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Carceri: black out di giustizia

Illegali, ora rischiano di restare senza luce, gas e acqua. in nome della sicurezza

Gio 01 Dic 2011 | di Francesco Buda | Attualità
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Un bollettino di guerra. La trincea è quella dei 206 “istituti” penitenziari italiani. Una guerra che, per dirla con il Presidente della Repubblica Napolitano, “ci umilia in Europa e ci allarma per la sofferenza quotidiana di migliaia di esseri umani in condizioni che definire disumane è un eufemismo”. Peggio: ci umilia nel mondo, visto che il tasso di sovraffollamento delle galere tricolori è più grave che in paesi come Birmania, Nicaragua, Libia, Tanzania, Botswana, Albania... 

E non si sa per quanto tempo le carceri italiane potranno garantire cibo e condizioni minime ai loro “ospiti”. «I costi relativi alle forniture di acqua, luce, gas, energia elettrica, combustibili da riscaldamento, tasse per i rifiuti, ecc. hanno determinato spese correnti insostenibili, che solo con l'artificioso rinvio delle liquidazioni da un esercizio all'altro possono essere onorate - ha detto l’ex Ministro della Giustizia Alfano all'inizio dell'anno giudiziario 2011 -, non senza il ricorrente rischio di interruzioni delle forniture». 

Di fronte ad un fabbisogno stimato tra i 90 e i 100 milioni di euro per mantenere i detenuti e pulire le galere, sono stati stanziati 42,6 milioni per quest’anno. Non sono più sicuri nemmeno quei 3,95 euro al giorno ciascuno per farli mangiare, o i 6 euro e 10 centesimi è la somma che in media è a disposizione per ogni detenuto per il suo “trattamento”, assistenza psicologica ed attività culturali e ricreative. 

A fotografare questo inferno l'Associazione Antigone, nell'VIII Rapporto nazionale sulle condizioni di detenzione. Manca tutto: cibo decente, brande, materassi, operatori, docce, saponi, carta igienica, farmaci, riscaldamento... 

Sempre meno risorse, per un crescente numero di deportati. Al 31 ottobre c’erano 67.520 carcerati ammassati in spazi previsti per 45.572 persone. In media per 100 posti regolamentari vi sono 147 persone ristrette. In ben 22 carceri il tasso di sovraffollamento supera addirittura il doppio della capienza massima. 

Ma il sistema carcerario italiano è l'altra faccia, meno visibile ma atroce, della macchina giudiziaria ormai in panne: la casta continua a sfornare nuovi reati, inasprire le pene e colpire pesci piccoli senza essere in grado di far espiare le pene secondo le proprie leggi e secondo la Costituzione. è illegale, è una fabbrica di disagio e disumanità. Fa ammalare l'anima e pure il corpo, viste le condizioni igienico-sanitarie da brivido. Non risparmia nessuno, detenuti, agenti e operatori, direttori stanchi di «essere complici di un sistema che viola legge», uomini, donne e bambini. «Qui per fare le “domandine” (richieste scritte dei detenuti - ndr) riciclano la carta stampata degli uffici: mi sono ritrovato tra le mani la lista dei collaboratori di giustizia detenuti qui coi dati anagrafici e gli indirizzi dei loro familiari», ha raccontato a Radio Carcere Claudio dalla casa circondariale di Vicenza, lo scorso novembre. 

Altro esempio, tra i tanti, da Roma: «Nel 7° braccio di Regina Coeli dormono su vecchie coperte stese sul pavimento, mancano i soldi per i materassi», ha lamentato Alessandro, tenuto in cella 5 mesi in custodia cautelare. 

Come lui, presunto innocente ingabbiato senza condanna definitiva e/o senza processo, sono quasi la metà (il 44,6%) dei carcerati (nel 2009 erano il 50,7%). In nome della legge e del  popolo italiano si tengono dentro questi lager oltre 30 mila esseri umani senza aver accertato se hanno effettivamente commesso i reati. Circa 14.500 sono addirittura in attesa di primo giudizio. Fermo restando che anche chi è stato riconosciuto colpevole potrebbe benissimo espiare la pena  in modo positivo, utile a sé e agli altri, se solo fossero applicate in modo normale le misure alternative e le norme esistenti. Invece, sono costretti a stare tra le 18 e le 22 ore in cella e solo ad uno su 5 è concesso di lavorare. Un vero peccato, una stupidità, visto che di solito riga dritto chi viene ammesso alle misure alternative: nei primi sei mesi del 2011 ha commesso reato solo lo 0,46% di chi godeva di affidamento in prova ai servizi sociali, semilibertà o arresti domiciliari.  

«Il Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria - ndr) ha comunicato che gli incentivi alle assunzioni di detenuti, da parte di cooperative sociali e imprese, previsti dalla legge 22/6/2000 n. 193 – rammenta il Rapporto di Antigone – per l'anno in corso, non sarebbero stati più operativi essendo esaurito il budget a loro disposizione per la copertura dei benefici fiscali». Il 29 giugno 2010 il Capo del Dap ha presentato il Piano Carceri, annunciando 9.150 nuovi posti entro il 2012. Un business da 661 milioni di euro e ne mancano almeno 161. «Solo in questi giorni (ottobre 2011 - ndr) – precisa il Rapporto Antigone - sono usciti i primi tre bandi per la realizzazione dei lavori di ampliamento degli istituti di Lecce, Taranto e Trapani (per un totale complessivo di 600 posti)». 

I 161 milioni di euro mancanti verranno presi dalla Cassa delle Ammende, un fondo tradizionalmente impiegato per il reinserimento dei detenuti. Intanto restano inutilizzate, sottoutilizzate o abbandonate 38 strutture già costruite e/o ristrutturate, in molti casi persino arredate e alcune vigilate. Ad Agrigento, per esempio, 6 sole donne occupano la struttura per 100 persone. A Castelnuovo della Daunia (Fg) prigione con tanto di mobili e arredi da 15 anni marcisce chiusa. Stessa sorte per i penitenziari di Arghillà (Rc), l'enorme carcere nuovo di zecca a Gela (Cl) e ancora Accadia (Fg), Codigoro (Fe), Cropani (Cz), Galatina (Le), Licata (Ag), Minervino Murge (Ba), Morcone (Bn), Orsara (Fg), Rieti, San Valentino (Pe), Squillace (Cz). Il limbo giudiziario e carcerario che ci fa vergognare è già costato al nostro Paese la condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo per violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (“Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamento inumani o degradanti”). A giugno scorso, erano 1.580 le richieste al Difensore civico dei diritti delle persone detenute dell’Associazione Antigone, per denunciare alla Corte europea le condizioni inumane di detenzione.
 

 


Inferno in cifre

67.519 detenuti in 45.572 posti previsti*

14.445 detenuti in attesa di primo giudizio*

37.395 condannati definitivi*

13.765 detenuti lavoranti

39.232 agenti penitenziari anziché 45.109

1.031 educatori anziché 1.331

1.105 assistenti sociali anziché 1.507

59 detenuti suicidati al novembre 2011

Fonte VIII Rapporto sulle condizioni di detenzione Antigone e *Ministero Giustizia al 31/10/2011


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