acquaesapone Dono
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

L’Amore libera la sessualità

Lun 05 Dic 2011 | di Alberico Cecchini | Dono

Oggi vivo tante piccole grandi gioie e non passa giorno che almeno in un momento non senta di aver ricevuto dalla vita molto più di quello che avessi mai sperato. Oltre a persecuzioni. Ma di queste, per ora, posso dire solo che sono dirette conseguenze del mio testimoniare la resurrezione personale che sto vivendo. In certi momenti la rabbia prende il sopravvento, ma il sentimento prevalente in me è una maggiore vicinanza a Gesù quando chiedeva al Padre di perdonare i suoi carnefici perché “non sanno quello che fanno”. Al perdono pieno non ci sono arrivato, perché continuo a subire soprusi, però per me è molto chiaro che “non sanno quello che fanno” o meglio “non sanno quello che si fanno”. Presto sarà tutto chiaro a tutti e ci saranno molte sorprese.

 Fin da bambino ho sempre cercato la mia forza personale. Ero attratto da ciò che mi faceva sentire forte: giochi, storie, persone, amici. In adolescenza particolarmente ho molto sentito il bisogno di immedesimarmi in qualcuno più grande di me in cui sentivo presente più forza. Cercavo la mia identità, il mio carattere, la mia maschilità, ma la sentivo raramente e avevo sempre bisogno di modelli da incarnare. E più li introiettavo, più, dopo un po’, li rifiutavo, perché mi stavano stretti. Semplicemente non ero io. Ciò che ero realmente lo consideravo poco attraente per gli altri e costituiva un ostacolo per essere accettato: era qualcosa da superare al più presto. Non mi sentivo visto e, piuttosto che essere invisibile, provavo ad essere altro da me. Ma questo altro poi lo rigettavo sempre. 

 Questo gioco dell’“io non io” era il ripetersi della non piena accettazione verso di me dei miei genitori e l’immaturità conseguente non era per nulla facile da sanare. Sentirsi pienamente accettati e amati è l’unico modo per maturare nel profondo. E se non lo vivi in famiglia da bambino, poiché ognuno di noi lo cerca per natura, arrivi in adolescenza con una richiesta esagerata che mai i coetanei potranno corrispondere. Spostando le richieste dai genitori verso l’esterno, tutti i nodi vengono al pettine e iniziano le sofferenze più grandi della persona, quelle che segnano la personalità, ma che in realtà sono fortemente condizionate dal precedente rapporto con i genitori.  

E le relazioni con gli altri più che dare forza spesso la tolgono. Appoggiarsi agli altri sempre porta a cadere, perché, prima o poi, gli altri, giustamente si spostano. Ognuno dovrebbe stare sulle sue gambe e se qualcuno si appoggia troppo a noi, è sano che lo allontaniamo. “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo”. Queste dinamiche di accettazione-rifiuto generano mortificazioni infinite. Per questo, come reazioni a questi drammi, i giovani si sballano con droga, alcol e musica. E si straziano in rapporti impossibili, dove ognuno cerca di appoggiarsi all’altro con risultati spesso devastanti. Poi qualcuno matura e qualcun altro (la maggior parte delle persone?) si chiude sempre più. 

A me era capitato il secondo caso. Ecco perché, fallito il grande amore, volevo solo ricevere dalle donne che frequentavo. E volevo solo quelle che dentro erano innamorate di me, anche se non permettevo loro neanche di dirmelo se volevano vedermi ancora. Il mio bisogno di relazione riuscivo a viverlo solo ridotto nella fisicità del rapporto sessuale. Ma mentre questa modalità mi lasciava senza forza personale, il rapporto con Gesù che grazie a Padre Angelo riscoprivo come unico e vero amico, infiammava la mia forza personale. Perché a Cristo potevo ispirarmi come Uomo che non si appoggia mai a nessuno e come vero Maschio che non vuole sottomettere ma liberare. E che non vuole essere trattato da stampella, perché come un vero padre ci insegna a camminare e che ci lascia anche cadere. Perché vuole che impariamo a camminare con le nostre gambe. Per poter gioire di tutta la nostra libertà. E per collaborare con Lui per sperimentare la gioia più grande: quella di liberare gli altri.  

