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Web, la selva oscura della casta

Italiani dipendenti dal web, ma molti si fermano ai social. I potenti? Nemmeno quello…

Lun 05 Dic 2011 | di Maurizio Targa | Attualità
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Abbiamo un record: il 70% degli studenti universitari italiani, pari merito con gli statunitensi, ha risposto che senza internet non potrebbe vivere. Che lo condividiate o meno, secondo il Cisco Connected World Technology Report 2011, la maggior parte degli uomini e donne compresi tra i venti e trent’anni vive di acqua, aria, pane e... web. Un giovane su tre nel mondo ritiene infatti che la rete sia importante quanto i beni considerati essenziali, ed un ulteriore 49% reputa che la sua importanza gli si avvicini molto. Nel nostro Paese, come detto, questa percentuale si impenna al 70% degli universitari, affiancati da un 15% di giovani professionisti, che reputano internet necessaria proprio come il pane. Rimane uno sparuto gruppetto di resistenti vietcong (il 15%) ad affermare che, tutto sommato, si camperebbe bene anche senza web. 

REPUBBLICA FONDATA SUL WEB?
L’Italia è dunque una Repubblica fondata sulla rete? Insomma, visto che di primato ne abbiamo pure un altro: il 50% degli italiani, questa volta prendendo in esame tutte le fasce di età e non solo i giovani, teme ancora il web: non ha mai navigato né intende cominciare a farlo (negli altri grandi paesi europei il dato dei recalcitranti è al 20-30%) e quello che è più paradossale, come si legge in un rapporto pubblicato a settembre dal Boston Consulting Group (Bgp) in quel 50% di webfobici c’è una bella fetta dell’establishment italiano. Non c’è rispondenza infatti tra il boom degli utenti internet tricolori e gli investimenti delle aziende nel web, che restano eccessivamente prudenti: la web economy italiana ha prodotto nel 2010 31,6 miliardi di euro, pari all’1,9% del prodotto nazionale lordo, contro il 7,2% generato dall’economia digitale in Gran Bretagna, il 6,6% della Svezia, 3,6% della Repubblica Ceca, 3,4% della Germania. Altrettanto dicasi della pubblicità sul web, in crescita nel nostro Paese, ma ancora lontana dagli standard europei: il 50% della réclame nostrana è saldamente in pugno alle televisioni, con RAI e Mediaset a mangiarsi i bocconi più ghiotti della torta, insidiate da lontano dal principale network satellitare, mentre poco più di briciole sono lasciate alle emittenti locali. 

TOGLIETEMI TUTTO...
La tecnologia più importante per la vita? Due terzi degli studenti mondiali (66%), e oltre metà dei lavoratori (58%) non hanno dubbi: uno strumento mobile (laptop, smartphone, tablet, netbook). In Italia fissi e mobili sono sostanzialmente alla pari: il 42% degli studenti e il 39% dei giovani lavoratori indicano nel computer desktop il mezzo più importante; i ricordati tablet e compagnia sono citati invece dal 41% degli studenti e dal 39% dei giovani professionisti. Ma come fruisce dei nuovi media questo homo tecnologicus? Circa 9 su 10 fra studenti e lavoratori di tutto il mondo hanno un account su Facebook; di questi, l’89% degli studenti e il 73% dei lavoratori controllano la loro pagina Facebook almeno una volta al giorno. Un terzo di questi la controlla almeno cinque volte al giorno. In Italia? Siamo lì: l’89% degli studenti ha una pagina Facebook e l’84% di loro vi accede almeno una volta al giorno; con punte di ossessivi che dichiarano di accedervi almeno una volta ogni ora (24%) ed un altro 24% che addirittura l’ha sempre attiva.

