. Ci accoglie sorridente nel suo appartamento romano, mentre grattugia il pane raffermo nella sua grande cucina.

Signora Moroni, non capita tutti i giorni di incontrare un personaggio della tv così disponibile e solare! 
«Sono una donna semplice ed ho fatto quasi sempre la casalinga, soprattutto per essere vicina a miei tre figli. Anche oggi ho spesso il desiderio di lasciare la tv per seguire i miei sei nipoti, ma poi sono già nove anni che decido di continuare».

Cosa significa per lei partecipare da così tanto tempo ad una trasmissione quotidiana di grande successo?
«Provo una grande soddisfazione quando molte ragazze che incontro per strada mi dicono di aver imparato a cucinare con i consigli che fornisco in trasmissione: la maggior parte di loro sono figlie di mamme sessantottine e di famiglie disgregate che non gli hanno insegnato quasi nulla. Però, penso soprattutto alle tante persone sole, malate e sofferenti che hanno la tv come compagnia: nel mio piccolo, sento la responsabilità e il dovere di portare ogni giorno, oltre alle ricette, anche una testimonianza di onestà e di rispetto per gli altri».

Da dove nasce la sua passione per la cucina?
«Avevo due sorelle più grandi e aiutavo sempre mia madre in casa. è così che mi sono appassionata alla cucina, ma molti segreti li ho imparati da mia zia Clementina di Gubbio, dove i miei genitori mi mandarono durante la guerra per sopravvivere alla fame e dove ho trascorso anche molte estati: a nove anni, con una mia cuginetta, preparavo i pasti per i mietitori del paese! Anche mio marito Tonino l'ho conquistato con una ricetta speciale: quando l’ho conosciuto, avevo diciassette anni e gli preparavo un dolce tradizionale chiamato "Le Dita degli Apostoli"».

Com'è approdata in televisione?
«Casualmente. Quando i miei figli sono diventati grandi, ho cominciato a dedicarmi ai miei hobby preferiti e, dopo vari corsi, ho aperto una scuola di cucina con la quale collaboravo ad una trasmissione di Maria Teresa Ruta. Un giorno conobbi Antonella e, dopo un provino, iniziò l’avventura a “La prova del cuoco”».

Com’è il suo rapporto con Antonella Clerici?
«Ottimo, c’è stima reciproca e con il tempo siamo diventate amiche. Mi dispiace solo che anche lei sta rischiando di cadere nella trappola dell’auditel. Si dà troppa importanza ai dati di ascolto, che finiscono per condizionare pesantemente i programmi che vanno in onda».

Che cosa pensa dell’attuale programmazione televisiva?
«Sono dispiaciuta del continuo abbassamento della qualità dei programmi televisivi. Mi meraviglio che la Rai mandi in onda certe trasmissioni, soprattutto pomeridiane, nelle quali c’è un indegno accanimento sulle storie di cronaca nera. Oppure, com’è possibile trasmettere programmi come quelli di Maria De Filippi che spesso speculano sulle disgrazie degli altri? Purtroppo il pubblico, probabilmente assuefatto al peggio, continua a guardare queste trasmissioni. Mi chiedo, però, dove sia finita la dignità, se ci sono persone, come ad esempio Barbara D’Urso o altre, che sono disposte a tutto per aumentare gli ascolti».

Come mai la qualità televisiva è così scaduta? 
«È necessario fare spazio ad artisti giovani, ma una delle cause principali è la mancanza di autori validi. Sempre più spesso i programmi sono copiati uno dall’altro: basta guardare come quasi tutti i canali abbiano imitato anche la nostra trasmissione. Inoltre, molti autori e personaggi dello spettacolo conducono esistenze disordinate e piene di compromessi: inevitabilmente trasferiscono le loro sofferenze nel lavoro. Il risultato è che, soprattutto le nuove generazioni o le persone semplici che vivono nei piccoli paesi sono disturbate dalla televisione, dalla quale dovrebbero invece ricevere degli stimoli utili e il rafforzamento di valori positivi».

Dove sta andando il nostro Paese?
«C’è un egoismo sfrenato e basta guardarsi intorno per accorgersi di quanta sofferenza c’è tra la gente: la depressione è atroce e colpisce sempre più persone, così come molte malattie, compreso il cancro, che spesso esplodono in seguito a un dispiacere o un malessere profondo. D’altronde, siamo ridotti così soprattutto perché è quasi scomparsa la famiglia, che è il fulcro di ogni società. Per esempio, nelle nostre case, quanti mangiano ancora insieme o si concedono del tempo per parlare? Io amo molto i bambini e mi sento male nel pensare quanto soffrono per le frequentissime separazioni dei genitori che, per compensazione, li riempiono di giocattoli, vestiti e cibo!».

Cosa vuol dire per lei dare precedenza all’anima?
«Significa essere me stessa senza ipocrisia e falsità, senza calpestare gli altri, vivendo nella pace e… dormendo serenamente la notte! Ringrazio Dio di essere una donna molto fortunata, per la mia ottima salute ed anche per il mio carattere sempre gioviale e vivace». 

Come vive la sua spiritualità?
«Sono sempre stata cattolica e, anche se non seguo la vita parrocchiale, quando passo davanti ad una chiesa entro e mi metto a pregare. Quando i miei figli erano piccoli, ogni domenica andavamo a messa in una differente basilica romana, anche per insegnargli ad apprezzare l’incredibile ricchezza artistica della Capitale. È indispensabile conoscere e coltivare la propria identità profonda: ogni sera mi chiedo se durante la giornata appena trascorsa ho rispettato me stessa, gli altri e Dio».

Quanto è importante per lei la preghiera?
«Ognuno di noi deve avere un punto di riferimento. Per me sono indispensabili la relazione con Dio e il sostegno della Madonna: anche perché, come avrei fatto ad affrontare e superare i drammi della mia esistenza? Per pregare preferisco stare da sola e non mi trovo a mio agio nei grandi santuari pieni di folla. Soprattutto, credo che la vera preghiera sia amare chi soffre, a cominciare dai bambini: cerco sempre di aiutare chi ha bisogno e, quando posso, vado nelle comunità che assistono i malati. Le cose piccole diventano grandi se fatte con amore e ci aiutano a scoprire quanti doni abbiamo ricevuto».

 

 


LA CRISI ENTRA IN CUCINA
«Bisogna rieducare le persone alla vita semplice di una volta, facendo attenzione al risparmio ed evitando lo spreco. Questa crisi che stiamo vivendo, che ha radici soprattutto morali, ci costringerà a tornare alle cose più sane e autentiche. Cucinare è un'arte, ma mi sembra che ce ne siamo quasi dimenticati: utilizziamo troppi piatti pronti a causa di un’eccessiva  pigrizia mascherata da mancanza di tempo. Quando vado al supermercato, rimango impressionata dai carrelli delle famiglie pieni di alimenti inutili o dannosi, che spesso finiscono nell’immondizia perché scaduti o marciti. La pubblicità alimenta un consumismo sfrenato e fa credere cose assurde...». Ecco qualche consiglio: «Per lavare i piatti potremmo usare l’acqua di cottura della pasta naturalmente piena di amido, senza inquinare i fiumi con litri di detersivo. è inaccettabile la grande quantità di pane che si getta ogni giorno: facciamo un piccolo sforzo e grattugiamolo. Evitiamo di comprare le costosissime insalate e verdure già lavate. Divertiamoci a fare la pasta frolla: ci vogliono due minuti, è molto più buona e salutare di quella industriale».

 


RICETTE & SOLIDARIETÀ
Ha scritto vari libri di ricette con la Clerici, mentre ne ha da poco pubblicato uno da sola “Il Mio libro di cucina” (Rizzoli). Da questo mese scrive una rubrica sul nostro mensile: «Sono felicissima di collaborare con “Acqua&Sapone”, un mensile molto bello e pulito: ormai sembra straordinario fare qualcosa di umano! Meno male che esiste una rivista così, perché siamo costretti a leggere pubblicazioni piene di negatività e gossip. Ogni mese presenterò un prodotto alimentare ed una ricetta per aiutare a mangiare in modo sano ed economico. Però mi auguro anche di partecipare allo spirito di solidarietà che anima questo mensile: da qualche anno sto facendo la bellissima esperienza dell’adozione a distanza con Italia Solidale onlus. Se non amiamo, siamo nulla e insieme ad “Acqua&Sapone” spero di salvare tanti altri bambini sofferenti».


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