acquaesapone Soldi
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Azzardo, a che truffa giochiamo?

Doveva “arricchire” lo Stato e invece ha impoverito e drogato il Fisco e gli italiani

Gio 26 Apr 2012 | di Francesco Buda | Soldi
Foto di 3

Promette di arricchire, ma impoverisce. Non solo indebita intere famiglie, crea dipendenza, sfascia le relazioni sociali e imprenditoriali, favorisce usura, estorsioni e riciclaggio di denaro sporco. Ma promesso, promosso e lanciato come strumento per convogliare denaro nelle casse pubbliche attraverso la tassazione, si è rivelato un grande bluff anche sul fronte delle entrate erariali. 
Il cosiddetto “gioco” d'azzardo, pompato dai governi, è un vero parassita che ingrassa solo se stesso. E probabilmente scoppierà. Dal 2004, cioè da quando la casta al potere si è adoperata per realizzare l’“industria” delle scommesse, gli italiani hanno bruciato 374 miliardi di euro in grattini, lotterie, slot machine, videopoker e altre diaviolerie. Ma allo Stato va meno delle briciole: le entrate fiscali dall'azzardo sono crollate da circa il 25% del 2004 a meno dell'11% dell'anno scorso. 

IMBROGLIO DI STATO... CHE CI RIMETTE
L'Italia è il Paese dove si “gioca” di più al mondo, con 1.360 euro in media per abitante nel 2011. Una trappola che brucia quasi il 10% della spesa per consumi, senza dare niente indietro, anzi togliendo risorse al Paese. «Che con l'azzardo arrivino denari freschi all’Erario è una leggenda metropolitana: il marketing specifico costruito intorno all'azzardo ha fatto decuplicare in 15 anni la spesa di consumo degli italiani per il gioco, in valore monetario ed in numero di persone, ma non altrettanto è accaduto in termini proporzionali per le entrate tributarie. La spesa per le giocate è cresciuta di oltre il 222%, tra il 2004 e il 2010, mentre le entrate fiscali sono aumentate di un misero 19,5% in volume totale». Ecco i numeri del gigantesco bluff di Stato che continua ad impoverire il Paese. 
Li racconta ad Acqua & Sapone il Prof Maurizio Fiasco, tra i massimi esperti in materia. «è una polveriera che prima o poi esploderà», avverte. A marzo lo ha spiegato alla Camera dei Deputati e al Senato e prima ancora alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nell'azzardo. 

SPIRALE CHE ARRICCHISCE POCHI
Nell'ultimo anno, il Fisco, cioè le casse pubbliche e quindi i cittadini, sulle scommesse ha incassato addirittura 433 milioni in meno rispetto all’anno precedente. Un vero crollo. Com'è possibile? Semplice: per partecipare al business dell'azzardo serve una concessione statale, che ha un costo. Lo Stato “concede” di spolpare i cittadini agli affaristi dell'azzardo e questi versano al Tesoro la gabella. Però per attrarre nuovi affaristi e nuove richieste di concessioni, lo Stato deve rendere più appetibile la “partita”. Perciò deve puntare al ribasso riducendo il prelievo erariale unico, il Preu, che varia da gioco a gioco. E guarda caso il Preu è ormai ai minimi termini proprio su quei giochi che stanno dilagando: le scommesse on line. «Si è registrata una contrazione della spesa per i giochi che davano entrate erariali superiori. Questo spiega l'arcano», ragiona il Prof Fiasco. E infatti i lobbisti dell'azzardo hanno pompato (e continuano a pompare) a ritmo forsennato le scommesse su internet, le cosiddette videolottery - nome edulcorato di certe slot machine -, gli skill games, il poker cash e i casinò on line. Tutti “giochi” sui quali gravano tasse ben più contenute dell'Iva, l'imposta che paghiamo su quasi tutti i beni. 

