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Dono 14a parte

Mar 13 Dic 2011 | di Alberico Cecchini | Dono

La neve e la febbre

Nel febbraio del 2005, nella meravigliosa Val Gardena proprio di fronte alla famosa discesa del Saslong, con 39° di febbre fissa per una settimana e senza che me ne rendessi conto, la Madonna mi ha guarito nel profondo. Nessun segno dal cielo, nessun sogno o evento dalla sospetta casualità. Solo questa febbre era inspiegabile, senza mal di gola, né tosse, né altri sintomi di qualsiasi tipo. Febbre benedetta che impedendomi di sciare, mi ha permesso di leggere per intero una storia che non conoscevo quasi per niente. 

Infatti chi non ha mai letto “Lourdes” di René Laurentin, forse non può cogliere profondamente la meraviglia di ciò che significa questa storia per ognuno di noi personalmente. Solo, in silenzio fra i monti coperti dal candore infinito della neve, al caldo della baita guardando fuori quella luce di un cielo limpido reso strepitoso dagli inusuali -20° esterni di quei giorni, come Bernadette ho sperimentato l’amore della Madonna, infatti mi ha guarito dal mio male più profondo. E me ne sono accorto solo due anni dopo. Quando ho realizzato che dentro di me Maria aveva definitivamente colmato tutti i buchi, quelli lasciati da mia madre e da allora non mi sono mai più sentito solo, abbandonato, rifiutato, mortificato come ricorrentemente accadeva prima. Inoltre, proprio in quel momento ha reso possibile l’incontro con Simona, la donna che sarebbe diventata mia moglie. Senza prima incontrare la Madonna, mai avrei potuto sposarmi, tantomeno con questa donna. 

Il male, di cui ho già parlato, che fin da bambino mi aveva dato le sofferenze più grandi, era quel senso violento di rifiuto, abbandono e solitudine che avevo sperimentato fin nel grembo materno, quando mia madre soffriva terribilmente e che associavo inconsciamente alla morte. Seppur giovanissima, mia mamma era meravigliosa con me e mi rendeva spesso molto gioioso. Grazie a lei non porto conseguenze della malformazione del piede. Ma spesso era a letto a causa d’intense cefalee che l’annullavano completamente e rivivevo quella morte. Crescendo, continuavo a percepire ogni rifiuto con la stessa drammatica mortificazione, che provocava impotenza e rabbia e mi rendeva fragile e troppo dipendente dall’accettazione altrui. Così, ancor prima dell’adolescenza, mi ero chiuso a lei e a tutti per non sentire mai più quella lacerazione interiore insostenibile come la morte, che si verificava, prima o poi, ogni volta tenessi un po’ di più a qualche persona, su cui proiettavo le richieste deluse da mia madre e che nessuna persona avrebbe mai potuto pienamente soddisfare. 

Vivevo in una famiglia meravigliosa e mi dava una grande gioia interiore che porto ancora dentro. Ed era vero, ma come ho già raccontato, è solo una parte della realtà. Talvolta, in un attimo, tutto si trasformava, mia madre scompariva a letto e mio padre era molto assente. Oppure diventava improvvisamente violento. Troppo violento, perché credeva che fosse meglio essere duri con i figli, per il loro bene. In realtà a me e a mio fratello dava anche tantissime immense gioie, che ancora ricordo bene. Ma anche i frequenti contrasti fra i miei genitori che denotavano un’incapacità di cogliere l’altro se non in certi momenti - peraltro molto intensi interiormente - mi dilaniava. Proprio l’estremo contrasto che vivevo mi ha sempre portato a riflettere molto su queste dinamiche. Com’era possibile sperimentare tanta vita e poi improvvisamente questi buchi attraverso cui entrava tanta morte? Io ne ho sofferto in maniera particolare, ma credo che riguardi molte persone. 

La maggior parte delle persone, proprio perché magari ha vissuto contrasti meno forti di quelli che ho vissuto io, ha avuto maggiore facilità a dimenticare o addolcire il ricordo delle sofferenze vissute da bambini. Però queste rimangono presenti nell’inconscio, ci segnano ed è bene prenderne piena consapevolezza perché producono effetti ancora oggi. Tutti desideriamo il bene, l’amore, la pace, eppure nel mondo quant’è difficile trovarli. Come reazione inconscia al male che subiamo, lo perpetuiamo. “Faccio il male che non voglio e non faccio il bene che voglio” scrisse San Paolo sintetizzando perfettamente la condizione umana. Illuminato, ma anche responsabilizzato dall’esperienza ultraterrena di mio nonno Alberico, non potevo adattarmi al non amore, sentivo la forte la vocazione alla verità, alla giustizia, all’amore. Dentro di me non potevo accettare passivamente il male che vedevo intorno, che subivo, che sentivo presente interiormente in me. 