RENZO E LUCIA? AMICI SU FACEBOOK
Gli studenti raccontano di venire costantemente interrotti da instant messaging mentre studiano o lavorano ai propri progetti, aggiornamenti provenienti dai social media piuttosto che sms o telefonate. Mediamente in un’ora l’84% degli studenti viene interrotto almeno una volta; il 19% subisce sei o più interruzioni (significa una volta ogni 10 minuti o meno). In Italia il 23% degli studenti dichiara poi di perdere il conto delle interruzioni che riceve da social media e altri mezzi, tanto da aver difficoltà a contestualizzare ciò che sta studiando. Sul versante del lavoro, invece, sette giovani professionisti su dieci sono amici dei loro capi o colleghi su Facebook, il che starebbe ad indicare il superamento dei confini fra lavoro e vita privata. Il dato è simile anche per l’Italia, paese in cui il 35% è amico sia di colleghi che dei propri manager, il 42% solo dei colleghi. La percentuale si abbassa molto negli Stati Uniti – per motivi culturali, spiega il rapporto –, dove solo un giovane su quattro è “amico” di colleghi o manager dell’azienda.  

E LA TV?
I numeri parlano chiaro: la Tv è sempre meno importante per studenti universitari e giovani lavoratori. A livello globale meno di uno studente su 10 (6%) – in Italia il dato è al 10% - e meno di un lavoratore su dieci ha indicato come strumento tecnologico più importante nella vita quotidiana la televisione. Via via che serial, documentari e film diventeranno disponibili in mobilità – prosegue la ricerca - ci si attende che il trend negativo continui. Aria grama anche per la carta stampata: solo una persona su 25 (4%) ha dichiarato che il principale strumento per accedere alle informazioni è per loro il giornale. 

AUTOSTRADE O MULATTIERE?
Ma tutta questa smania per il web si scontra con i pachidermi politici, visto che la nuova tecnologia è in coda all’agenda governativa, come testimonia l’ultima finanziaria. «Invece di incentivare l’economia digitale preservandola dall’aumento dell’Iva e defiscalizzando la spesa informatica per nuove infrastrutture e banda larga – ha dichiarato Andrea Rangone, capo degli osservatori ICT del Politecnico di Milano -, si mette in dubbio l’ultimo scampolo di fondi pubblici per migliorare le connessioni e portarle nei luoghi ancora non coperti». Finora, insomma, internet in Italia è cresciuta per generazione spontanea. Tutta questa fame di rete si ferma alla superficie e all’aspetto ludico della tecnologia, diventando quasi una filosofia di vita: uno studente nostrano su quattro (27%) ha dichiarato che mantenersi aggiornati su Facebook è più importante che andare alle feste, ascoltare musica, andare in giro con gli amici. Il Web risulta essere anche più importante degli affetti: il 46% degli studenti intervistati sostiene che nella vita quotidiana internet è più importante che avere una relazione, uscire con gli amici o ascoltare la musica.

UFFICIO VIRTUALE
I giovani italiani sono però senz’altro consapevoli che la partita del loro futuro lavorativo molto probabilmente si giocherà on line e non dietro una scrivania: il 60% dei neolaureati intervistati ha infatti dichiarato di esser convinto che non sia necessario avere un ufficio per essere produttivi e che il lavoro da remoto e la multimedialità saranno le chiavi di volta per la realizzazione professionale. 

MA LA CASTA È SORDA
Il mondo cambia ed i giovani italiani si sono senz’altro accodati al treno delle nuove tecnologie, pur con la loro peculiarità un po’ estroversa e ridanciana, ma a tale flessibilità corrispondono nel Paese robuste sacche di resistenza generazionali, fenomeno aggravato dal fatto che sia proprio chi detiene le leve del potere e le chiavi della cassaforte il più restio ad accettare questa nuova rivoluzione industriale.

 


IO NON GUIDO, NAVIGO!
Se costretti a scegliere fra l’uno o l’altro, circa due studenti universitari mondiali (il 64%; in Italia il dato sale al 66), sceglierebbe di avere una connessione Internet piuttosto che una macchina. 


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