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I bambini al centro

Tra difficoltà burocratiche ed affettive, ecco l’iter di due aspiranti genitori: a tu per tu con l’Avvocato Maccaroni in prima linea in difesa dei minori

Mar 01 Nov 2011 | di Angela Iantosca | Bambini

Famiglia: “insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune”. È quanto si legge all’articolo 4 del d.p.r. 30 maggio 1989. 

Ma cosa intendiamo noi per famiglia? La famiglia è chi ti salva, chi ti accoglie, chi ti ama, è il miracolo di una nuova vita portata in grembo, ma anche il miracolo di una vita che comincia a far parte della nostra. In Italia sono poco più di 30.000 i bambini e gli adolescenti che vivono fuori dalla famiglia d'origine, tra famiglie affidatarie e servizi residenziali. (Fonte Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione con le Regioni e le Province autonome e realizzato dal Centro nazionale). Una realtà questa in continua espansione: basta pensare che, rispetto al 1999, gli affidamenti familiari (intesi come affidamenti per almeno cinque notti alla settimana) sono aumentati del 49%.

STORIA DI UN’ADOZIONE SPECIALE
Giuseppe e Claudio sono due bambini qualunque. Non si conoscono, ma la vita ha deciso di farli incontrare e crescere insieme… “come fratelli”. Si sono “riconosciuti” per strada, si sono aiutati in un momento di difficoltà e hanno letto nei loro cuori delle affinità elettive. Quella di Giuseppe e Claudio è una storia di fantasia, ma, in realtà, è una delle tante storie con le quali si viene quotidianamente a confrontare l’avvocato Maccaroni che ha deciso di dar voce al suo lavoro trasformandolo in scrittura. 

«Ad aprile ho pubblicato il mio secondo romanzo, “Come fratelli - storia di un’adozione speciale”, edito da Palombi - spiega Maccaroni, Presidente dell'Avvocatura italiana per i diritti delle famiglie, docente di diritto di famiglia e minorile e componente della Commissione famiglia e minori dell'Ordine degli Avvocati di Roma -: una storia di fantasia che, prendendo spunto nel titolo dal mio lavoro, in realtà vuole raccontare una amicizia particolare tra due ragazzi non ugualmente fortunati. Nel libro parlo dell’adozione proprio per farne capire le difficoltà e anche per affrontare la questione delle case famiglia».

Cosa si intende per affido?
«Per affido intendiamo non solo l’affido pre-adottivo, volto alla dichiarazione di adozione del minore, ma anche l’affido temporaneo, istituto previsto dalla legge (legge 28 marzo 2001 n° 149 – ndr), che consente non solo alle coppie ma anche ai single di tenere con loro, per un periodo  di tempo determinato, i minori i cui genitori versano momentaneamente in difficoltà».

Quali problematiche?
«Il problema dell’affido temporaneo, ma anche di quello pre-adottivo, a cui per varie ragioni, non segue la pronuncia di adozione, è che alla fine si creano dei legami molto forti fra il bambino e coloro che lo hanno in affidamento che poi, inevitabilmente, vengono scissi. In particolare ciò avviene maggiormente per l’affido temporaneo che, a differenza di quello pre-adottivo, non può portare mai alla adozione del minore».

Quale è la situazione italiana riguardo all’affido familiare e l’adozione?
«Abbiamo una buona legge, in vigore da 10 anni, la legge 28 marzo 2001 n° 149, che riguarda l’affido e le adozioni, ma indubbiamente, come molte leggi, può essere migliorata. A tal proposito, propongo che venga istituito un Osservatorio sulle case famiglia, cioè un organismo preposto a controllare le case famiglia sul territorio e ad aiutarle in caso di difficoltà, considerando il ruolo importante che svolgono tali istituti nel procedimento adozionale. La finalità principale che si riuscirebbe a perseguire mediante tale organismo riguarderebbe il fatto che i bambini possano soggiornare il minore tempo possibile dentro le case famiglia e riescano a trovare in poco tempo genitori che li prendano in adozione. L’Osservatorio fungerebbe così da garante della procedura che riguarda l’adozione nazionale, cercando di controllare che tale procedura si svolga regolarmente e nel minore tempo possibile e segnalando le situazioni anomale agli enti preposti ad intervenire. Questo organismo, poi, che potrebbe essere anche un valido punto di riferimento per le persone che intendono adottare e per ogni questione legata all’adozione, dovrebbe essere istituito sia a livello nazionale che regionale. Questo è uno dei più importanti obiettivi». 

