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Chef che diventano star

La tv scopre la cucina-spettacolo (e risolleva l’audience)

Gio 22 Dic 2011 | di Stefano Cortelletti | Cucina
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Diventeremo tutti cuochi provetti, basta guardare la tv. Una volta erano le nonne e le mamme che insegnavano alle proprie figlie come stendere bene una sfoglia, come fare la pasta e con cosa condirla; poi si è passati ai libri di cucina: non c'era una neo sposa che non avesse intere enciclopedie di antipasti, primi, secondi di carne, secondi di pesce, contorni, dolci, conserve.
Oggi basta sintonizzare la tv su un qualsiasi canale e a qualsiasi orario, non solo intorno mezzogiorno, per trovare programmi di cucina.
RaiUno con la "Prova del Cuoco" ha creato un duello tra due personaggi famosi - o presunti tali - affiancati da chef professionisti. Mediaset ha risposto con "Cotto e Mangiato", poi è toccato a "Cuochi e Fiamme" su La7, "In cucina con Ale" su Real Time, "Hell's Kitchen" su Cielo, “Masterchef” e “Il boss delle torte” su Sky. I cuochi diventano divi: Gordon Ramsey, Alessandro Borghese e più recentemente Carlo Cracco e Bruno Barbieri sono personaggi pubblici a tutti gli effetti. Simone Rugiadi, star di “Gamberio Rosso”, ha addirittura partecipato all'Isola dei famosi. La tv, tutta d'un tratto, si è accorta che la cucina può essere trasformata in spettacolo.  Ed il pubblico premia queste scelte.
Gianfranco Vissani è il pioniere che ha “sdoganato” la cucina in televisione fin dagli anni Novanta. Dal 22 gennaio sarà in onda tutte le domeniche su La7 con una trasmissione dal titolo “Ti ci porto io”, con Michela Rocco di Torrepadula: un viaggio attraverso la qualità della vita degli italiani, raccontata attraverso i piatti e i personaggi tipici dei vari luoghi.
«La cucina è una forma d'arte al pari della letteratura, della pittura, della letteratura. Nel mondo la nostra gastronomia è rinomata, copiata, invidiata. Abbiamo il piacere di mangiare bene, anche un semplice tramezzino va preparato con coscienza. Dedichiamo tempo alla colazione e all'happy hour, i supermercati dedicano interi scaffali ai prodotti tipici, ai cibi biologici. Tutti vogliono cucinare, ma non si rendono conto che la preparazione del piatto inizia dalla scelta del prodotto».

Perché tutti questi programmi di cucina in tv?
«Chi vuole risollevare gli ascolti di un canale televisivo mette programmi di cucina nel palinsesto ed il risultato è garantito. Anche sui giornali, una volta la gastronomia era nelle ultime pagine, oggi la ritroviamo tra le prime. Come ha scritto Gian Antonio Stella, i cuochi hanno potere».

Tanto potere da rendere la cucina un reality show?
«Io non sopporto i reality, perché non dicono mai la verità e non è possibile non raccontare la verità sulla cucina. L'ultimo in ordine di tempo è “Masterchef”, condotto da tre professionisti validi che forse cercavano un posto al sole. La cucina ha reso grande l'Italia e bisogna portarle rispetto».

I programmi televisivi portano a sminuire questa forma d'arte?
«La cucina è sacrificio. Negli anni '60 c'è stato il boom delle grandi cucine nelle famiglie benestanti, che chiamavano le signore di paese, depositarie delle tradizioni culinarie nostrane, ad occuparsi di pranzi e cene. Oggi il loro posto è occupato dai filippini ed in generale dagli extracomunitari. E la stessa cosa avviene nei ristoranti. Ho un po' di diffidenza nei cuochi italiani che si mettono a fare i divi, che vogliono sorprendere la critica gastronomica perdendo di vista il sacrificio, la valorizzazione dei territori di provenienza dei prodotti. Salgono in cattedra e spiegano come si preparano i piatti, ma non insegnano a fare la spesa, e questo è un errore».

Dunque meno spettacolo e più cuore in cucina?

«è bene che noi italiani ci rendiamo conto che non abbiamo nulla da copiare. Alla Francia abbiamo insegnato a cucinare grazie al trattato di cucina di Bartolomeo Scappi, nel cinquecento, l'Inghilterra va per conto suo. L'Italia ha un campanilismo culinario di cui andare orgogliosi: spesso cambiano i sapori da una sponda all'altra di un fiume. Questo deve raccontare la televisione».   
 



CHI È VISSANI         
Gianfranco Vissani, umbro, è considerato uno dei cuochi più importanti d'Italia. È promotore di una cucina di alta qualità, basata su ingredienti genuini e su piatti della tradizione italiana, ma interpretati con grande creatività e con molta fantasia. Da vent'anni è in tv raccontando le tradizioni culinarie d'Italia. Il suo ristorante divide il podio con quello di Massimo Bottura come migliore d'Italia nella guida del Gambero Rosso. Una delle sue citazioni più celebri: “Gli ingredienti di un piatto son come cavalli: bisogna saperli domare”.


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