Ormai ho detto tante cose, racconto anche ciò che per me ancora più intimo. Mi parve chiaro a un certo punto che se continuavo a vivere la mia sessualità fuori dall’amore, perdevo anche questo ritrovato amore che stavo riscoprendo per i bambini, per la vita, per la mia persona, per Dio. E infatti non mi innamoravo più di nessuna donna. Desideravo il matrimonio e l’amore vero, ma proprio non riuscivo a smettere di rivedere talvolta qualche amica appassionata. Sono stato costretto a prendere un piccolo Crocifisso in mano, la sera, per resistere, per non telefonare e non rispondere al telefonino. Lo stringevo perché sentivo che il mio carattere non era sufficiente e la mia mente si contraddiceva facilmente. Alcune notti ho dormito stringendo il Crocifisso fino al mattino. E mi risvegliavo con la gioia nel cuore. Quella che mi ha accompagnato all’altare e che vivo oggi nella mia famiglia. Quella che auguro a milioni di persone malate di dipendenza di ogni tipo e da mille altri inganni e che sempre possiamo tornare a vivere, come da bambini, se solo iniziamo a cercarla davvero (!) prima di ogni altra cosa.  

Sono arrivato a pregare Cristo di farmi vivere nell’amore, a tutti i costi. Alcune notti mi sono addormentato con un forte dolore nelle parti basse, tanto era il richiamo sessuale. Ho avuto l‘esatta percezione che questo contrasto poteva causarmi un grave male. Ma ho chiesto a Cristo di andare avanti, mi sono fidato di Lui. Dovevo e volevo amare pienamente, stavo iniziando a sperimentare la gioia piena coinvolgendomi sempre di più con Italia Solidale. Non potevo più portare avanti questo dualismo e sentivo di fare un passaggio abbandonando ciò che non mi dava gioia, anzi me la toglieva. Quella gioia di sentire finalmente tutta la mia forza personale. In alcuni momenti il dolore fisico m’impaurì, ma non ho avuto paura della malattia o della morte. La vita è eterna, ma è viva solo nell’amore ed io non volevo essere più un mezzo morto. Dio solo conosce la mia sofferenza di allora, ma anche la gioia nel cuore che mi ha permesso di arrivare a tanto carattere in Cristo.   

Per poter tornare ad innamorarmi di una donna dovevo liberare la sessualità dalla schiavitù del non amore. Perché solo vivendo un amore reale, pieno, continuo e vivo, la sessualità non soffre e non è schiava delle sensazioni e dei desideri del corpo. E solo in questa pienezza posso amare davvero e vivere tutta la soddisfazione delle esigenze della mia sessualità. E la gratificazione non si riduce più ad alcuni attimi, ma rimane come sensazione di base della mia vita e della mia persona. Gratificazione di base che si vivifica nello scambio di amore con Dio e con le persone. E che mi rende molto meno sensibile alle tante tentazioni della quotidianità. 

Ma se la Croce di Cristo ha permesso di liberarmi dal sesso senza amore, per tornare ad amare una donna avevo bisogno di incontrare prima la Madonna. E questo è avvenuto, in circostanze particolari, proprio un momento prima dello scoccare dell’imprevedibile scintilla. E non prima di aver scoperto la forza della castità, che non è quella del vietarsi qualcosa, ma quella desiderata e sperimentata con gioia come lo sgomberare tutte le cose vecchie per fare posto ad accogliere qualcosa di molto più grande: la gioia di prepararsi a ricevere tutto. E la gioia di essere candido per essere tutt’uno con ciò con cui da sempre nel profondo dell’inconscio anelavo a ricollegarmi: tutto l’Amore che mi aveva creato e che ora mi tirava fuori da anni e anni di tristezze, brutture, violenze e falsità. 

Finalmente mi sentivo forte nella sessualità, per assurdo mi sentivo veramente maschio, perché dominavo quella forza più grande di me che come un cavallo selvaggio mi aveva sempre trascinato dove voleva lei. Che emozione iniziare a galoppare, non più sbattuto qua e là, ma fiero in sella e capace di decidere la direzione di quella potenza naturale che finalmente dominavo e di cui potevo finalmente disporre anziché subire. 
 

Dono quattordicesima parte


Condividi su: