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La violenza a cosa serve?

Non sono contraria ad un po’ di polso nell’educare i figli... ma gli schiaffi no!

Mar 25 Ott 2011 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Se esiste un record di capricci, il mio piccolo angelo pestifero l’ha superato in un caldo pomeriggio di fine della scorsa estate. Per la prima volta sono andata veramente vicina, molto vicina, a sganciare uno sculaccione sul suo immacolato e ben imbottito sederino. A fermarmi è intervenuto come un lampo un’immagine vista lo scorso agosto in spiaggia: un papà che picchiava una bambina di una decina d’anni, colpendola sulla testa. Non so quanto fossero forti quelle botte. Sta di fatto che la scena nel suo complesso irradiava un alone di violenza che mi ha trafitto il cervello, mi ha davvero creato un disagio fisico: la sproporzione di forze tra il padre e la bimba, i volti che avvampano per la rabbia (di lui) e la paura e l’avvilimento (di lei). Quelle urla, quel pianto, il suono di uno schiaffo sono scene di fronte alle quali trent’anni fa non ci saremmo scomposti più di tanto. Personalmente non posso lamentarmi: i miei hanno usato ben poco le punizioni corporali con me. Ma di certo il ceffone era una pratica educativa molto usata quando io ero una bambina.
Ora che sono madre, mi riesce difficile, quasi insopportabile guardare un genitore che picchia un figlio. E non sono certo l’unica: alzare le mani sui bambini è una pratica scomparsa da tempo nelle scuole e anche nelle famiglie, casi patologici a parte, è un sistema che riscuote sempre meno consenso e, al contrario, sempre più spesso genera fastidio in chi assiste a scene come quella che è capitata di vedere a me.
E penso proprio che sia giusto così. Non si trova più uno straccio di educatore che abbia il coraggio di sostenere che picchiare i figli serva a qualcosa. Gli psicologi dicono che le botte scatenano nei bambini una reazione di paura che blocca la loro capacità di apprendere. Oltre al fatto che la violenza del genitore è sempre un cattivo esempio. Certo, spingersi a dire che uno sculaccione trasformerà un bimbo in un adulto violento, come dicono alcuni esperti, mi sembra davvero eccessivo. Nonostante questo, sono rimasto piuttosto colpita dal caso di quel padre, un consigliere comunale di un paese della Puglia, che quest’estate è stato addirittura arrestato in Svezia per aver usato modi un po’ rudi col figlio di dodici anni in strada. Se non altro perché mi pare che un’ingerenza così forte dello Stato nell’educazione dei bambini si giustifica solo di fronte a violazioni serie delle regole sui rapporti familiari. Negli Stati nordici non è ammesso alcun tipo di violenza, anche minima: anche uno scappellotto viene considerato una molestia inammissibile.
Forse un giorno ci arriveremo anche noi. Chi mi legge abitualmente sa che non sono contraria a un po’ di polso nell’educare i bimbi. Ma, guardando dentro di me, ho capito una cosa:  è raro che lo sculaccione venga dato per insegnare qualcosa al bambino. Nella maggior parte dei casi, credo che la molla sia la peggiore, la più diseducativa: la frustrazione che proviamo noi genitori in certi momenti.                       


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