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Era digitale: Stato primitivo

Posta certificata in ritardo, flop del censimento on line, ritardi nei certificati elettronici: viaggio nell’Italia digitale che stenta a decollare

Mer 21 Dic 2011 | di Claudio Cantelmo | Attualità

Parlare con lo Stato via internet? Un terno al lotto o quasi: tra posta certificata zoppicante, invii telematici e adempimenti elettronici a singhiozzo, il rischio di sbattere contro un muro di gomma neanche troppo virtuale è assai concreto.

CENSIMENTO ON LINE
Il censimento on line? Un mezzo disastro, con disagi continui sul web: nella sola mattinata del 9 ottobre 2011, primo giorno utile per la consegna telematica, ci sono stati 500mila accessi al sito dell'Istat, subito andato in tilt. L’Ente ha cortesemente invitato a non avere fretta: in fondo ci sarebbe stato tempo sino al 31 dicembre e gli utenti più sarcastici hanno trovato la spiegazione nel maltempo. L’Istituto ha replicato che Telecom (fornitore dell'infrastruttura informatica che regge il censimento on line) avrebbe potenziato la rete, cosa effettivamente avvenuta ed il disservizio in fin dei conti non ha causato un danno reale agli utenti. L’episodio è stato però emblematico di una certa sfiducia con cui a volte in Italia la cosa pubblica sposa i nuovi canali digitali. È bene sottolineare che nell’impervio mondo dell'e-government il rapporto on line tra cittadino e Stato non sempre è così traumatico, anzi alcuni servizi digitali come fisco e previdenza funzionano persino meglio che nei Paesi tecnologicamente più accreditati; altri zoppicano vistosamente e altri ancora sono addirittura previsti sulla carta, ma non sono mai partiti.


Pec per tutti! Forse…
“La posta elettronica certificata, la cosiddetta Pec, è disponibile da oggi gratuitamente per 50 milioni di cittadini italiani”, tuonavano il 26 aprile 2010 dal Ministero per l’Innovazione, mentre l’ex ministro Renato Brunetta, mullah della rivoluzione informatica, si recava all’ufficio postale per completare la procedura di attivazione della sua casella email. Utente fortunato, dal momento che in quelle stesse ore moltissimi suoi concittadini tentavano di accedere al sito e di attivare la casella email ufficiale di dialogo con la PA, non riuscendoci: il portale era bloccato. Eppure, la Posta elettronica certificata doveva servire proprio a snellire il dialogo con la pubblica amministrazione, garantendo valore legale alle comunicazioni. Motivo del disservizio? L'inatteso «boom» di contatti. Tutto finito quel giorno? Macché! Poco dopo, però, il sito torna visibile: problema risolto? Manco per niente: la lettura degli ulteriori commenti merita citazione: «Tentata registrazione alla pagina di dettaglio - scrive l’utente Giuseppe –, si immettono i dati, si inviano alla centrale e il sito va in crash. E se si riprova ad accedere nuovamente?  Mi dice che è già esistente una richiesta col mio codice fiscale… Da manicomio!»

cammino ancora in salita
A distanza di quasi due anni, la situazione è certamente migliorata, ma sono comunque solo 13 le Regioni che hanno attivato le caselle di posta elettronica certificata e fra le assenze spicca la Lombardia - commenta Fulvio Sarzana, avvocato specializzato nella materia -, e poco più di 300mila sono i cittadini che hanno richiesto la Pec. Decisamente pochi per poter parlare di rivoluzione. Come mai?
La prima analisi critica riguarda il procedimento di attivazione: prima occorre registrarsi online e poi recarsi fisicamente presso gli sportelli postali, conseguenza che fa abbassare il numero di caselle attive, che non supera le 200.000 (fonti agenzie postali).
Sono poi numerose le critiche per un sistema che obbliga il cittadino a eleggere domicilio coattivo presso Poste Italiane e Telecom Spa, affidando a questi soggetti privati 500 mega di proprie informazioni personali.
Non si poteva – chiedono in molti - consentire al cittadino l'attivazione presso il proprio Comune? Inoltre, altra nota stonata, la PEC non è utilizzabile per la gestione di nessuna relazione d’affari o comunque a rilevanza giuridica al di fuori del rapporto tra PA e cittadini. Quello che risalta maggiormente è la scarsissima promozione del servizio tra i cittadini, che sono quasi all'oscuro della Pec e delle sue funzionalità, e spesso gli stessi operatori di sportello stentano ad afferrare il messaggio: l'idea di una comunicazione digitale tra cittadini e Stato è senz'altro encomiabile, ma a condizione che si investa realmente affinché il servizio si diffonda spiegando i vantaggi agli utenti. Se così non fosse, ci si troverebbe di fronte all'ennesimo servizio pubblico flop, a cui purtroppo gli italiani sono spesso abituati.