Quali sono le chiavi per uscire dalle ripetizioni di questo male, o peccato originale, che si tramanda di generazione in generazione, in cui il Diavolo s’inserisce perché nulla cambi mai veramente? Male che lascia ferite profondissime che sanguinano dentro di noi senza che talvolta neanche ci accorgiamo, tanto è profondo in noi, ma che sempre condiziona tutti i rapporti più intimi? Le uniche chiavi capaci di individuare e risolvere tutti i nessi causa-effetto fra il nostro passato e il nostro presente, sono la luce della scienza e quella della vera carità, con cui è possibile entrare nell’inconscio e permettergli di ricollegarsi con un Amore più grande di quello umano che solo può guarirlo davvero. Ma non senza la mia collaborazione. Non senza tutta l’umiltà di comprendere che i mali sono più forti di me. E che se non mi muovo, se non sono disponibile a un vero e completo cambiamento, è inutile che prego ore e ore, ma poi continuo a ripetere errori che non so neanche da dove originano. 

Queste chiavi liberano da tutti i mali dell’uomo: spirituali, caratteriali, sessuali, del sistema nervoso, corporali e mentali. Perché tutti i mali personali sono conseguenza del grande contrasto fra tutta la realtà esterna a noi e che incontriamo fin dal grembo materno. Realtà che non è della stessa qualità del nostro Io Potenziale, immagine e somiglianza di Dio, privo di male e in cui agisce sempre tutta la forza della Creazione. Anche se non ce ne accorgiamo. Una forza ordinata, intelligente e rispettosa che è la vita e che è Dio, la forza più potente che esista, e che continua a creare incessantemente e a sorreggere il tutto, anche ogni nostra singola cellula. 

Tutta questa realtà immensamente meravigliosa della nostra persona contrasta con la forza della Morte che domina il mondo e porta disordine, confusione, inganno e dolore infinito. Il bambino appena concepito è frutto solo della forza della Creazione, Amore puro, figlio di Dio non degli uomini, puro Eros senza ancora Tanatos o morte. Ma questa morte che origina dal diavolo entra nel bambino attraverso il rapporto con gli uomini condizionati dal Male, non necessariamente per loro colpa e senza che neanche si accorgano. E lo condiziona.

Quando ho letto dell’Io Potenziale sul libro “Uscire da ogni inganno” di P. Angelo Benolli ho esultato di gioia perché finalmente davo il nome più adatto a tutto ciò che di meglio e di più vivo avevo sentito in me, ma che non riuscivo a mantenere e ad esprimere ordinatamente a causa dell’incapacità di chi mi era intorno di cogliere e rispettare pienamente questa grandiosità. Quindi compresi subito che ero sulla strada giusta e per alcuni anni lavorai su di me per cogliere meglio, rispettare ed esprimerlo ordinatamente nell’amore, questo Alberico Potenziale così tanto calpestato. Iniziai a comprendere come evitare di ripiombare in meno di un istante in una negatività orrenda. 

Pochi anni dopo, leggendo, fra il candore della neve e il calore della febbre, quella portentosa storia di amore accaduta a Lourdes, sono riuscito a immedesimarmi quanto necessitavo in quella fragile pastorella il cui Io Potenziale la smuoveva fino a uscire di notte per andare ad incontrare quella donna così bella, perché solo Lei le faceva sentire tutto quell’amore infinito dentro se stessa. Quell’amore che evidentemente aveva già sperimentato dentro di sé nel concepimento e che riconosceva come unica cosa davvero importante per lei. Non le importava nulla del buio, del freddo, dei divieti, delle percosse, delle minacce dei genitori, dei gendarmi, dei preti e dei dottori. Voleva quell’incontro oltre ogni cosa al mondo perché era l’unica che la faceva sentire così bene, così in pace. 

“Vorreste farmi la cortesia di venire qui per 15 giorni” le disse la Signora, mostrandole una gentilezza e un amore che mai altre persone le avevano riservato, povera e ignorante com’era. Al momento giusto Bernadette sentiva interiormente una chiamata incontenibile che la faceva andare alla grotta per l’incontro, non si fermava tanto a ragionare, proprio perché non si sentiva affatto intelligente. Era il suo Io Potenziale a smuoverla e questa relazione così forte, così inconscia, mi colpì profondamente. Con quanta Grazia la Madonna trattava quella che tutte le persone consideravano come “ultima”. Perché non solo era piccola di età, ma anche di statura rispetto alle coetanee, poi era anche femmina e sempre malaticcia, tonta, poverissima e di non buona famiglia. E proprio per tutte queste cose soprattutto era immensamente umile, perciò La Madonna ha scelto lei, per parlare a tutti noi. Per dimostrarci quanto sono lontani da Lei tutti i ragionamenti e i condizionamenti umani, le barriere sociali e culturali che ci ingabbiano. 

