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I furbetti del rubinetto

Le nostre acque in mano a privati: un fallimento assurdo

Mar 12 Mag 2009 | di Francesco Buda | Acqua

Stiamo pagando molto cara la fallimentare avventura della privatizzazione dei servizi idrici in Italia: le tariffe aumentano costantemente, il nostro meraviglioso patrimonio di sorgenti ed acquedotti è controllato da potenti multinazionali private e per giunta estere - con il grosso del malloppo in mano ai francesi - e i nuovi Gestori riscuotono a manetta, ma rispettano gli impegni solo in minima parte.
Promettevano “economicità, efficienza ed efficacia”. Non è stato affatto così finora. La goccia che fa traboccare il vaso è arrivata da tempo. E il vaso è rotto. Qualcuno l'ha svuotato e ci ha lasciato i cocci.

1a Assurdità
reti colabrodo. Oltre il 35% dell’oro blu va disperso
In fatto di acquedotti è un mezzo disastro, attraverso tutto lo Stivale. La ricerca Ecosistema Urbano 2007 di Legambiente calcola complessivamente che più del 35% dell'acqua immessa in rete si disperde. Quasi ovunque con punte record, da nord a sud, centro e isole.
a Cosenza vanno persi 7 litri su 10, quasi come a Latina (66% di dispersione); a Gorizia, Belluno, Rieti, Sassari, Pescara, Campobasso, Bari, Agrigento va persa nelle reti scassate e abbandonate dal 50 al 65% del prezioso liquido.
È un enorme sperpero anche di denaro dei cittadini, poiché quell'acqua che non arriva a destinazione, costa comunque per essere convogliata nelle condutture.
Altro record internazionale è quello dell'Acquedotto Pugliese, la maggior rete idrica d'Europa in capo ad unico gestore pubblico e terza per abitanti serviti: disperde il 47% dell'acqua immessa nei tubi, con punte del 57% a Bari.

2a Assurdità
privatizzazione, un bene di tutti diventa merce privata
Scempio su natura, economia e società. Il grosso delle risorse idriche nazionali è controllato da pochissimi soggetti privati, spesso stranieri. Trattano l'acqua come merce. Il principale bene indispensabile alla vita è in mano a mercanti che agiscono in regime di monopolio. Uno strapotere che, come tutti i businnes, mette al centro il profitto. La logica del “chi non ha soldi non può avere l'acqua” incombe ormai. Quello che è il petrolio del futuro, viene venduto a prezzi costantemente crescenti, in un mercato anomalo: non esiste infatti reale concorrenza in questo settore.

3a Assurdità
staccano l'acqua a mano armata
A differenza di tutte le altre merci, se non gli risulta il pagamento dell'utente “cliente”, invece di seguire l'ordinaria procedura ingiuntiva, tagliano direttamente la fornitura. Ad esempio a Roma decine di migliaia di famiglie hanno recentemente rischiato il distacco e sanzioni per fatture non pagate. La Federconsumatori ha denunciato che in molti casi le bollette sarebbero giunte ai cittadini già scadute o in procinto di scadere. In provincia di Latina staccano l'acqua con guardia privata armata al seguito, anche ad insaputa dell'utente e su proprietà privata, senza chiedere permesso, magari rompendo il lucchetto del contatore. Il tutto violando una ordinanza ed una sentenza del Tribunale secondo cui occorre una decisione del giudice che stabilisca di staccare il servizio solo dopo aver ascoltato le ragioni dell'utente. Ad Orvieto la Magistratura penale ha condannato il direttore della società idrica di Terni per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, poiché avevano staccato l'acqua senza rivolgersi al giudice.

4a Assurdità
Questa privatizzazione è un fallimeno totale
Dispersione alta, investimenti miseri nonostante ingenti capitali rastrellati, disordini gestionali, disapplicazione di leggi e sentenze, spartizioni di poltrone e appalti... Altro che efficienza, razionalizzazione, contenimento dei costi e maggiori investimenti! Mentre la bolletta dell'acqua aumenta sempre di più, gravi restano le carenze, soprattutto negli impianti. “Gli investimenti effettivamente realizzati sono stati pari al 49% della previsione. Si tratta di un dato preoccupante”, rivela il recentissimo primo Rapporto sullo stato dei servizi idrici stilato dal Coviri, il Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche. Dopo che si sono accaparrati la gestione dell'affare dell'“oro blu”, quasi nessuno ha fatto quanto previsto e dovuto per mantenere e migliorare tubi, depuratori, fognature, serbatoi. Un saccheggio disastroso, lungo tutto lo Stivale, isole comprese. Il Coviri esprime seri dubbi “sull'effettiva capacità della riorganizzazione prevista dalla riforma di superare le attuali criticità del servizio”. Inoltre, uno studio dell'Istat boccia le reti idriche privatizzate: dopo lo sbarco in Italia dei colossi francesi dal 1999 al 2005, l'efficienza degli acquedotti è diminuita del 2,9%.

