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L’acqua l’ultimo tradimento degli italiani

Dopo il voto del 12 giugno bisognava cambiare il sistema di gestione delle risorse idriche. Ma la volontà popolare è stata dimenticata ancora una volta

Mar 25 Ott 2011 | di Armando Marino | Acqua

L’ultimo tradimento degli italiani nasce dall’acqua. Quel prezioso liquido così esaltato da mesi di campagna pro e contro il referendum e così dimenticato a distanza di qualche altro mese dal voto. Eppure il raggiungimento del quorum nella consultazione sulla gestione delle risorse idriche era stato salutato come un fatto epocale. Per carità è vero: il Paese ha dovuto far fronte a tante grane non da poco in questi ultimi mesi, ma è possibile che passato il voto del 12-13 giugno non si senta più dire una parola sulla questione dell’acqua? Uno dei due quesiti prevedeva l’abolizione del ricarico fisso del 7 per cento sugli investimenti effettuati dai gestori. Dopo il voto, il governo avrebbe dovuto creare un nuovo meccanismo di regolamentazione delle tariffe dell’acqua per sostituire quello abrogato dal referendum, ma non si è visto nulla. Non solo: prima della consultazione, il governo aveva abolito gli ato, le autorità locali che controllano la gestione dell’acqua, per istituire un’autorità centrale. Che ovviamente ancora non si è vista. Per colmo della beffa, molti enti locali stanno ricreando gli ato con nomi nuovi per coprire questo periodo di vuoto di regolamentazione. Tutte duplicazioni e sprechi che, c’è da scommetterci, non spariranno facilmente quando finalmente arriverà l’autorità centrale. La verità è che il referendum da parti opposte è stato strumentalizzato come voto pro o contro il governo: terminato questo suo scopo politico, è calato l’interesse.
Ma dovremmo esserci abituati: un referendum cancellò i ministeri dell’Agricoltura e del Turismo. E questi sono risorti dalle loro ceneri. Un altro referendum abrogò il finanziamento pubblico ai partiti. E questo è rinato, moltiplicato, sotto forma di rimborsi elettorali ai partiti. Certo, il meccanismo del referendum potrebbe essere migliorato, magari introducendo una forma di referendum propositivo, non solo abrogativo, condizionato alla raccolta di un maggior numero di firme. Ma resta un grande strumento di democrazia diretta che sulla carta nobilita la politica e rilancia la partecipazione democratica. E forse è proprio per questo che viene così snobbato dalla nostra classe dirigente. Il tradimento della volontà popolare è forse il segnale più evidente che ormai i nostri politici sono alla frutta, sideralmente lontani dai problemi reali del Paese. E’ l’unico modo di spiegare come mai quest’estate abbiamo assistito al tragicomico spettacolo di un governo che, già indossando ciabatte e costume, annuncia che va tutto bene e possiamo andare in ferie tranquilli e dopo due giorni torna in Parlamento per dire che bisogna saltare le ferie e varare provvedimenti di emergenza, perché siamo sull’orlo del baratro. Si vede che due giorni prima indossavano gli occhialetti da abbronzatura e non avevano visto il baratro. Ma non c’è nulla da ridere.              


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