PANE E LATTE PIÙ TASSATI DEL POKER
L'azzardo via internet, sempre più pervasivo e in crescita, gode di imposte meno care che i beni essenziali: su pane, latte, frutta, ortaggi, olio, pelati, burro, formaggi, latticini paghiamo un'Iva del 4%, che probabilmente salirà al 4,8% nel 2013 e al 7,2% dal 2014. E pure su carni e pesci freschi e congelati, prosciutto, salumi, yogurt, miele, cioccolato, acqua minerale, birra, elettricità per uso domestico l'imposta probabilmente aumenterà, dal 10% al 10,5% nel 2013 e al 12% nel 2014. Ebbene, il poker cash e i casinò on line pagano un ridicolo 0,60% di prelievo erariale unico! Per le Vlt, macchinette mangiasoldi all'ultimo grido, il Preu è di un vergognoso 2%; sugli skill games – che hanno aumentato i consumi del 1.976% nel 2011 - la casta limita l'imposta al 3%, che sale a un irrisorio 4,6% per le scommesse sportive. Il Bingo è tassato all'11% e le new slot, altre macchinette che divorano quattrini, danno al Fisco il 12,6%. È la trappola che il  Prof Fiasco chiama “asimmetria in passivo”: concessionari, gestori, esercenti e operatori vari dell'azzardo rastrellano più risorse dell'Erario. A loro si fanno “sconti” fiscali, ai contribuenti si appioppano nuove salassate.

GIOCHI TRUCCATI
E neppure è sicuro che le paghino queste  tasse superscontate. «Secondo stime della Guardia di Finanza in sostanziale accordo con le testimonianze di vari operatori del settore – ricorda la relazione della Commissione parlamentare antimafia del 2011 sulle infiltrazioni mafiose nel gioco – i due terzi delle macchinette non erano collegate alla rete di controllo e raggiungevano volumi di affari superiori del trecento per cento alla somma controllata dalle Casse dello Stato». Non a caso, a febbraio scorso la Corte dei Conti ha stabilito una maximulta da 2,5 miliardi di euro a dieci concessionari di gioco per i disservizi delle loro slot machine fino al 2007. Il Procuratore, basandosi su una perizia delle Fiamme Gialle, aveva quantificato in 98 miliardi il possibile danno causato dalle scorrettezze tecnico-contabili a suo dire adottate dai concessionari. I marchingegni sanguisuga devono infatti essere collegati ad un cervellone che automaticamente li controlla e calcola le tasse su ogni giocata. «L’azione della Procura non solo ha evidenziato uno sperpero di risorse pubbliche», scrivono i giudici contabili nella sentenza, ma ha anche «messo in luce gravissime illegalità che hanno escluso quasi del tutto l’esercizio del controllo pubblico sul gioco», sottolineando «mancanza di collaborazione dei gestori e degli esercenti».

BLOCCA LA CRESCITA E CI INDEBITA 
Lo Stato ci perde sempre, «nella mancanza di incisivo controllo (finora) – sottolinea Fiasco - da parte delle istituzioni che dovrebbero esaminare questa perversa partita: Parlamento e Governo». E non solo perché deve abbassare le tasse sull'azzardo pur di accaparrarsi un po' di entrate da concessioni e giocate. L'industria dell'azzardo è infatti sterile, assorbe risorse senza alimentare sviluppo. «Il consumo di gioco d'azzardo è un moltiplicatore negativo dell'economia – spiega il Prof Fiasco -, estrae valore anziché creare valore», come i veri e sani settori produttivi di beni e servizi. L'economia dell'azzardo genera ulteriore, enorme indebitamento per le amministrazioni pubbliche, perché le somme consumate nelle scommesse non innescano alcun altro circuito economico e nessun indotto. 
«Il gioco genera altro gioco e basta. L'unico consumo che stimola – precisa il Prof Fiasco - è il consumo di tabacchi e alcolici. È un grande imbroglio, diciamo le cose come stanno, inutile girarci intorno. Il gioco d'azzardo di massa non è un male necessario, ma una perdita secca per tutti: per le famiglie, per l'economia e per la fiscalità dello Stato, che vi ricava sempre di meno. Sulle entrate erariali da azzardo è come se lo Stato dicesse “pochi, maledetti e subito”, pagando un tasso d'interesse elevatissimo, verrebbe da dire ultrausurario, che consiste nella detassazione dei giochi. Mentre incasserebbe il 40-45% se i soldi spesi nell'azzardo fossero spesi in altri consumi di beni e servizi». 

