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Un peso relativo

I raggiri con le bilance usate dai commercianti sono molto frequenti. E spesso, oltre al cibo, paghiamo anche la confezione

Ven 27 Gen 2012 | di Sabrina Protano | Soldi

Una volta c’erano le stadere: le vecchie bilance con due piatti. Oggi ci sono gli strumenti elettronici, sicuramente più precisi, se non addirittura infallibili, che pesano il prodotto fino all’ultimo grammo. Ma, come si dice, “fatta la legge, trovato l’inganno”. E spesso noi consumatori paghiamo più di quello che compriamo. Molti dei dispositivi utilizzati nel settore alimentare, infatti, vengono falsati da alcuni commercianti disonesti, che si sentono liberi di “interpretare” il peso netto a loro piacimento.

Come farci spendere di più
Quando andiamo a fare la spesa, siamo sempre sicuri delle quantità che acquistiamo? Noi tendiamo a fidarci, ma, quando chiediamo al salumiere un etto di mortadella o tre etti di olive, oppure siamo al mercatino rionale per comprare la frutta, chi ci garantisce che paghiamo il vero prezzo di quella quantità di prodotto? Un commerciante poco onesto può usare diversi trucchi per modificare il peso della merce. Il raggiro più frequente è quello di non inserire la tara prima di poggiare il prodotto sulla bilancia. Se consideriamo che il peso della carta da salumeria spesso supera i 6/8 grammi, se non addirittura i 12, si può presto capire quale sia l’entità del danno per il consumatore. I commercianti che “dimenticano” di inserire la tara sono, mediamente, 7 su 10. E sapete quanto ci costano la vaschetta di plastica in cui si vendono le olive o il cartone in cui viene messa la pizza al taglio? Circa 1,50 euro! Che per noi è una discreta sommetta, se consideriamo quanti prodotti acquistiamo in un mese e per gli esercenti è un grosso guadagno, se calcoliamo quanti clienti servono nello stesso lasso di tempo. Un altro sistema, meno usato ma comunque diffuso, è quello di mettere sulla bilancia un oggetto che fa peso, come monete o pezzettini di legno, che vengono incollati sotto il piatto su cui si poggiano gli alimenti: in questo modo la bilancia non partirà da 0. Alcuni negozianti, addirittura, sistemano la bilancia in un punto del bancone da cui il cliente non possa vedere il display che indica il peso, per agire “comodamente”. Ma il sistema più comodo per i commercianti è senza dubbio quello di proporre volontariamente qualche grammo in più (ad esempio, affettando qualche fetta di prosciutto aggiuntiva) e poi dire al cliente: “Che faccio... lascio?”. Fortunatamente in questo caso siamo liberi di decidere… ma alla fine nessuno di noi si formalizza per qualche grammo di prodotto in più. Che però paghiamo fino all’ultimo centesimo.

Nei mercatini la tara è un optional
A spiccare per mancanza di precisione sembrerebbero i mercati rionali, dove i trucchi per “taroccare” le pesate si sprecano: da chi inclina il piatto della bilancia da un lato, fino a chi sceglie strumenti “made in China” non omologati. E ci sono ancora venditori che usano la stadera, la bilancia a due piatti di una volta: è molto più diffusa di quanto si possa immaginare. E, in questo caso, il commerciante non ha la minima intenzione di tenere in considerazione la tara quando ci fa pagare ciò che acquistiamo.

Cosa prevede la legge
Per normativa di legge tutte le bilance devono avere un dispositivo che imposta la tara automaticamente. Inoltre, il display che mostra tutti i “numeri” della pesata deve essere ben visibile al consumatore. E pensare che le bilance di oggi sono molto precise, grazie ai raffinati livelli raggiunti dalla tecnologia. Tali strumenti, infatti, prevedono una diversa “divisione” a seconda dell’alimento che viene posto sul loro piatto: di 5 gr in 5 gr per i prodotti ortofrutticoli, pane, cereali, sfarinati; divisione di 2 gr per prodotti di salumeria, latticini, formaggi e carni di ogni specie; di 1 grammo per prodotti leggeri o di alto valore (come tartufi, spezie e erbe officinali). In ogni caso, la legge ammette una tolleranza: nelle pesate più frequenti, da 0 a 1 Kg, l’errore tollerato è di 2 grammi.

