acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Bisogna essere coraggiosi!

Luciana Littizzetto al cinema con “è nata una stella” parla di La7, dei suoi modelli femminili e di come non aver paura

Mar 28 Feb 2012 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 4

Luciana Littizzetto sembra un folletto, con quella sua aria scanzonata, lo sguardo allegro e dispettoso, non potevo che incontrarla alla proiezione in anteprima dell’ultimo capitolo della saga di Harry Potter. Che anche “Lucianina” è andata a vedere: «In realtà sono andata solo perché i miei figli volevano vederlo! Ho visto solo il primo… e infatti non ho capito una mazza! Mi domandavo: ma quello è Brunetta? No, è un chiwawa… Il film è bellissimo, hanno fatto un lavoro pazzesco! Ma non amo il fantasy. Una cosa che non mi è piaciuta è che alla fine i ragazzi diventano normali e, diventando normali, vengono rappresentati come dei babbioni, persone tristi. È come se dicessero: “sei un adulto e quindi diventi uno sfigato”».

A settembre sei tornata in Rai con Fazio e a marzo torni al cinema…
«Sono nel nuovo film di Lucio Pellegrini, tratto da un libro di Orbi: “è nata una star”… e la stella non sarò io!».

Dove stanno andando la tv e il cinema?
«La tv non so bene dove stia andando. Il cinema, soprattutto il genere della commedia, credo abbia una nuova rinascita. La gente ha voglia di leggerezza, non vuole ammazzarsi di dolore, anche se ci sono registi nuovi che fanno cinema d’autore di una certa profondità. Devo dire che il pubblico sta tornando al cinema. Basta pensare a Checco Zalone e a quanto ha incassato! Diciamo che è importante il cammino che si sta facendo e già che si cammina è tanto!».

Cosa manca al cinema?
«Le persone ci sono. Il problema sono i soldi! Si pensa che la cultura sia qualcosa di marginale, perché ci sono cose più importanti… ma la cultura è il motore della vita, dà il senso di chi siamo. Altrimenti rimaniamo dei dementi».

Cosa ti piace del fare cinema?
«Mi piace perché sono nelle mani di altri. Tu sei mossa da qualcun altro. È lì che impari. In tv me la canto e me la suono. Al cinema c’è uno che ti dice come fare le cose».

C’è un ruolo che ti piacerebbe o ti sarebbe piaciuto interpretare?
«Qualche giorno fa ho visto “La ragazza del sesto piano”. Bellissimo! Ecco, noi abbiamo bisogno di quelle cose lì: andare al cinema, uscire ed essere un po’ cambiati, poco, anche una briciola. Abbiamo bisogno di film che provochino un movimento dell’anima. In Francia e in Spagna lavorano con persone che hanno una faccia normale. Noi lavoriamo con i figoni. Le facce normali, come le nostre, sono viste un po’ così».

Come lavori per  “Che tempo che fa”?
«Io scrivo tantissimo. Lunedì faccio vacanza e poi dal martedì ricomincio a produrre. È Importante sentire quella cosa che ti nasce da dentro. Per esempio, sulla TAV non so dare un parere. E di questo sono contenta. Non è detto che io abbia un parere su tutto. Leggo e me ne faccio una idea».

Che dire dei nostri politici?
«Credo che abbiamo dei politici presuntuosi. Alcuni sono anche bravi. Ma hanno un po’ di sicumera dentro di loro».

Cosa consigli alle donne: di fare le veline, le cantanti o studiare?
«Secondo me non c’è un modello, bisogna scoprire la lampadina che si accende in te. Neanche i genitori te la possono indicare la strada. Importante è avere un obiettivo. Non è meglio o peggio fare la velina o la giornalista. Bisogna fare quello che sei capace di fare e che dà un senso alla tua vita. Se sculettare su un tavolo dà senso alla tua vita, va bene così. Vuol dire che sei felice e, se sei felice, non rompi tanto i coglioni. Sono le persone infelici che sono nevrotiche e ci guastano la vita».

Ci sono dei modelli femminili a cui ti ispiri?
«Tantissimi! Sicuramente Franca Valeri. Come attrice comica ha aperto la strada a tutte noi: ha un’energia pazzesca nonostante i 91 anni. Abbiamo lavorato alla realizzazione del “L’educazione delle fanciulle” edito da Einaudi, uscito a dicembre».

Cosa pensi di La7?
«Penso che sia una realtà in fermento, potentissima, libera - in una certa misura - con la possibilità di sperimentare, cosa che manca alla Rai e a Mediaset. E forse un giorno andrò là anche io. Ma io voglio stare in Rai, voglio stare in un posto che è della gente normale. La gente ancora non è abituata a schiacciare sul telecomando il numero 7. Anche se La7 è un posto meraviglioso dove forse andrò in futuro. I miei schiacciano solo 1, 2, 3. Io sono contenta, mentre compro i peperoni al mercato, di incontrare la signora che mi dice “mi ha fatto tanto ridere ieri sera”. Questa cosa mi gratifica perché quello è il mio mestiere, fare il saltimbanco, mestiere non indispensabile, ma che porta allegria alla gente che paga il canone. La gente ha diritto di vedere delle cose, non sempre boiate… certo anche io sono boiata. Ma comunque all’interno di un contenitore che boiata non è».

Credi che il cinema sia libero?
«Io penso di sì… è come quando mi dicono che c’è la censura in tv. Intanto io in tv dico quello che mi pare, poi a volte mi querelano! Bisogna anche essere un po’ sfacciati, coraggiosi. Se sei sempre lì ad aver paura, non vai da nessuna parte».                                        
 



EX PROF. DI MUSICA

Nata a Torino, dopo essersi diplomata in pianoforte, comincia a insegnare musica. Frequenta l'"Istituto d'Arte e Spettacolo". Entra a far parte del cast di "Avanzi", “Cielito Lindo” e “Letti gemelli” su RaiTre e a “TV cumprà”. Nel 1997 conduce "Single" su Rai 2; su Mediaset lavora a “Cabaret” e a “Ciro, figlio di Target”. è sul set di “Tre uomini e una gamba”. Comincia a lavorare a “Mai dire gol” per poi tornare nel cast di “Ciro, figlio di Target” e in “Zelig - Facciamo Cabaret”. Nel 1999 è nel cast del film “E allora mambo!”. Partecipa a “Quelli che il calcio” di Fazio. Lavora a “Matricole”, su Italia 1, e al “Maurizio Costanzo Show”. Dal 2005 è nel cast del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”.


Condividi su:
Galleria Immagini