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Hugh Jackman: Il supereroe di x-men sogna un musical

Ecco perché ai figli non fa vedere i suoi film

Gio 21 Mag 2009 | di Manlio Dolinar | Interviste Esclusive
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Magnetico e sexy. Intelligente e simpatico. Forte e sensibile. Dopo una mezz’oretta di chiacchierata con Hugh Jackman, hai l’impressione di avere davanti l’uomo perfetto, persino nei suoi difetti. Un George Clooney australiano, più maschio e più ruvido, uno che di gavetta ne ha fatta e che al successo è arrivato abbastanza tardi da apprezzarlo senza rimanerne schiavo. Un uomo vero senza essere il classico “duro”, un po’ come quel Wolverine, supereroe dal passato dolorosissimo, anche fisicamente, che “è il migliore in quello che fa, ma quello che fa non è bello”, ma che sa anche piangere e far sanguinare il proprio cuore per i sentimenti che contano. «E io sono così, per questo Wolverine è una parte importante di me», dichiara con sincerità, e non si riferisce solo alla fama planetaria che l’uomo con gli artigli e lo scheletro d’adamantio gli hanno portato. Sa che è questo personaggio la chiave del successo della saga degli X-Men, che con il suo successo confermò la grandezza del giovane regista Bryan Singer (autore dei primi due capitoli) e salvò dal fallimento la “casa delle idee”, la fumettara Marvel. Sa che è il ruolo che ha mostrato il suo talento e le sue potenzialità, e lo onora con un prequel, “X-Men Le origini: Wolverine”. Si è fatto produttore oltre che protagonista,  ha scelto Gavin Hood (già premio Oscar per “Tsotsi” e apprezzato per il film di denuncia civile contro Guantanamo e dintorni, Rendition) e ci spiega il perché del peggior caratteraccio dei cinefumetti. Con gentilezza, acume, fascino. In una parola, classe.

Iniziamo dalla fine. Siete stati oggetto di un atto di pirateria che ha messo il vostro film mesi prima sulla Rete. Che sensazione ha provato?
«Quand’è venuta fuori, la notizia ci ha spezzato il cuore, avevamo lavorato molto sodo e ci era toccato scoprire che molto era stato vanificato da questo atto criminale. Un reato contro quelle decine di persone che hanno messo impegno e sudore sul film. Ne abbiamo sofferto molto. Ma è una versione vecchia su cui dopo abbiamo lavorato ancora per quattro mesi. Devo dire, però, che è stato bello vedere come la comunità on line, il 95% dei siti, abbia reagito fermamente e negativamente, ed è stato importante».

Wolverine è il buono-cattivo, l’uomo che lotta per la giustizia, ma risulta incompreso.
«Quando ho cominciato, dentro di me c’erano Mad Max, Han Solo, l’Uomo senza nome, gli archetipi del buono non simpatico, ruolo difficile e spigoloso più d’ogni altro. E certo farsi dirigere da un premio Oscar è stato importante. Non volevo che ci si adagiasse sulla mia interpretazione, sui miei vezzi, volevo essere motivato, anche contraddetto. E Gavin sa costruire, dar forma al personaggio, ed era importante perché dovevamo passare da un film corale a un one man show. Ho imparato a (ri)conoscere la mano di Hood sulla mia spalla e lui che dice “Amico mio rifacciamola, questa non è andata troppo bene”. Rispetto e perfezionismo, doti umane che devono sempre esserci, in ogni professione».

Parlava di one man show. Ne ha fatto uno straordinario la notte degli Oscar…
«Quando ho saputo che sarei stato il presentatore la notte degli Oscar, ho capito che neanche questa volta avevo vinto quella maledetta statuetta! E confesso di sapere di non essere stato la prima scelta, ma va bene così: ho costruito una bella carriera sull’arrivare secondo nelle occasioni giuste! Devo dire che all’inizio ero euforico, poi terrorizzato e il giorno prima, lo confesso, non ho dormito. “Hai sette minuti per fare quello che vuoi, davanti al mondo” è una frase che fa tremare le gambe».
Battute irresistibili, pezzi di musical e persino Anne Hathaway che interpreta con lei Nixon!
«Fanno parte di me, gli inizi della mia carriera li ho vissuti così, sul palcoscenico. E sogno di fare un bel musical al cinema, magari proprio con Baz Luhrmann, che, oltre ad avermi diretto in Australia, ha coreografato uno dei numeri degli Oscar che tanto ti sono piaciuti. Il musical richiede più impegno ed energia di ogni altro film e, quando è brutto, fidatevi, puzza, per questo non ne ho ancora fatto uno. Quando sceglierò di mettermi in gioco nel genere che preferisco, dovrà essere perfetto. Il mio sogno un remake di “Carousel”».

Perché secondo lei i supereroi con superproblemi piacciono tanto?
«Perché sono profondamente umani, imperfetti, emotivi. Come noi, come me, come te. In questo genere di film Singer ha riscritto le regole e dobbiamo ringraziarlo, spostando il livello della sfida, non solo cinematografica, molto più in alto. Qui si richiedono equilibri difficilissimi, tra divertimento, intrattenimento e qualcosa su cui riflettere. Credo che un eccellente esempio sia Christopher Nolan con “Il cavaliere oscuro”, un blockbuster che è riuscito nell’impresa difficile di unire queste qualità, dare emozioni, sentimenti, interpretazioni originali. I supereroi sono i nuovi dei dell’Olimpo e superuomini come Batman o Wolverine sono figure da tragedia greca».

Però si dice che ai suoi bambini lei non voglia far vedere il film…
«Una ha 3 anni, forse potrei mostrarlo a mio figlio di 9 anni, ma mi creerebbe qualche problema, minerebbe la mia autorità, credibilità come genitore, visto che sullo schermo faccio a fette i nemici. Però devo dire che il merchandising di Wolverine ha avuto un effetto catartico, liberatorio su mio figlio: non sai quanti pupazzetti di Wolverine ha decapitato, o che pugni, quando si arrabbiava con me, ha dato a un punging ball con la mia faccia! Mi faceva uno strano effetto, ma credo che i bambini debbano liberare la loro energia, rispettando certi limiti ovviamente».

In “Australia” una doccia da macho. Qui si “trasforma” come mamma l’ha fatta e corre nudo. Sfrutta la sua fama di sex symbol?
«Non ci sto, non è colpa dell’esibizionista che è in me. Mia moglie, a questo proposito, mi riporta sempre sulla terra: dopo 13 anni per lei non sono più una sorpresa e mi ricorda sempre che le luci del cinema non sono quelle di casa e quindi di non vantarmi troppo. La prima scena che hai citato era scritta nella sceneggiatura. La seconda è mutuata interamente dal fumetto, è volutamente animalesca. E nell’albo a fumetti è pure a pagina piena!».


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