Le segnalazioni dei consumatori
Fortunatamente, i consumatori più attenti prestano attenzione a quello che comprano, non solo relativamente alla qualità, ma anche alla quantità. E proprio non ci vogliono stare a pagare di più, soprattutto in questo momento di crisi. Le segnalazioni relative a questo tipo di violazioni, arrivano copiose alle associazioni dei consumatori. Il fenomeno che viene più denunciato è quello degli esercenti che non impostano la tara al momento di fare la pesata e, di conseguenza, pesano anche la carta. Ma il problema della tara non considerata non riguarda soltanto i prodotti acquistati sfusi. Molte segnalazioni riguardano le verdure confezionate: ad esempio, alcuni consumatori hanno appurato che spesso, sulla busta, viene riportato un peso che non è solo quello della verdura, ma anche quello dell’acqua che si forma all’interno della confezione. Altri ancora hanno notato che in alcune bottiglie la quantità contenuta è diversa da quella indicata: sull’etichetta c’è scritto 1 litro, e poi all’interno… 1 litro non è.

I controlli: quando e come
La periodicità stabilita dalla legge per i controlli sulle bilance per alimenti è di tre anni. Inoltre secondo la normativa, che risale al 2000, tali verifiche devono essere eseguite senza preavviso. Durante i controlli ci sono diversi elementi che devono esser monitorati con attenzione dagli uffici metrici. Innanzitutto bisogna guardare la targa delle iscrizioni regolamentari: su di essa, infatti, sono riportati i dati che permettono di classificare i requisiti  a cui lo strumento deve rispondere (nome del costruttore, ragione sociale del fabbricante, documento normativo cui si fa riferimento per la costruzione, portata massima e pesata minima, effetto sottrattivo di tara). Poi va controllata l’integrità di tutti i sigilli legali: la bilancia, infatti, non può essere aperta e alterata se non rompendo il sigillo. Questo serve per evitare che, come detto sopra, i commercianti più disonesti incollino sotto il piatto su cui si poggiano i prodotti dei pesi (in modo che la bilancia non parta da 0 grammi). Altre cose da verificare sono il buon posizionamento dello strumento, che deve essere posto perpendicolarmente alla forza di gravità, e la livella di cui ogni bilancia è dotata, che deve essere sempre ricollocata quando uno spostamento (ad esempio durante operazioni di pulizia della bilancia). Poi, si deve controllare il corretto funzionamento mettendo sulla bilancia un peso campione, posizionandolo in punti diversi del piatto (si fa una prova in salita e in discesa con piccole porzioni di peso, che devono aumentare gradualmente). Infine, se lo strumento ne è dotato, si deve verificare la stampa dello scontrino. I controlli, purtroppo, sono proporzionati alle forze di cui si dispone e, quindi, sono assolutamente insufficienti.

Facciamoci furbi
Detto questo, per il bene del nostro portafogli, d’ora in poi prestiamo attenzione quando facciamo la spesa. Del resto si sa: 1 euro oggi, 1 euro domani, a fine mese quello che solitamente spendiamo a vuoto magari ci permette di andare a mangiare una pizza fuori. Provare per credere.                                          
 



SCUSI, HO DIMENTICATO LA TARA
La trasmissione “Occhio alla spesa”, in onda tutte le mattine su Rai Uno, in una puntata di novembre ha mandato un’inviata con telecamera nascosta in alcuni esercizi commerciali di generi alimentari, per mostrare come i commercianti più furbetti non calcolino la tara quando pesano gli alimenti che vendono. Ne è emerso che 3 esercizi su 4 “dimenticano” di tenere in considerazione il peso delle confezioni e degli involucri. Ed è emerso pure che tali confezioni ci costano parecchio. Infatti, dopo la richiesta agli esercenti, da parte dell’inviata, di calcolare la tara, il nuovo scontrino aveva un prezzo decisamente inferiore al precedente: anche fino a 1,50 in meno! Tanto è quello che paghiamo in più se i commercianti dimenticano di togliere dal prezzo finale il peso di una vaschetta di plastica per le alici o di un cartone per la pizza al taglio.
 



A PESO… D’ORO
Settore alimentare a parte, attenzione anche alle altre bilance in commercio. Un esempio? Le bilance dei “compro oro”. Fino a qualche anno fa la tendenza era quella di comprare oggetti d’oro, perché… “l’oro non si svaluta mai”. E quindi molti ricorrevano a questa forma di “investimento”. Oggi, in periodo di crisi, la tendenza si è invertita e le persone vendono gli effetti personali d’oro che hanno in casa per far quadrare i conti a fine mese! Anche in questi casi, la truffa è dietro l’angolo: decidiamo di vendere un braccialetto, lo portiamo in questi negozi e ce lo pesano male. Quindi incassiamo soldi per 20 grammi, quando magari il bracciale ne pesava 25. Pertanto, è sempre opportuno pesare preventivamente gli oggetti d’oro che intendiamo vendere, per evitare di essere raggirati. Questo è ancor più necessario se si considera che, presso i “compro oro”, c’è un tipo di bilancia di tipo meccanico, che funziona diversamente da quella digitale e che consente agli esercenti di compiere operazioni truffaldine con maggiore facilità.


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