acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

E le categorie cantano: no, io no

La litania di farmacisti, tassisti, avvocati: liberalizzate gli altri, non toccate noi. Così si resta immobili e l’Italia va a fondo

Mer 21 Dic 2011 | di Armando Marino | Soldi

Invece di Jingle Bells, due cantilene hanno accompagnato il nostro Natale e ci hanno introdotto al nuovo anno. La prima è la filastrocca delle tasse. Lunedì: quella sulla casa. Martedì: quella sui conti correnti. Mercoledì: le pensioni e così via deprimendosi. Ma, in fondo, è un refrain che ci accompagna già da un po’ di tempo, proprio come l’altro, quello delle categorie.
I farmacisti: non tocca a noi essere liberalizzati. I tassisti: e perché proprio noi? Avvocati: manco a parlarne. Notai: più liberalizzati di così! Altro che Italia dei mille campanili, siamo il Paese delle gilde medioevali, scopriamo di non essere tanto diversi dall’India, dove la suddivisione in caste comporta un futuro predeterminato per i figli: chi viene da una famiglia di paria sa già che non farà lo stesso lavoro del rampollo di un bramino. Tutto questo ha un costo salato, oltre al fatto che non si premiano i più bravi. Per carità, i tassisti hanno certamente ragione, perché hanno comprato una licenza pagandola magari 200.000 euro, se si decide che chiunque può fare il tassista o anche solo si aumenta di molto il numero delle licenze in circolazione, chi ha investito una cifra enorme in una licenza rischia di vederne azzerato il valore. E i farmacisti? Hanno ragione: dopo aver tanto studiato e investito, se i farmaci vengono venduti pure al supermercato, la concorrenza li impoverirà. Ma non ha ragione anche il dipendente assunto a tempo indeterminato a voler mantenere la certezza matematica del proprio posto di lavoro? Non è anche quello un investimento? Il problema è che il Paese naviga in cattive acque: se nulla può cambiare, nessun diritto acquisito essere modificato, l’Italia resterà immobile. E in queste acque, se non si nuota, si va a fondo.
Liberalizzare almeno in parte taxi e farmaci, diminuire il peso della burocrazia (inclusa quella dei notai), rendere più facile l’apertura di attività imprenditoriali, senza chiedere mille autorizzazioni, ma controllando in modo molto più stringente (dopo l’avvio dell’impresa) che le leggi siano rispettate. La ricetta, sulla carta, è semplice. Ma richiede di intervenire sui diritti acquisiti, nonostante le buone ragioni di ognuno. Solo se ciascuno di noi accetta una fetta di ragionevoli sacrifici, una fetta più grossa per chi è sempre stato privilegiato, e solo se questi sacrifici andranno nella direzione di rendere più efficiente la nostra società, avremo una speranza di restare a galla. è una sfida che non ci lascia alternative. Buon 2012 a tutti noi.             
 


Condividi su: