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Dieci anni di euro

Nelle nostre tasche da fine 2001, più odiato che amato, oggi un’indagine lo scagiona: non ha impoverito gli italiani!

Mar 01 Nov 2011 | di Maurizio Targa | Soldi

Il verdetto è quello che non t’aspetti, perché contrasta con una credenza molto diffusa: l’euro è innocente. Non è vero che la moneta unica ha rappresentato un salasso per gli italiani, impoverendone inesorabilmente le tasche. La foto, scattata da Altroconsumo per il decimo compleanno della moneta unica, mostra sì gli italiani economicamente indeboliti rispetto al 2001-2002, ma scagiona clamorosamente il tanto vituperato nuovo conio dall’accusa di aver causato il prosciugamento dei portafogli tricolori. Questo il bilancio stilato dall’associazione attraverso un'analisi di prezzi e tariffe nel decennio appena trascorso; a fronte di un aumento medio dei prezzi al consumo del 21% c'è stata un'evoluzione più lenta nella crescita dei redditi pro capite (+14%) e una conseguente riduzione del potere d'acquisto: -7%. I comportamenti di spesa sono stati influenzati dal cammino lento e costante dell'inflazione, dagli aumenti di prezzo di cereali e derivati, con la dinamica speculativa che ne è seguita, dai picchi dei rincari in settori nevralgici per il bilancio familiare come i trasporti, le bollette, bevande alcoliche, tabacchi e assicurazioni. Ma, come sottolinea l'analisi dell'associazione dei consumatori, non è stato il passaggio all'euro a determinare gli incrementi di maggiore portata: la crescita di prezzi e tariffe è stata condizionata soprattutto dagli ostacoli alla concorrenza e dall'inefficienza industriale. Non a caso c'è stato un abbassamento dei prezzi proprio in quei settori rimodellati con le liberalizzazioni e ci sono state significative riduzioni proprio laddove si è deciso di aprire alla concorrenza, scegliendo forme distributive alternative come nei prodotti farmaceutici, che fanno registrare un -28% rispetto ai prezzi del 2001 e, in forma ancor maggiore, nei prodotti tecnologici, ulteriore riprova di come sia virtuoso per mercato e consumatori azzerare le barriere protezionistiche.

Per arrivare a questa affermazione finale, l’analisi ha preso in esame la spesa che ogni cittadino deve affrontare e l'ha confrontata con un'altra, identica ricerca che Altroconsumo aveva svolto nel 2001. Ecco nel dettaglio cosa è venuto fuori.

Pane, pizza e caffè
La crescita dell'inflazione (l'indicatore che calcola il costo della vita in base all'aumento dei prezzi al consumo) è stata in media del 2,3% annuo: i prezzi, dunque, in dieci anni sono cresciuti di quasi un quarto. Il percorso è stato abbastanza lineare con eccezione del biennio 2007/08, quello immediatamente a ridosso della crisi globale, quando sui generi alimentari e sull'energia si scaricarono i rincari improvvisi di cereali e petrolio. Effetti che la speculazione ha fatto diventare permanenti anche a crisi del grano conclusa: la prova è nel prezzo della farina, del pane ed altri derivati dei cereali, cresciuto in linea con l'inflazione fino al 2007 e protagonisti poi di un balzo in avanti non più recuperato, chiudendo il decennio targato euro con una crescita globale del +47% (+33% per il solo pane), nettamente superiore rispetto all'inflazione. La speculazione si nota di più confrontando gli indicatori dei farinacei rispetto agli altri generi alimentari, il cui aumento è stato invece quasi in linea (+25,3%) con l'inflazione.  Per altri prodotti i dati vanno poi contestualizzati: se è vero che il caffè è aumentato del 35% a Roma e del 18,5% a Milano, è altresì vero che la “tazzulella” a Milano è passata da 0,84 centesimi a un euro, mentre a Roma da 0,63 centesimi agli 0,85 odierni. Il maggiore incremento sulla pizza, invece, si è registrato a Bari (+45,2%), mentre il minore a Roma (+20,2%); oggi, però, sempre secondo Altroconsumo, a Bari la pizza continua a costare la metà rispetto a Roma: tre euro contro sei.

Sì, viaggiare… e pagare!
Sui trasporti in genere, l'indagine di Altroconsumo evidenzia come il settore, malgrado pulluli di offerte low cost, sia uno di quelli dove i rincari sono stati più anormali: +147% per le navi, +61% per gli aerei, +46% sui treni e +34% per i taxi. Se si guarda al trasporto pubblico urbano, invece, l'entrata in vigore dei biglietti a 1,50 euro fa di Milano e Genova le città dei maggiori aumenti (+94%), considerato che nel 2001 la corsa costava 1.500 lire. Velo pietoso anche sulla benzina: dall’euro e pochi spicci per un litro di verde nel 2001 è passata a circa 1,6 (+54%). In tutto ciò hanno inciso le vicende del petrolio, ma indubbiamente anche le speculazioni via via attuate all'ombra del barile. Quanto ai premi Rcauto, i costi sono cresciuti enormemente in città come Napoli (+122%) e Palermo (+77%), mentre a Roma è balzata del 136% in dieci anni la spesa per assicurare moto e motorini.

Le note liete
Come detto, le buone notizie vanno ricercate nel tecnologico: in picchiata i prezzi di prodotti come macchine fotografiche (-41%), computer (-64%), telefonini (-73%). Altro settore in cui la spesa è cresciuta meno rispetto a 10 anni fa è quello dell'abbigliamento e calzature (+17,9%), dell'arredamento (+20,5%), le spese per il tempo libero e la cultura (+10,9%) e soprattutto nel settore sanitario (+2,8%). Sopra la media è stato invece l'aumento dei prezzi per l'istruzione (+26,5%) e per i servizi ricettivi e di ristorazione (+28,9%). In un focus su alberghi, bar e ristoranti, l'indagine rileva poi che, mentre una notte in hotel è salita dal 2001 solo del 17%, le consumazioni in bar e ristoranti nelle grandi città sono salite mediamente di 33 punti percentuale.

Una questione di “testa” 
Noi la colpa la diamo all’euro. La maggior parte degli economisti sostiene invece che senza l'introduzione della moneta unica l'economia italiana avrebbe rischiato di sprofondare, soprattutto sotto il peso dell'enorme mole del debito pubblico e della crescita dei tassi di interesse negli anni '90. Eppure, ancora oggi, i consumatori tricolori sono divisi: c'è chi pensa che col nuovo conio i vantaggi in termini economici siano stati maggiori rispetto agli svantaggi e chi invece continua a pensare che l'euro sia stata una ghigliottina per il potere d'acquisto dell’italiano medio. L’insospettabilmente nutrita frangia degli eurodifensori sostiene invece che sia stato tutto un iniziale problema di testa: quando si trattava di mettere a paragone i prezzi dei prodotti e servizi in euro, i consumatori avevano meno punti di riferimento per orientarsi e, se sugli scaffali di un supermercato erano esposti ad esempio due detersivi, uno al costo di 3 euro e l'altro al costo di 3,95 euro, i clienti intenzionati ad acquistare quello di maggior qualità compravano d'impulso la confezione più cara, senza porre attenzione al fatto che la variazione di prezzo tra un prodotto e l'altro era di oltre il 30%. Pochi anni prima, quando l'euro non circolava, a parità di prezzo quei prodotti sarebbero costati rispettivamente 5.800 e 7.650 lire.          

 


Boom di falsi: ecco come riconoscerli

Il rischio di vedersi appioppato un euro tarocco è il medesimo che correvamo con le lire? Non proprio. La situazione è molto più pericolosa e ogni anno ne vengono ritirate circa 800mila in Europa. Come fare per evitare questo increscioso inconveniente? 

Tatto
La carta deve essere di puro cotone, un po' rigida e non deve avere un aspetto cerato. L'immagine principale deve essere leggermente in rilievo: ce ne possiamo accorgere sfiorandola con i polpastrelli. 

Vista
Fate attenzione alla filigrana: la si può osservare guardando le banconote in controluce. Inoltre i segni stampati negli angoli superiori su entrambi i lati di essa si combinano perfettamente e creano il numero che dà il valore. La cifra è visibile anche se teniamo il biglietto in controluce. Con questo metodo si vede anche il filo di sicurezza, che appare ai nostri occhi come una striscia nera.

Micro-scritte
Per essere proprio certi dell'autenticità, su ogni banconota ci sono iscrizioni piccolissime. Quelle da 0,8 millimetri sono visibili a occhio nudo, mentre per quelle da 0,2 millimetri serve una lente di ingrandimento. In entrambi i casi, i caratteri devono essere nitidi e non sfocati.

5, 10 e 20 euro
Questi biglietti hanno un'immagine sulla striscia olografica, visibile se muoviamo la banconota. Su queste banconote si vede anche una striscia brillante dorata sul retro, che reca il valore numerico e il simbolo dell'euro. Nella striscia olografica, in controluce, si vede anche il simbolo dell'euro ricreato da tante minuscole perforazioni.

Cosa fare?
Andate in una banca o in un ufficio postale. L'impiegato ha il dovere di ritirare la banconota dalla circolazione, se la ritiene falsa, oltre a farne una copia e a scrivere un verbale. Se dopo il controllo della Banca d'Italia la banconota risulterà falsa, sarà ritirata senza essere rimborsata, cosa che avviene se invece l'impiegato della banca o delle Poste era in errore.


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