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Ladri di identità

Clonazione di bancomat, e-mail ingannevoli, telefonate e sms fraudolenti. Obiettivo: rubare i nostri dati personali

Lun 05 Dic 2011 | di Sabrina Protano | Attualità
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L’evoluzione tecnologica avanza e i raggiri che i malviventi mettono in atto per carpire i nostri dati personali e attingere al nostro conto in banca sono sempre dietro l’angolo. E a rimetterci denaro e serenità, purtroppo, sono spesso le persone oneste e meno abbienti. Allora, ecco un piccolo tour tra vecchi e nuovi “pacchi” fraudolenti, tanto per essere in grado, all’occorrenza, di riconoscere l’odore di bruciato e mettersi in guardia.

COME TI PIGLIO IL PIN
Ovvero, come i malviventi clonano il nostro bancomat e rubano il codice che serve per utilizzarlo, mentre noi, ignari di tutto, preleviamo contanti allo sportello. Una truffa all’ordine del giorno. Secondo gli ultimi dati, le truffe agli sportelli automatici generano in Europa un giro d’affari di 260 milioni di euro; se si pensa, poi, che solo in Italia ogni anno vengono effettuate ben 800 milioni di operazioni di prelievo da parte dei cittadini, si capisce che il rischio di restare vittime di raggiri di fronte al bancomat è abbastanza alto. 

LO SKIMMING
Il metodo più frequente con cui i truffatori agiscono per rubare i dati delle carte bancomat è lo skimming. Il termine deriva dallo skimmer, ossia da quella specie di cornice che viene applicata dai ladri sulla fessura della macchina bancomat, nella quale inseriamo la nostra carta: lo skimmer è in grado di leggere e memorizzare tutti i dati in essa contenuti. Ma lo skimmer non basta, perché oltre ai dati della carta i malviventi hanno bisogno, per poterla utilizzare, anche del codice PIN. Quindi lo skimmer è sempre accompagnato da una microcamera che riprende la tastiera su cui digitiamo il codice. Oppure, in alternativa, i malviventi applicano sulla tastiera un’altra tastiera, da loro creata ad arte, che, grazie ai dispositivi posizionati sotto i diversi tasti, memorizza ciò che abbiamo digitato. Purtroppo questi dispositivi (skimmer, microcamera, finta tastiera) sono del tutto simili ai pezzi originali della macchina bancomat, il che potrebbe rendere difficile individuarli; ma per fortuna il più delle volte questi pezzi fasulli vengono applicati sopra agli originali, piuttosto che sostituiti ad essi, cosa che, con un minimo di attenzione, li rende visibili. Quindi, prima di inserire la nostra carta nello sportello, controlliamo sempre. 

LE RESPONSABILITÀ DELLA BANCA
Come è possibile che gli sportelli automatici vengano modificati e truccati senza che nessuno della banca se ne accorga? Innanzitutto, i malviventi operano quasi sempre durante il fine settimana, quando hanno la possibilità di agire del tutto indisturbati. E poi c’è da dire che purtroppo le tecnologie utilizzate dai truffatori sono spesso estremamente miniaturizzate e sofisticate e quindi rilevare questo tipo di manomissioni diviene molto difficile, perché il bancomat, una volta manomesso, nella maggior parte dei casi non mostra alcun tipo di malfunzionamento. Fortunatamente le banche stanno procedendo nella direzione di una diffusione di macchine bancomat che rilevino tali manomissioni e di una loro dislocazione nelle zone più a rischio. Inoltre, gli istituti di credito stanno diffondendo sempre più carte dotate di un chip che permette una vera e propria tracciabilità di tutti i movimenti: ogni volta che viene effettuata un’operazione con la carta bancomat, si viene avvisati tramite un sms e quindi ci si può accorgere se qualcuno l’ha fatta al posto nostro. 

RAGGIRATI E RIMBORSATI
La banca, comunque, ci rimborsa integralmente di ciò che ci hanno rubato. Del resto, lo sportello automatico, anche se si trova al di fuori dell’istituto di credito, rimane pur sempre una struttura di sua proprietà. Quindi, in caso di truffa, la responsabilità oggettiva è della banca che, dopo la denuncia da parte del malcapitato cliente e dopo le verifiche del caso, provvede alla restituzione del denaro. In genere, nel giro di 6 mesi il problema è risolto, ma a volte, i tempi sono più lunghi. Secondo quanto previsto dalle banche, la restituzione avviene entro 15 giorni lavorativi dal momento in cui viene appurato che si tratta di truffa. Può anche succedere che una persona non si accorga subito di essere stata derubata tramite clonazione del bancomat, ma solo al momento del ricevimento dell’estratto conto: in questo caso, abbiamo al massimo 60 giorni di tempo dal ricevimento di questo documento per avvisare la banca. 