5a Assurdità
senza depurazione oltre un terzo degli italiani
Risultato dei mancati investimenti e delle gestioni avide e ballerine è l'inefficienza degli impianti. Secondo i dati Istat, è servita da depuratori meno dei due terzi della popolazione italiana. Anche grazie a vari blitz ed indagini delle Forze dell'Ordine, si sa che molti depuratori sono rotti, funzionano male, vengono costruiti o gestiti alla carlona e in alcune aree mancano proprio. La Guardia di Finanza nel biennio 2004-2005 ha trovato nel Lazio l'86% dei depuratori fuorilegge (140 su 173). Sullo sfondo il sospetto di una gigantesca speculazione sui fondi europei e nazionali.
Dalla citata indagine di Legambiente, poi, emerge che 9 capoluoghi (quasi uno su 10) hanno addirittura meno del 50% di abitanti allacciati alla rete fognaria. Un costo enorme per fiumi, laghi, mari dove finiscono miliardi di metri cubi d'acqua non trattata.

6a Assurdità
la depurazione la paga pure chi non ce l'ha
Anche chi non è servito dai depuratori, è obbligato per legge a pagare il servizio di depurazione. Oltre un terzo degli italiani, quindi, ha pagato finora qualcosa che non ha ricevuto. A Latina, ad esempio, sette abitanti su dieci aspettano il ritorno del servizio depurazione. Ha posto fine all'ingiustizia la Corte Costituzionale lo scorso 10 ottobre (vedi articolo a pag. 56). L'iniquità è beffarda anche per chi paga avendo il servizio: basta andare al mare per vedere quanto sia assurdo sborsare soldi e depurare gli scarichi, se poi poco più in là ci sono Comuni che buttano in mare liquami non depurati.

7a Assurdità
rischiamo pure multe europee
Per la mancata depurazione e per tutta una serie di altri inadempimenti, rischiamo anche salatissime sanzioni dall'Unione Europea. Sanzioni che comunque paghiamo noi cittadini. 
Così il servizio idrico integrato finisce per costarci tre volte: bolletta, inquinamento e multe! Vedi box a pag. 56.

8a Assurdità
perché i Tg non parlano di queste assurdità?

Le sapevi queste cose? Non ti pare assurdo doverle leggere soltanto su questa rivista?
È un sistema che fa molto molto comodo a troppi partiti. E i partiti c'entrano un po' troppo con l'informazione, tutta presa dal gossip e dall'Alitalia, perché è così importante che rimanga italiana.
Non così per l'acqua nostra che è sempre più francese, ma... acqua in bocca.                

La giungla delle tariffe
Tutti paghiamo  il servizio idrico secondo un semplice calcolo in base ai consumi? Neanche per sogno! In Italia c'è una vera selva di tariffe e non è facile capire come le calcolino. Ci sono centinaia di  tariffe. Anche in zone gestite dallo stesso soggetto variano. Nel 2007, per una famiglia di 3 persone si va da una spesa media di 138 euro in Molise ai 308 euro della Toscana, che vanta ben 7 città tra i primi 10 capoluoghi più salati d'Italia (Arezzo, Prato, Pistoia, Firenze, Livorno, Siena e Grosseto). Tra le città capoluogo, il record è ad Agrigento: aumento del 38% dal 2006 al 2007 e spesa media annua di 445 euro. Uniche cose uguali ovunque finora: aumenti e obbligo di pagare la depurazione anche se non c'è.

Ora ci devono rimborsare  
Si possono riavere i soldi della depurazione non fornita

Fino ad oggi tutti gli utenti erano obbligati per legge a pagare il servizio di depurazione acque, anche dove non c'è perché i depuratori mancano o non funzionano. Una bella fetta della bolletta di famiglie e imprese. In alcuni casi anche più di un terzo della tariffa complessiva.
Ad ottobre la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma di legge che prevede quest'iniqua “tassa” da pagare per qualcosa che non c'è senza nulla in cambio. È insomma contraria ai fondamenti stessi della nostra legislazione e delle regole su cui poggia la nostra comunità nazionale. Secondo i dati Istat al 2005 il 36,5% degli italiani non risultava collegato alla rete fognaria. Rete che in media è vecchia di almeno 30 anni.
Quindi  più di un utente su tre paga una bolletta irregolare, perché gli appioppano pure i costi della depurazione che invece non gli viene fornita. Grazie alla decisione dei giudici costituzionali, ora si può anche chiedere di riavere quanto ingiustamente pagato dal 1998. Basta verificare la bolletta idrica e distinguere in essa la voce “tassa (o tariffa) per la depurazione” (non la voce “tassa per la fognatura”) e presentare apposita richiesta al gestore idrico (Ato, Comune, ecc.). Le associazioni di consumatori si stanno mobilitando: Cittadinanzattiva sul proprio sito  www.cittadinanzattiva.it mette a disposizione il modulo per l'istanza di rimborso. Il Movimento Difesa del Cittadino ha lanciato la campagna “Giusto Canone” per monitorare la mappa dei depuratori in tutta Italia: sul sito  www.mdc.it presenta un modulo con cui ogni cittadino può chiedere (oltre al rimborso) a chi gestisce l'acqua se ci sono depuratori funzionanti nel proprio Comune. Resta il problema ambientale, visto che acque non depurate, nonostante la gabella pagata da tutti, inquinano mari, fiumi e laghi.


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