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Africa, più anima meno soldi

A colloquio con Hélène Yinda, tra le ideatrici della campagna per il Nobel per la Pace alle donne africane

Ven 27 Gen 2012 | di Lucia Cosmetico - foto di Salvatore Logica ed Hélène Yinda | Attualità
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Insegnare una teologia popolare capace di risvegliare curiosità e nuova coscienza nella gente dei villaggi africani. Per risintonizzarsi con Dio e riflettere sulla povertà. è questo il progetto rivoluzionario di Hélène Yinda, la teologa camerunense che, assieme alle ong italiane ‘Cipsi’ e ‘Chiama l'Africa’, è stata tra le ideatrici della campagna internazionale 'Noppaw' ('Nobel Peace Prize for African Women'), per candidare in modo corale tutte le donne africane al Nobel per la Pace. Una campagna "profetica", sostiene la Yinda, visto che poi il Nobel è stato effettivamente assegnato a tre donne provenienti dal Sud del mondo: due africane (la presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf e le sua connazionale Leymah Gbowee) e una yemenita (Tawakkul Karman).
 
Cosa dice al mondo di oggi questo Nobel per la Pace al femminile, ufficialmente consegnato ad Oslo lo scorso 10 dicembre ?
«Vedere insignite del Nobel tre donne che appartengono a generazioni diverse (una da sempre impegnata in politica e le altre emerse dalla società civile) è una fonte di grande ispirazione per le donne ordinarie, uno stimolo ad impegnarsi lì dove si è. Inoltre, è la dimostrazione che non bisogna avere qualcosa per essere. Questo è un punto essenziale: molte donne, anche in Africa, pensano di non poter fare niente senza soldi, ma noi, con la nostra campagna internazionale per il Nobel, possiamo dimostrare che siamo partiti senza niente, senza un conto in banca, semplicemente condividendo delle idee. è l'inizio di un cammino nuovo, una chiamata ad impegnarsi nelle relazioni e nell'incontro tra culture».

Forse questo potrebbe avvenire più facilmente se l'Occidente ritrovasse Dio, che sembra ormai completamente esiliato dalla società e dai rapporti umani.
«Certamente. Voi italiani, per esempio, avete una storia, anche spirituale, così ricca, così nobile, una storia che continua ad educare il mondo. Girando per le strade a Roma, ho visto dappertutto segni della vostra spiritualità. Ogni luogo mi parla. E, per quanto riguarda le donne specificamente, ognuna dovrebbe riscoprire il suo senso teologico, la sua specificità di dolcezza, di capacità di mettere assieme, e questo deve tradursi in azioni, in amore, che vediamo quando abbiamo uno sguardo umano sull'altro».

Lei in Camerun sta avviando un centro di teologia popolare. Crede che la teologia possa aiutare ad avvicinare le persone?
«La migliore teologia non si studia, ma nasce dall'incontro con le persone. Il centro ecumenico che vorrei fondare in Camerun ha questa missione: democratizzare il sapere teologico, e il primo modo per farlo è aiutare le persone a leggere la realtà di ogni giorno. Facciamo l'esempio della crisi: noi viviamo la povertà senza riflettere. La teologia ci chiede uno sguardo sul quotidiano. A partire da questo sguardo la Parola di Dio si indirizza alla gente. In questo momento la ricerca dei mezzi di sopravvivenza prende tutto il tempo della vita quotidiana. Non c'è tempo per pensare, per chiedersi: ma io chi sono? Il simbolo dell'Africa, infatti, sono le donne che battono il miglio con un lungo bastone. E allora forse è il caso che venga deposto per un attimo quel bastone e che le donne si fermino a pensare. Continuiamo ad insegnare metodi agricoli, a cercare l’acqua, e non abbiamo più tempo per sentire Dio. è importante quindi avere un luogo in cui si possa svegliare una nuova coscienza, perché la ricerca della sopravvivenza non tolga dignità alle persone».

Europa ed Africa di fronte alla crisi finanziaria. Qual è il suo sguardo?
«Noi dipendiamo strettamente dall'euro e, se ci sarà un'altra svalutazione, questo vorrà dire che ci vorranno 1000 franchi CFA per fare 1 euro. Ma noi non possiamo continuare a pagare. E spero che in questo caso i popoli si riversino nelle strade a protestare. Già si viene da noi perché abbiamo un continente ricco, che noi non riusciamo pienamente a sfruttare. Si arriva con gentilezza, oppure si portano ideologie disumanizzanti, o ci si viene a parlare di democrazia, di libertà, di necessità di proteggere il popolo ‘perché avete dirigenti corrotti’...ma questo si fa perché l'Europa è in crisi. Vi immaginate un'Europa senza l'Africa? E la responsabilità è dei nostri dirigenti, che ci impoveriscono con la complicità delle multinazionali. Penso alla povertà che c'è nel mio villaggio: cosa mi impedisce di spiegare questi meccanismi alla gente in modo semplice? Cosa mi impedisce di prendere nuova coscienza e dire alle autorità locali che noi questo non lo vogliamo?».

Cosa può insegnare oggi l'Africa all'Europa?
«Mi viene in mente il libro di Anne-Cecile Robert intitolato 'L'Africa in soccorso dell'Occidente'. Mi chiedo: come si può fermare la deriva che vediamo oggi nella società occidentale e che rischia di arrivare anche da noi? L'Africa può forse dare qualche lezione di umanità, come il valore sacro dell'ospitalità. Non si può basare tutto su ciò che si ha. Ci sono anche i valori relazionali, la cultura dell'accoglienza, per cui, se tu sei malato, sono malato anch'io, se tu riesci a fare qualcosa, riesco anch'io con te. Dobbiamo dare meno spazio all'avere, perché è questo che dà una 'superpotenza' all'Occidente. In Africa la ricchezza vuol dire avere tanta gente attorno a te».
 
Lei parla anche di una nuova Trinità dell'Occidente.
«Sì. Al posto di Padre, Figlio e Spirito Santo, ci sono i Soldi (Dio), l'Individualismo (Gesù) e la Superpotenza (Spirito Santo). Ma il mondo non è questo. è l'essere umano, è promuovere la vita, è l'amore, è permettere che la tristezza dell'altro sia la mia, è condividere la felicità. Dio ci ha creati come un'unica umanità e noi dobbiamo ritrovare questa umanità».                                                                
 



UN CENTRO PER RISVEGLIARE L’ANIMA
Quattro muri ci sono già, ma manca tutto il resto. Ci vuole ancora del tempo e qualche aiuto per far partire ufficialmente il 'Cerefo' (Centre pour la Recherche, l'Education e la Formation Populaire), il centro di teologia popolare voluto da Hélène Yinda come luogo di confronto e di sviluppo per risvegliare una nuova coscienza nel cuore del Camerun. Il centro si trova, significativamente, nel villaggio di Sakbayémé, ad un'ora e mezzo di viaggio dalla capitale Yaoundé. Servirà anche come spazio aperto a chi volesse trascorrere un anno sabbatico immerso in quell'altro tempo scandito dal continente africano. Chi volesse mettersi in contatto con il Cerefo e mandare un aiuto concreto, può scrivere a: Cerefo, President Hélène Yinda, B.P. 7515m, Douala-Bassa, Camerun. Email: cerefocentre@yahoo.fr; yelindazen@yahoo.com.


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