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La minaccia dell’est

Innovazione e sviluppo tecnologico: un primato da difendere a tutti i costi

Ven 27 Gen 2012 | di Manuela Senatore | New York

In America hanno inventato Google, l’iPhone e i libri digitali, tutti simboli di forte innovazione. Eppure tanti si preoccupano di perdere il primato del progresso nei confronti di paesi come la Cina, Singapore e l’India. Sono i dati reali a spaventare gli economisti: secondo l’ultimo World Economic Forum gli USA sono solo al quinto posto per sviluppo tecnologico e competitività; gli investimenti in ricerca e sviluppo crescono in Asia, mentre qui sono rimasti costanti dagli anni ottanta: in Cina e India si laureano più ingegneri e scienziati, si pubblicano più tesi e si approvano più brevetti che in America.

Innovazione motore della crescita
Le industrie tecnologiche hanno un impatto decisivo sull’economia degli USA: basti pensare che dagli anni ottanta in poi quasi tutta la creazione di posti di lavoro è scaturita da aziende con meno di cinque anni. Secondo l’autore e opinionista del New York Times Thomas Friedman, gran parte della percentuale di disoccupati (ora l’8,5%) dipende dalla domanda insoddisfatta di lavoratori innovativi e indica lavori spariti per sempre. Il talento a basso costo è a portata di mano e gli impiegati che si limitano a fare il loro compito vengono licenziati in tempi di recessione.
Il dibattito sullo stato dell’economia è quindi diventato un dibattito sullo stato dell’innovazione in America, perché per creare lavoro servono idee e invenzioni che si possano convertire in prodotti pronti per il mercato. Sono le stesse innovazioni che trasformarono i computer da calcolatori giganti per pochi eletti a infrastruttura della comunicazione di tutta la società, o che fecero del laser uno strumento quotidiano per scandire i codici a barre, per stampare i CD o per correggere la vista.

Dall’università al mercato
Dietro il successo economico di una nuova industria a tecnologia avanzata c’è sempre qualche studente brillante e ambizioso che riceve l’istruzione migliore e fa pratica per migliaia di ore. Mentre apprende o si dedica alla carriera accademica, pensa anche a creare la sua azienda, grazie alla mentalità imprenditoriale che si assorbe in posti come il MIT o il Caltech. Molte delle innovazioni americane nascono dalla ricerca avanzata che si fa nelle università, per poi diventare prodotti e processi che generano guadagni in produttività e posti di lavoro: basti pensare alla rivoluzione della ‘tecnologia dell’informazione’, che dal 1995 al 2000 ha comportato un tasso di crescita superiore al 4% e aumenti di produttività del 3,5%.

Come difendere il primato
Alcuni osservatori mantengono fiducia nel primato americano, pensando ai punti di forza del paese: il possente mercato e la cultura imprenditoriale, più forte di quella di altre nazioni incluse Cina e Giappone. Molte aziende USA continuano a primeggiare in innovazione. I più ottimisti offrono alcune ricette per salvare il primato: attirare talenti nelle università e fornire loro tutto il supporto di cui hanno bisogno; favorire la cultura imprenditoriale nell’ambito accademico; mettere a disposizione denaro pubblico e privato per far crescere nuove idee; favorire la crescita di distretti d’innovazione e, soprattutto, ritornare a produrre negli Stati Uniti (messaggio su cui il Presidente insiste parecchio) perché non serve generare idee in patria se i prodotti li fanno altri paesi. La lezione degli ultimi anni è che, così facendo, si perdono posizioni di mercato.
Inoltre c’è bisogno di un cambiamento culturale, perché troppo spesso vanno di moda personaggi che hanno ottenuto il successo imprenditoriale senza laurearsi o prendere il dottorato. Questi casi, avvertono gli esperti, sono delle rarità, perché per fare progressi in ambito scientifico (ad esempio nel settore delle energie rinnovabili) è necessaria una formazione sofisticata in ingegneria, chimica e fisica. Allo stesso tempo i media possono fare di più per celebrare gli scienziati e gli inventori accanto alle celebrità sportive. Aumentare il prestigio degli scienziati imprenditori sarebbe il modo migliore per convincere gli adolescenti di oggi a scegliere il loro stesso percorso accademico e a diventare gli scienziati di domani.


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