SE LA TRUFFA CORRE ON LINE
L’evoluzione tecnologica ha reso indispensabile l’uso del web quale mezzo di scambio di informazioni, di accesso alle grandi banche dati, di esecuzione di transazioni e disposizioni finanziarie, di compravendita. Ma la rete ha ben presto messo in evidenza i suoi punti di debolezza. Infatti le frodi on line sono in costante aumento, anche per la sempre maggiore diffusione dei social network: nel primo semestre del 2011 si è registrato un numero di denunce pari al totale del 2010. Attraverso le truffe telematiche, i malviventi cercano di appropriarsi della nostra identità, ad esempio attraverso l’invio di una e-mail alla nostra casella di posta elettronica, attraverso la quale ci viene chiesto di compilare un modulo con i nostri dati. A volte queste e-mail sembrano inviate dalla nostra banca, perché riproducono quelle vere inviate dagli specifici istituti di credito. Il 3% di queste mail raggiunge l’effetto desiderato dai ladri: e non è poco, perché questa piccola percentuale si riferisce a ben 1 milione di mail truffaldine in circolazione! A questo punto i malviventi inizieranno ad operare a nome della vittima...

NON CADIAMO NELLA…RETE
Ecco alcune raccomandazioni delle più importanti associazioni dei consumatori. Non rispondere ad un messaggio di posta elettronica indesiderato (il cosiddetto spamming) ed installare un programma apposito che sposti in una specifica cartella questi messaggi “anomali”; pubblicizzare il proprio indirizzo e-mail il meno possibile; ogniqualvolta si ha intenzione di entrare in una community, al momento della registrazione è bene omettere i propri dati personali (nome, cognome, residenza) ed usare un nickname (una sorta di soprannome); in tema di offerte di beni e aste on line, prima di acquistare bisogna verificare se l’offerta è lanciata da un privato o da un commerciante; per operazioni di acquisto o di scambio dati, preferire le pagine internet in cui, in basso, compaia l’immagine di un piccolo lucchetto (si chiama Secure Socket Layer) che indica che la connessione è sicura. E ricordiamoci che la nostra banca non chiederebbe mai i nostri dati attraverso una mail.

IN CASO DI TRUFFA
Se scopriamo di essere stati truffati, dobbiamo rivolgerci in fretta alle autorità competenti (Guardia di Finanza e Polizia Postale e delle Comunicazioni); ancor più importante è non perdere traccia del proprio operato, cioè non cancellare nulla dal computer, in modo da permettere alle autorità di risalire ai colpevoli. Non sempre si riesce a risalire a questi malviventi, perché il flusso di denaro molte volte porta all’estero, dove spesso non c’è una normativa che punisce queste fattispecie criminali.

LA TRUFFA CORRE SUL TELEFONO
La truffa telefonica è ancora molto diffusa. Le persone che più di frequente cadono in questo tipo di raggiro sono gli anziani che, sentendo una voce autorevole dall’altra parte della cornetta, si sentono in soggezione e si lasciano ingannare; e il più delle volte neanche denunciano l’accaduto per la vergogna di “esserci caduti”. Comunque, conviene sempre farla: non si sa mai vada a buon fine. Se ricevete telefonate nelle quali vi comunicano che avete vinto un premio o che vogliono interrompervi un servizio all’improvviso, mantenete la lucidità e, prima di muovervi, consultate le autorità o gli enti competenti, o semplicemente amici e familiari.

 


TRUFFA CON COLLA
È proprio vero: le cose più semplici e scontate sono spesso le più ingegnose. Di recente si è diffuso un altro raggiro sugli sportelli bancomat, che ci “spilla” soldi con una facilità a dir poco disarmante. In questo caso non si tratta di un furto di dati personali, ma vale la pena conoscerlo, per non restare spiazzati. Ecco come funziona: siamo allo sportello, ordiniamo il prelievo di contante, l’operazione risulta in corso, e poi, come di norma, risulta effettuata, tanto che la macchina ci restituisce la nostra carta e persino lo scontrino. Ma del denaro, neanche l’ombra. Come è potuto accadere? Perché i ladri hanno applicato sulla fessura che eroga banconote un dispositivo che impedisce la fuoriuscita del denaro, incollando le banconote al suo interno. Quindi, prima di effettuare qualsiasi operazione allo sportello, controlliamo anche che la fessura erogatrice non presenti anomalie o parti posticce.


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