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La tv buona maestra si può fare

La domanda scomoda dribblata dagli autori televisivi in un convegno: perché non fate programmi educativi?

Lun 05 Dic 2011 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Buona o cattiva che sia, la televisione è sempre maestra. Ho alzato la mano ed esordito con queste semplici parole al convegno su “Le nuove offerte tv per i ragazzi”, organizzato nell’ambito del RomaFictionFest. Ma non ha avuto grande riscontro tra i “panelist”, come si autodefiniscono adesso gli esperti invitati a queste tavole rotonde. C’era il Vicedirettore di Rai Ragazzi, il responsabile programmazione Mediaset, il Direttore dei contenuti di Turner Italia che gestisce moltissimi canali per ragazzi. Hanno parlato dei nuovi programmi, dei nuovi cartoni, delle nuove fiction, come se si rivolgessero ad un pubblico di utenti qualsiasi, gente da intrattenere a tutti i costi e non a ragazzini in età prescolare o delle scuole elementari. «è la scuola e voi genitori che dovete educare, non noi», mi hanno risposto, quando ho chiesto loro di introdurre nella programmazione qualche cartone in inglese, magari sottotitolato, per venire incontro al desiderio/necessità di formare cittadini digitali che sapessero confrontarsi con i loro simili tramite le nuove tecnologie, come accade nei Paesi del Nord Europa (e ormai anche in molti di quelli del Sud Europa). «Non è il nostro compito», hanno sottolineato stizziti. Per carità. Chi ve lo chiede?    
Non è a “Ben 10” che mi affido per far capire a mio figlio cosa sia l'amicizia, l'altruismo, il rispetto per il prossimo. Non mi aspetto che “Dragon Ball”  trasmetta l'amore per la scuola. So perfettamente che i “Pokemon” non insegneranno la matematica a mio figlio, per quanto  le carte “Pokemon”, secondo me, sono un forte stimolo in questo senso.  Ma forse un'assunzione di responsabilità per la veicolazione di valori e stili di vita sarebbe opportuna. Educare alla cittadinanza, come ha sottolineato un'altra relatrice, la dottoressa Milly Buonanno, direttrice dell'Osservatorio delle fiction italiane, è un compito della società tutta. L'intrattenimento non può prescindere da questa responsabilità. Una programmazione irrispettosa dei diritti dei bambini, che non stimoli l'apprendimento e l'immaginazione, che non trasmetta i valori ritenuti fondanti dalla nostra società, non è una buona tv, anche se fa ascolti.
Oggi le proposte televisive per i bambini si suddividono in due fasce: 3-6 e 7-10. Rai sat Yo Yo e il nuovo Cartonito sono per i giovanissimi. Rai Boing, Rai Gulp, K2 e Frisbee, per limitarci ad alcuni canali free, sono per i bambini delle elementari. Nel passaggio dalla prima fascia alla seconda si tende a tralasciare ogni velleità educativa, come se ormai l'ingresso nella scuola avesse decretato il passaggio di consegne, come se non si possa educare e intrattenere nello stesso tempo. I responsabili  del palinsesto  parlano di costruzione di strutture drammaturgicamente complesse che possano catturare l'audience e fidelizzarla, di ascolti frammentati, di time shifting e place shifting, di come cioè le nuove generazioni scaricano, registrano, copiano e vedono sul supporto più comodo a loro. Le emittenti vivono con timore sacro questa loro anarchia e per questo ricorrono a mille strategie per ancorare il “target” al “brand”, sì insomma, i ragazzi-telespettatori al canale o al programma tv: i pupazzetti, lo zaino, le carte gioco, i videogame. Ma nulla si dice sul valore del contenuto (sì, ci sono delle eccezioni, per fortuna). 
No, cari autori, non vogliamo noi genitori abdicare al nostro ruolo e abbandonare i bambini davanti alla tv senza sensi di colpa. Non vogliamo delegarvi un bel niente delle nostre responsabilità. Vorremmo semplicemente essere considerati anche noi oggetto delle vostre ricerche di mercato, delle vostre strategie di marketing quando selezionate -tra mille - un cartone per i nostri figli. Considerateci numeri da audience. Non vogliamo indietro “Candy Candy”, che da piccola educava i bambini della casa di Pony e da grande faceva l'infermiera, ma neanche mostri ammazzatutto. 
Desideriamo una sana via di mezzo come i “Due Fantagenitori”, che con sceneggiature modernissime e ben scritte, riescono a trasmettere sempre messaggi positivi e ad educare alla responsabilità delle proprie  parole e azioni. 
Piccoli cittadini crescono. 


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