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L’amicizia tra bimbi al tempo di Facebook

Siamo tutti scettici verso la socialità virtuale. Ma è davvero impossibile essere amici via web?

Ven 06 Apr 2012 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Carletto è partito un lunedì brumoso con destinazione certa e data di ritorno incerta, forse mai. Ha 7 anni ed è un (ormai ex) compagno di classe di mio figlio: il suo migliore amico. Sua madre è giapponese, suo padre italiano e, dopo parecchi anni di vita felice in Italia, hanno deciso di trasferirsi a Tokyo. Troppa crisi qui da noi (e per la verità anche in Giappone non è che le cose marcino così alla grande) e mille altri motivi familiari. Ci hanno pensato un po’ e sono partiti, approfittando anche del fatto che tuttosommato il loro pargolo è ancora piccolo e in questi casi si pensa “almeno non ha ancora legami”. E invece no, Carletto i legami ce li ha. Mio figlio, inizialmente, ha preso davvero male la separazione, il suo amico del cuore che vola a una distanza che lui riesce a figurarsi solo ricorrendo a immagini da cartone animato. Per consolarlo gli ho promesso che saremmo andati a trovarlo, ma non bastava, perché il legame tra due bambini di quell’età non è solo affettivo: significa avere un punto di riferimento, una presenza costante nella propria vita, fatta di frequentazione assidua, di giochi soprattutto. E come si fa a divertirsi insieme, scherzare e ridere a migliaia di chilometri di distanza? Ho provato ad asciugare al mio bimbo le lacrime che sgorgavano dal suo cuore ulcerato, ho perfino suggerito uno stratagemma tecnologico, seppur nutrendo, lo ammetto, una fiducia limitata sulla possibilità di restare davvero in contatto via computer. Gli ho fatto vedere come funziona Skype e lui, ovviamente, ha subito imparato a usarlo e, pur facendo i conti col fuso orario, i due amici lontani hanno iniziato a parlarsi (e a vedersi in webcam) attraverso lo schermo di un pc.
Durerà? Impossibile dirlo, ovviamente. Però è anche vero che a quell’età non sempre le amicizie sono fatte per resistere al tempo. Si cresce, si cambia, si resta l’uno nel cuore dell’altro, ma magari non ci si vede più. Ma questa amicizia reale, trasformata suo malgrado in virtuale, sta andando avanti già da qualche mese. E la cosa mi ha molto colpito. Da ragazzina una famiglia che veniva da una città a 50 chilometri di distanza affittava la casa al mare a fianco a quella in cui i miei trascorrevano la villeggiatura (era un’epoca fa...). Questa famiglia aveva una figlia, una ragazzina mia coetanea con la quale avevo immediatamente legato. Ci facevamo una gran compagnia nella terra semistraniera delle vacanze estive, dunque quando si ha tanto tempo da riempire. Era un’amicizia a tempo e noi lo sapevamo: a settembre tutti a casa, per tornare sui banchi di scuola. Naturalmente ci facevamo delle gran promesse: “Ci sentiamo al telefono, convincerò i miei a venirti a trovare”. Ma quando abbiamo smesso di frequentare quella località di villeggiatura è finito tutto: non ho più visto la ragazzina allegra con cui avevo spezzato la noia di tanti pomeriggi. E questo nonostante ci separassero una manciata di chilometri, se confrontati con oceani e continenti che dividono mio figlio dal suo amico.
Ecco perché quando sento in giro tanto comprensibile scetticismo verso le tecnologie “sociali” e Facebook non mi unisco tanto facilmente al coro. Sono davvero solo amicizie virtuali? Certo, ci sono casi in cui si è scelto di non frequentarsi più e, se l’amicizia vera non c’è, non può essere un sito web a sostituirla. Ma è anche vero che le possibilità offerte da internet erano inimmaginabili solo pochi anni fa. E forse i nostri figli stanno sviluppando un diverso modo di gestire relazioni, essendo cresciuti con questa “potenza di fuoco” sociale a disposizione.  Mio figlio giocava spesso con Carletto alla playstation in salotto. Ora il salotto va da qui a Tokyo: giocano insieme e si sfidano con i videogame on line. Mi sa che vado a cercare su Facebook che fine ha fatto la mia amichetta estiva!            


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