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Dolcenera: dobbiamo evolverci

Da metà novembre in tour nei teatri tra musica, arte, spettacolo e luci

Gio 01 Dic 2011 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Anima rock della canzone italiana, donna dal multiforme ingegno, trasformista in continua evoluzione, Dolcenera, nome d’arte di Emanuela Trane, a novembre ha debuttato con “Evoluzione della specie tour” nei teatri italiani.

Perché la scelta del teatro?
«Il teatro è un luogo che esalta l’interpretazione, i particolari, le sfumature, l’anima classica e quella rock, entrambe espressione di me».

Non è solo un concerto, dunque?
«Ci sono anche parti di recitazione.  C’è un filo conduttore che è l’evoluzione della specie, del ruolo dell’uomo e della donna, del suono nel corso del tempo. Si affrontano anche i ruoli sia pubblici che privati che l’uomo ha nella sua vita, si parla di potere, di donne che hanno fatto più fatica ad affermarsi. All’evoluzione del racconto corrisponde l’evoluzione del genere umano e della musica e delle luci! Il progetto è stato realizzato dalla regista Anna Maini. Ad accompagnarmi anche la mia band».

Qual è stata la tua evoluzione?
«Sono una persona cangiante, come sanno anche i miei amici! Mi appassiono a diverse cose. E nel corso del tempo cambio. Fra 6 mesi potrei essere interessata ad altro! E mi interessa studiare tutte le sfaccettature delle mie passioni! Ascolto la musica classica, sinfonica, ma anche quella elettronica, per avere sempre nuovi imput e stimoli. Anche nella musica che faccio questo si è sentito. La scrittura e il suono degli album è sempre diverso. E cambio anche nel look. Mi stanco presto di uno stile. Se una cosa deve essere creativa, e la musica e il mio lavoro lo sono, non posso essere sempre uguale a me stessa. Sarei come una fabbrica di cioccolatini… Il mio è un mestiere in cui mettersi alla prova e reinventarsi. Altrimenti, alla fine, ti trovi vecchio e non sai perché. Se una persona cresce, cambia per forza!».

Quando hai mosso i primi passi in questo mondo?
«Avevo 6 anni quando ho cominciato a suonare il pianoforte. Era quello il mio modo di comunicare. Dai 6 ai 16 anni sono stata molto chiusa, non parlavo. Dal mio punto di vista ero socievole, ma lasciavo che parlassero gli altri per me o che parlasse la musica che suonavo! Ho frequentato il Conservatorio, ma da esterna. All’inizio credevo che il mio mondo fosse solo lì, che bastasse quello. Nel corso del tempo, sono cambiata: ho cercato di comunicare con le persone e trovare un linguaggio, capire quale mia porta di comunicazione si congiungesse con la porta del pubblico. Se facevo solo musica complicata, mi sarei trovata sola».

Ho letto che hai frequentato Ingegneria… 
«Ho mollato a cinque esami dalla fine: il rimpianto c’è, ma sono 10 anni che ho lasciato. E se ricominciassi, non lo farei tanto per avere un pezzo di carta. Mi piace possedere la materia, se le cose non le capisci fino in fondo non va bene. Devi starci dentro. In realtà frequentare Ingegneria mi è servito per cominciare a comunicare senza la musica».

Sei stata consacrata da Sanremo: torneresti?
«Progetti in questo senso ancora non ce ne sono. Ma se c’è una ispirazione vera e forte, vado. Sono dell’idea, tuttavia, che le cose non si devono fare tanto per esserci. Ricordo la prima volta che sono salita sul palco dell’Ariston (Nell’anno 2003, vinse nella sezione Nuove Proposte con “Siamo tutti là fuori” – ndr). In realtà non l’ho vissuto come lo vivono altri ragazzi che lo vedono come un sogno, un punto di arrivo. Io, quando partecipai, mi volevo confrontare. La gara era scrivere una bella canzone, un testo particolare. La gara era con me stessa e non per dire “finalmente sono qua”. E questa è una differenza che noto nelle nuove generazioni, anche se certamente è una questione di carattere e anche di tempo. Il modo in cui si approcciano i ragazzi dipende molto dall’educazione che ricevono e molto anche dalla televisione. Se la tv insegna che l’apparire  è la priorità, quella diventa la priorità… e son "dolori”! Perché non è quella la priorità, ma è capire quanto vali, confrontandoti con la storia della musica o il settore nel quale vuoi emergere!».

Dove ami rifugiarti?
«Sul mio divano davanti al mio pianoforte: è sempre il posto giusto, perché lì c’è la fonte di ogni rinnovamento».

I tuoi genitori come ti hanno supportata?
«Mi hanno lasciato fare. Ci rimasero male quando decisi di interrompere la musica classica per seguire la musica pop. In realtà non li ho mai informati di ciò che facevo. Ricordo che un giorno ho detto loro che sarei andata a Sanremo: si sono trovati spiazzati!».

Ai giovani che si affacciano al mondo della musica cosa vorresti dire?
«Non vorrei fare l’antica, ma mi verrebbe da dire che ai miei tempi era importante suonare uno strumento e avere coscienza di cosa vuol dire scrivere una bella canzone. Dovrebbero farlo tutti anche oggi! Dovete puntare sulla creatività. Abbiamo a disposizione internet. Andate a studiare: per capire dove sta andando la musica, bisogna capire da dove è venuta...».

Che rapporto hai con la tua terra?
«Ho due terre: il Salento e la Toscana. Il Salento che è il luogo della mia fanciullezza. E Firenze, il luogo nel quale vivo da quando ho 18 anni. Firenze mi ha dato la vita artistica. Il Salento è il luogo in cui ho sviluppato le mie passioni. Ogni pomeriggio mio padre mi portava a lezioni di chitarra, clarinetto e tennis… immàginati a muoverti a Milano! È una terra semplice da vivere e ti permette di concentrarti. Firenze, invece, è la città che ti dà la possibilità di portare davanti al pubblico queste passioni! Devo dire che nel corso del tempo c’è stata una decadenza… ».

L’idea di andare all’estero e fuggire?
«Sono andata spesso all’estero: c’è un’altra cura e mentalità, però io non sono pessimista. La mentalità di un popolo non è statica. Forse possiamo farcela anche noi, forse ci sarà un mega evento che probabilmente ci tirerà fuori da questo tunnel di torpore nel quale ci troviamo. Abbiamo pensato di vivere sugli allori di una civiltà grande del passato. Ma non si può vivere adagiandosi sul passato. E non è un caso che le crisi si stiano verificando proprio laddove ci sono state grandi civiltà: l’Egitto, poi la Grecia ed ora l’Italia. Le grandi civiltà del passato ci stanno affondando. Se ti adagi sugli allori di un glorioso passato e non fai ricerca, ad un certo punto si crea un vuoto e una mancanza che non è più recuperabile! Come facciamo a recuperare 20 anni persi? Ci siamo un po’ arrangiati senza una coscienza collettiva».

 


IN TOUR
Dolcenera, nome d'arte di Emanuela Trane (Galatina, 16 maggio 1977), è una cantautrice, musicista e attrice italiana. Ha ottenuto la notorietà vincendo il Festival di Sanremo 2003 nella sezione "Proposte" e, due anni più tardi, ha vinto la seconda edizione di “Music Farm”. Ad oggi ha pubblicato 5 album di inediti e 14 singoli. Il 17 maggio 2011 è stato pubblicato per EMI Music Italy il quinto album di inediti della cantante, “Evoluzione della specie”. Da novembre è in tour nei teatri italiani.


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