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L’incubo dei giocattoli verdi

Quale è il regalo più adatto da comprare a mio figlio?

Ven 27 Gen 2012 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Non so se esiste un piacere più grande di quello che si prova da bambini quando si scarta un regalo e si scopre che è un giocattolo, meglio ancora quello che tanto desideravi? Da bimba sprizzavo gioia ogni volta. Mai avrei immaginato che dietro quell'incarto colorato e gioioso ci fosse così tanta sofferenza. Proprio così: sofferenza. Perché, parliamoci chiaro, non è mica così facile scegliere il regalo adatto per i propri figli (se sono i figli degli altri poi...). I miei due angioletti sono divisi esattamente a metà: uno brama tutto ciò che è elettronico, l'altro è un creativo vecchio stile, sbava per i colori, la plastilina e i giochi dove c'è da comporre e scomporre. Ma una mamma deve fare i conti anche con i sensi di colpa sempre in agguato. Dimmi che regalo fai e ti dirò che mamma sei. Lo scorso Natale ho bloccato mio marito che voleva regalare al più grande un perfetto set per trasformarlo in un marine appena sbarcato su un campo di battaglia: elmetto, occhialino, bombe a mano e un mitra dall'effetto sonoro iperrealistico. Ma regalare giochi di guerra è senz'altro l'ultimo tabù. Anche se… A dire il vero l'ho frenato più perché mi sono sentita giudicata dal Grande Tribunale delle Mamme Perfette piuttosto che per convinzione. Siamo proprio sicuri che un bimbo che gioca con una pistola da grande sarà un fanatico delle guerre oppure un serial killer? Ho amici che hanno letto e leggono fumetti di guerra per tutta la vita, ma non sono mai diventati dei fanatici pro bombardamenti. La verità è che non è così facile prevedere l'effetto che avrà sulla formazione di un bambino il confrontarsi con un gioco che, attenzione, non è la guerra vera, ma una raffigurazione di essa. Mi pare evidente che nemmeno le abitudini dei nostri genitori ci influenzano sempre nella stessa direzione. Intendo dire che ho visto padri e madri allevare bambini nel culto di valori progressisti e di sinistra e ritrovarseli, una volta più grandicelli, praticamente filo-nazisti. E viceversa. Spesso crescendo si finisce col rigettare i valori di famiglia, un modo per acquisire una propria identità. Ecco perché ultimamente è aumentato il mio imbarazzo quando mi aggiro tra gli scaffali dei negozi di giocattoli. L'ultima moda è il divertimento "verde". è in vendita un cane che mangia i biscotti e fa la pupù, così il fortunato padroncino può imparare a raccogliere gli escrementi e a conoscere il lato meno gradevole del possedere un animale. Oppure il plastico per realizzare un perfetto sistema piantando semi in un'apposita gelatina e allenandosi ad accudire e rispettare anche le nostre amiche piante. Per non parlare dell'infinità di giocattoli elettrici, ma alimentati da pannelli fotovoltaici. Tutto splendidamente educativo, tutto all'insegna di una moda iper-ecologista a cui sembra proprio che non si possa e non si debba sfuggire, a meno di non essere pessime mamme. Ma siamo sicuri che il bimbo che scarta il regalo e trova il cane che fa pupù lo ricorderà come un'esperienza felice e non maledirà invece negli anni a venire la mamma, rinfacciandole di non avergli mai comprato colt e cinturone da Far West? E non è che per reazione diventerà un nemico dei cani? Va bene, calma, è solo un paradosso, tanto per ridere. Però, però… E quei giocattoli col pannello solare che di sera restano tristemente inchiodati? Non è che convinceranno il pupo a diventare da adulto un fan sfegatato del nucleare? Scherzi a parte, personalmente trovo che ci siano degli eccessi in questa moda del giocattolo verde. Ed è giusto che a scuola si insegni il rispetto del pianeta, ma senza fare campagne ideologiche. Qualche settimana fa a una serata con amici e relativi figli, il mio rampollo più cresciutello ha ripreso la zia perché fumava. Ma non le ha rimproverato di compromettere la sua salute: le ha detto che così aumentava l'effetto serra! Da grande sarà un militante di Greenpeace o per reazione girerà solo in Suv? Oltretutto non sono così convinta che questi giochi siano poi così rispettosi dell'ecosistema. L'etichetta verde ormai si appiccica con una certa facilità, perché le aziende sanno che fa vendere e permette di alzare i prezzi. I giochi in questione infatti erano tutti piuttosto costosi: niente al di sotto dei 20 euro. Ho il sospetto che si finisca col ricadere in un'altra, più sottile, forma di consumismo che forse tacita le nostre coscienze, ma non rende i nostri bimbi più felici e ad esempio non li spinge a giocare all'aria aperta e nella natura, che in fondo è il comportamento più ecologico che mi venga in mente. Non è che alla fine il gioco più "verde" è sempre la cara vecchia palla?


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