RICETTE IN RETE: UNA CHIMERA
È ancora a metà del guado, invece, il servizio delle ricette on line. Allo stato attuale il medico inoltra la prescrizione via Internet alla farmacia, dove però il paziente deve portare ancora la ricetta cartacea. Il processo sarà tutto digitale entro settembre 2012, promettono dal Ministero, ma il nuovo sistema viaggia col freno a mano. Nelle due regioni coinvolte nella sperimentazione (Piemonte e Campania) lo scenario è a tinte fosche: circa 1/4 dei medici coinvolti nel progetto non ha inviato neanche una ricetta elettronica; il 10% occasionalmente e il restante 65% ha compilato in tutto 3-4 ricette telematiche. A scattare la fotografia è la Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), il cui vicesegretario nazionale Silvestro Scotti va giù duro: «Questa sperimentazione è stata un flop. Al momento l’intero impianto è improponibile. Ai medici mancano gli strumenti idonei per operare: linea adsl, software, eccetera». L’avvio del sistema – con l’eccezione della Lombardia, dove la ricetta online è una realtà già da qualche anno – prevede che il paziente possa recarsi in farmacia con la tessera sanitaria e un codice attribuito alla ricetta in modo che il farmacista, collegandosi al sistema, legga automaticamente la prescrizione. La ricetta elettronica, partendo dallo studio del medico che la compila, arriverà online alla Regione e al ministero dell’Economia, favorendo così il controllo sulle prescrizioni e sulla spesa. L’innovazione dovrebbe garantire un taglio del 30% della spesa farmaceutica.

Certificati e prenotazioni
Luce verde per i certificati medici digitali: si stima che più della metà di essi verrà emesso nel 2012 in forma elettronica. Ogni anno ne vengono inviati all’INPS circa 100milioni e il costo di gestione del cartaceo, per ognuno di essi, era pari a circa 10euro, con una spesa complessiva di un miliardo. La gestione digitale abbatte tali esborsi sino al 90%.
I passati problemi hanno tuttavia lasciato un segno: i certificati elettronici prodotti nel 2010 sono stati 16milioni, mentre l'obiettivo ministeriale era quota 50milioni, traguardo che sarà probabilmente raggiunto nel 2012, salvo ulteriori imprevisti. La rivoluzione è incompiuta anche per i Cup (Centro prenotazione on line degli esami): ce l'hanno solo alcune Asl dell'Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia e Piemonte. Pochissime quelle che forniscono i referti on line: solo il 29%.

Tecnologia in periferia
È evidente poi che per trovare i migliori servizi e-government bisogna abbandonare le periferie: nella categoria dei servizi mal funzionanti svettano quelli delle pubbliche amministrazioni locali.

Ecco le eccellenze
Ma ci sono delle eccellenze anche in Italia. La Regione Friuli Venezia Giulia ha dotato i propri cittadini di un'unica tessera elettronica, la Carta regionale dei servizi, che è codice fiscale, tessera sanitaria e tessera europea di assicurazione malattia. Il Comune di Perugia ha creato una banca dati web dei curricula professionali. Quasi tutte i Comuni hanno adottato l'albo pretorio on line completo di bandi e delibere; sono ormai digitalizzati completamente l'iscrizione all'Inps, i servizi per benefici sociali vari e numerose pratiche per le imprese. Ma solo una netta minoranza di amministrazioni locali italiane rilascia certificati via internet: circa il 10% nel 2010, secondo l'Istat. Adottare sistemi di pagamento on line è il punto dolente delle amministrazioni locali, come ammettono fonti dello stesso ministero, che sta concertando con le banche una piattaforma comune. Lo stato digitale funziona dunque a macchia di leopardo, così si spiega come mai solo il 22,7% degli italiani lo abbia utilizzato lo scorso anno, quintultimo posto nell'Unione europea. Risolvere il problema sarà la sfida da qui al 2014. Nel frattempo, buona coda.                                                      
 



LA PEC CHE VERRÀ
La Posta Elettronica Certificata (PEC) è ampiamente adottata in Province, Comunità Montane e Regioni, informano dal Ministero dell’Innovazione, con una presenza superiore al 60%, mentre nei Comuni (dotati di PEC complessivamente per il 44%), tale livello è raggiunto solo nella fascia dieci-ventimila abitanti e sopra i centomila. Nei piccoli Comuni il dato non supera il 20%. Per quanto riguarda l’utilizzo da parte dei dipendenti emerge un quadro di sostanziale equilibrio per quanto riguarda Comuni e Province: in entrambi i casi circa il 15% del personale è dotato di PEC, mentre un valore più elevato si registra nelle Comunità Montane (34,8%). Nelle Regioni il dato scende al 7,8%. Le previsioni di crescita nell’adozione dello strumento sono però positive: la maggior parte delle Amministrazioni che ancora non la utilizzano è coinvolta in progetti di implementazione ed è quindi ipotizzabile che in un arco temporale di due anni la diffusione della Posta Certificata raggiunga l’80% in tutte le tipologie di Enti.
 


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