Secondo obiettivo?
«Il secondo punto riguarda il ruolo di noi avvocati. L’attuale legge ci consente di intervenire poco nel settore delle adozioni. In particolare il nostro ruolo è troppo marginale per quanto riguarda la coppia che aspira all’adozione. Il più delle volte, gli aspiranti genitori presentano domanda di adozione da soli e incontrano difficoltà oggettive. Avrebbero bisogno di un avvocato che li segua per tutta la procedura e che possa intervenire a favore della coppia presentando memorie, istanze e ricorsi. Dovremmo potenziare questo ruolo. In  tal modo anche l’avvocato potrebbe fungere da garante della procedura adozionale. Si dovrebbe poi creare una banca dati sulle adozioni, che contenga i nominativi delle famiglie idonee e dei bambini adottabili in tutto il territorio italiano».

E infine?
«Far sì che la procedura adozionale prevista dalla legge del 2001 possa essere rivista, in modo da accorciarne i tempi, potendo intervenire per sanare difficoltà e carenze che si verificano da parte dei soggetti preposti (Tribunale, servizi sociali...). Quando tali soggetti o non adempiono nei tempi prescritti dalla legge o non intervengono correttamente, inoltre, non sono previste sanzioni...».

Per quale motivo si predilige l’adozione all’estero?
«Normalmente si presentano entrambe le domande: nazionali e internazionali. Qualcuno sostiene che funzionerebbe meglio l’adozione internazionale perché c’è carenza di bambini italiani. Ma questo non è esatto. I bambini ci sono, ma spesso non c’è la possibilità di portare a termine con successo l’iter adozionale. è vero che le domande sono di più dell’offerta, ma nell’adozione internazionale c’è almeno l’intermediazione degli enti autorizzati, mentre in quella nazionale, come detto, non vi sono soggetti o enti che aiutano la coppia a portare a compimento la procedura».

Come è il quadro generale?
«Il quadro non può definirsi deprimente, ma può essere migliorato. Sicuramente bisogna ricordare lo spirito della legge, che è quello di aiutare la famiglia di origine, cercando di eliminare gli ostacoli che incontra sul suo cammino e solo come estrema ratio bisogna pensare all’affido e all’adozione. È sempre auspicabile che il bambino rimanga nella famiglia di origine. Inoltre i bambini dovrebbero soggiornare il minor tempo possibile nelle case famiglia. La legge dovrebbe consentire anche ai single di poter avere un bambino in adozione, perché di fronte alla possibilità che i bambini crescano dentro un istituto, è preferibile che abbiano almeno un genitore che si prenda cura di loro».                                                      

 

 


DISCIPLINA DELL’ADOZIONE E DELL’AFFIDAMENTO DEI MINORI
L’affidamento familiare è un intervento “a termine”, di aiuto e sostegno, che si attua per sopperire al disagio o alla difficoltà di un bambino e della sua famiglia che, temporaneamente, non è in grado di occuparsi delle sue necessità affettive, accuditive ed educative. È previsto e regolato dalla legge n. 184/1993, “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”, modificata con la legge n. 149/2001, “Diritto del minore ad una famiglia”, che prevede il diritto del minore a crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia. Quando si parla di affido ci si riferisce a quei casi in cui le difficoltà dei genitori sono provvisorie e rimediabili: la famiglia affidataria non si sostituisce alla famiglia d’origine ma l’affianca.

Chi può diventare affidatario
Un minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo può essere affidato a parenti, ad un’altra famiglia  con o senza figli (coppie sposate o conviventi), a una persona singola o a una comunità di tipo familiare che gli assicuri il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno. La legge nazionale prevede misure di sostegno economico alla famiglia affidataria.

Chi può adottare 
Con la 149 sono state apportate alcune modifiche: è stata innalzata l’età che deve intercorrere tra i genitori e l’adottato (da 40 a 45); è stata trasformata la procedura di adottabilità che ora avviene con sentenza e maggiore rispetto del contraddittorio fra le parti; è stata creata una banca dati elettronica nazionale presso il Ministero della Giustizia per agevolare l’abbinamento fra minorenni abbandonati e coppie aspiranti; è stato ritenuto sufficiente il solo matrimonio fra gli stessi aspiranti genitori (prima era necessaria anche una convivenza di almeno tre anni dopo il matrimonio).


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