La Madonna forse ha scelto Bernadette, ultima di ogni piramide sociale proprio perché ci vuole far comprendere che Lei ci ama indipendentemente da ciò che siamo, da ciò che sappiamo o vogliamo o abbiamo. Proprio perché Bernadette non poteva appoggiarsi sul suo “Io Reale” era così piena di “Io Potenziale”. Ma dopo questo incontro diventa capace di un carattere, una pazienza, una forza e un’indipendenza da tutto e da tutti davvero incredibile. Solo quell’amore le interessava, la rendeva capace di essere veramente se stessa, in pace, serena, forte e piena di amore per tutti.

Grazie alla ammirevole e benedetta opera di Laurentin, il maggior esperto al mondo di studi sulla Madonna, scaturita da un approfondimento e una meditazione di anni e anni su questi fatti, m’immedesimai in Bernadette, in quel suo movimento interiore così mirabilmente descritto. Riprovando dentro di me quel trasporto incontenibile d’amore che talvolta sentivo da bambino, ma anche quello adolescenziale che mi spingeva potentemente verso le ragazze e che per tanti anni mi aveva mosso verso quella che era l’unica ragazza in grado di farmi sentire vivo al massimo livello. La ragazza che segnò la mia vita per dieci anni.

Biondissima, bellissima, dolcissima, nello scambio intenso con lei sentivo vivere tutte le mie potenzialità. Ma in un attimo, a causa d’inezie, dal paradiso sprofondavamo violentemente negli inferi del senso di rifiuto-abbandono-tradimento-morte, che sia io sia lei avevamo subìto nella relazione con nostra madre. E quindi senso di mortificazione assoluta, accuse di non amore, liti, pianti, riappacificazioni, giuramenti d’amore infinito, risate e sesso smodato per poi ricominciare a litigare, in una dipendenza crescente l’uno dall’altra che ci distruggeva sempre di più. Un perfetto caso d’incesto, che in psicologia non è tanto il rapporto sessuale fra familiari, quanto il rapporto patologico fra due persone in cui queste per mantenere una relazione che non è di amore, ma di dipendenza, cercano di adattarsi e gradualmente perdono la propria identità. Quanto avrei dato per comprenderlo allora, perché per l’inganno di ciò che credevo amore, ha rovinato 10 anni della sua e della mia vita. 

Questa spinta immensa verso quella donna del mio passato, con tutta quella febbre, la sentii di base identica a quella della pastorella verso l’Immacolata Concezione. Purificato nella castità che con grande carattere e soprattutto grazie a Cristo stavo sperimentando in quel periodo e che per assurdo mi faceva sentire sessualmente forte come mai prima e pronto ad innamorarmi di nuovo, rivissi in modo nuovo tutta quella spinta, ma stavolta la sentii rivolta stranamente ad una “persona” che sempre avevo snobbato, ma che stavolta era quella giusta: Maria. La sola che essendo vera Donna e soprattutto vera Madre avrebbe potuto con il suo amore profondamento rispettoso e fedele, sanare quelle mie ferite infantili che impedivano di relazionarmi con maturità alla donna. Diceva Dante: “Qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz’ali”. Chi vuole la Grazia di vivere nell’Amore e non ricorre alla Madonna, vuol volare senza ali. Dio quanto è vero. Drammaticamente vero. Meravigliosamente vero.



Divino Amore

Poco tempo dopo ero al Santuario del Divino Amore, turbato dalla paura di ingannare e far soffrire Simona, la donna verso cui, proprio dagli stessi giorni della febbre, mi sentii poderosamente attratto. E che pur conoscevo da tanti anni, ma non avevo mai considerato molto più di una cara amica. Pregai intensamente verso quel quadro, non sapevo se era il caso di iniziare una nuova vera relazione, sentivo che potevo essere ricambiato da lei, ma non sapevo a che punto ero con i miei condizionamenti e avevo una paura paralizzante. In un attimo percepii che la Madonna tendeva le mani verso di me e il mio cuore comprese un messaggio chiaro: “Stai con me e tutto andrà bene”. 

In un attimo mi sentii leggero, liberato da quel dubbio tremendo che mi preoccupava da settimane. Incredibile eppure mi aveva dato la chiave per il mio futuro. Io mi ponevo la domanda sbagliata, cioè se dovevo iniziare una relazione o no, Lei rispondeva in maniera completa: il punto, non era che io mi fidanzassi oppure no, il vero punto era ed è che io dovevo stare con Lei prima che con chiunque altro, per poter essere davvero me stesso: indipendente, forte, capace di amare e in pace. 

Che importa sposarsi o meno, avere figli o no, ciò che importa è solo essere gioiosi, liberi e pieni di amore, quindi vivi. E per essere così occorre sentirsi amati immensamente, come nessuna persona umana può, a parte la Madonna appunto. Che è persona umana prima ancora di madre di Dio. Il suo amore per noi ce l’ha testimoniato attraverso Bernadette e continuamente ancora oggi ce lo testimonia con i suoi messaggi, forse anche con questi appunti che stai leggendo. Ci ama con una presenza indiretta perché più rispettosa della nostra persona, non si vuole imporre perché ci vuole indipendenti e liberi. Anche di avvicinarci o meno a Lei.


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