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La casta stampata mangiasoldi

Ogni anno centinaia di milioni di euro nelle tasche di editori “amici” dei politici

Mar 25 Ott 2011 | di Stefano Carugno | Media

Lo Stato Italiano non ha soldi e taglia. Taglia su pensioni, stipendi, sanità, aiuti sociali, sicurezza: taglia su tutto, ma non sui contributi per l’editoria. Ogni anno centinaia di milioni di euro (nostri) vanno nelle tasche di pochi editori, di destra e di sinistra, laici e cattolici, padani e persino stranieri, l’mportante è che siano “amici” di qualche politico. Così anche quest’anno tutti noi pagheremo una parte di tasse per finanziare giornali che non leggeremo mai. Assurdo: Acqua&Sapone lo leggi e non lo paghi, queste testate invece le paghi e non le leggi!

IL PAESE DEI FURBI
Per questi editori, sovvenzionati da noi, il rischio d’impresa non esiste, lo Stato gli rimborsa fino anche al 60% dei costi. Sono testate giornalistiche che senza cospicui e continui aiuti non reggerebbero mai il mercato. E a questi soldi bisogna poi aggiungere quelli elargiti indirettamente: pagine pubblicitarie per centinaia di milioni di euro vengono comprate su questi giornali da enti e società controllate dalla politica o che dai politici devono avere determinati favori. Giornali e giornalisti perdono così ogni autonomia e il loro fine diventa urlare “informazione di parte”, l’una contro l’altra, l’importante è alzare i toni in modo da confondere i lettori, farli diventare “tifosi”,  allontanarli da scomode verità. Il nostro paese è un esempio unico di commistione tra politica, affari e informazione, così le lobby, legate ai partiti, riescono ad esercitare un controllo totale.

STAMPA: LA LIBERTA' NEGATA
L’Istituto statunitense Freedom House da anni stila la classifica dei paesi dove la stampa è più libera. E da anni l’Italia è sempre inserita tra i paesi a “parziale libertà” di stampa, equiparata a molte nazioni africane. In Italia la libertà di stampa è un diritto costituzionle, ma il vero problema è che non esiste la libertà “della” stampa: i cittadini non hanno la possibilità di conoscere come stanno davvero i fatti e farsi quindi un’opinione propria. Tutto il sistema democratico viene così stravolto e i risultati sono sotto gli occhi di tutti noi.

I GRANDI PROFESSIONISTI DEL CONTRIBUTO PUBBLICO
Guardando la classifica dei giornali più finanziati appare subito evidente che sono proprio quelli che si riempiono la bocca di parole come libertà, giustizia, democrazia. Mancano nella classifica dei più finanziati i giornali Libero e Il Riformista, che negli anni precedenti erano tra i primissimi posti per soldi “succhiati”. Le due testate, entrambe ricollegabili al senatore Antonio Angelucci, dovranno restituire i circa 43 milioni di euro di contributi percepiti negli anni 2006-2010, per aver omesso informazioni relative al loro assetto societario.
Altro senatore legato alle provvidenze per l’editoria è Giuseppe Ciarrapico, editore di alcune testate diffuse nel centro Italia: secondo la Corte dei Conti avrebbe percepito indebitamente 45 milioni di euro di contributi pubblici per l'editoria. 

SOLDI (NOSTRI) PER TUTTI
Quest’anno la medaglia d’oro come la testata meno indipendente va a L’Unità, giornale famoso anche per aver stipendiato profumatamente giornalisti che scrivevano 1 articolo ogni 2 mesi. Nemmeno La Padania disdegna i circa 3 milioni e mezzo di euro che arrivano da “Roma ladrona”. Così come Il Foglio di Giuliano Ferrara, un vero gioiello in fatto di legami tra politica e informazione. Solo 2 milioni e mezzo di euro invece per l’ormai famoso Valter Lavitola e il suo L’Avanti. Niente male anche i comunisti de Il Manifesto a cui sono andati più di 3,7 milioni di euro
Tra le varie testate finanziate degne di cronaca, non fosse altro che per l'originalità, troviamo anche Romanista (giornale che parla della Roma calcio), Chitarre, Motocross, Mare e Monti, Sabato sera, Corriere canadese, Primorsky Dnevnik (quasi 3 milioni di euro), Suono Stereo Hi fi,  Distribuzione carburanti, Car audio e Fm, Buddismo e società,  Lampade viventi nella Chiesa, Italia ornitologica. Tutti giornali che paghiamo anche noi.                  

 

 


I danni dei contributi per l’editoria

• Hanno incoraggiato un’economia drogata di aziende editoriali incapaci di sostenersi senza continue iniezioni di denaro pubblico.

• Hanno creato una diseguaglianza tra concorrenti, sovvenzionando gli editori legati ai politici. 

• Hanno ridotto la libertà di espressione dei giornalisti. 

• Hanno allontanato l’attenzione dei lettori dai veri problemi.

• Hanno diminuito la possibilità del cittadino di avere un’informazione corretta.





    


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