E LA CASTA CONTINUA A PUNTARCI
Ma la casta continua a puntare sul “gioco”: ad aprile, mentre scriviamo questo articolo, la Commissione finanza della Camera dei Deputati ha inserito nel decreto fiscale un emendamento per far aprire altri 2.000 punti vendita di scommesse ippiche e sportive. 
Che gli importa, tanto a fine anno aumentano l'Iva... Quanto ci scommetti?

 

 


LA BOLLA CHE SCOPPIERÀ
Le società dell’azzardo rischiano di fallire. Ecco perché

L’azzardo di massa in Italia secondo uno studio di Mediobanca, è la terza “industria” italiana dopo Eni e Fiat. Ma è una bolla speculativa, un mercato bulimico, schiavo a sua volta di ben altre scommesse, quelle finanziarie. E prima o poi scoppierà. Ne è convinto il Prof Maurizio Fiasco, che ha analizzato a fondo anche questi aspetti: «Il sistema imploderà. Infatti, per anticipare allo Stato le costose concessioni governative e così “entrare nel gioco”, le società concessionarie si sono fortemente indebitate con banche e finanziarie e con i collocatori di titoli derivati speculativi sul debito». Sono cioè finite nel tritacarne della finanza “di carta” che ha intossicato l'economia mondiale e strozza chi ci casca dentro. «I prestiti gli vengono dati a tassi d'interesse molto alti, visto che non hanno garanzie reali – spiega l'esperto -. Poi per pagare le rate del debito, alcuni concessionari ricorrono anche a operazioni di “finanza creativa”, emettendo obbligazioni, bond e altro. Cioè contraendo nuovi debiti che aumentano ancora il peso degli interessi. Chi guadagna a quel punto è il collocatore dei “prodotti finanziari derivati”, l'intermediario che piazza le obbligazioni. Così, con un gioco a piramide, cresce l'economia di carta e di promessa del gioco d'azzardo». Una macchina infernale che costringe a far aumentare in progressione geometrica l'azzardo, che raddoppia ogni tre anni e dovrebbe crescere all'infinito per autoalimentarsi. Cosa impossibile. «Siamo ormai vicini al limite fisico di crescita della spesa per giochi – avverte Fiasco – e in Italia rischiamo seriamente che l'azzardo sia la nostra bolla finanziaria, poiché cumulando di oneri con obbligazioni, anticipi, fidejussioni, il sistema imploderà. E a quel punto le obbligazioni potrebbero divenire carta straccia e la bancarotta finanziaria inevitabile». Cosa che andrebbe a colpire ulteriormente la gente, bruciando i soldi degli ignari investitori ai quali hanno affibbiato i prodotti finanziari collegati ai debiti dei concessionari falliti.

 


Chi gioca di più?

86,7% dei cassintegrati 

80,2% dei precari

73,0% dei disoccupati

70,8% degli occupati a tempo indeterminato

Fonte: ricerca “Pensieri magici” di Iorio e Zironi

 


Uno su 2 illude, illude, illude... 
Un biglietto su due fa credere che la vincita sia vicina, con un solo numero di distanza dal grosso premio. Ad esempio, se il numero vincente è “88”, ti compare il 77. Lo ha scoperto la ricerca “Pensieri Magici” di Matteo Iori e Vito Zironi. Hanno analizzato i “grattini” più venduti, quelli de “Il Miliardario” da 5 euro. Nel 56,7% dei casi, i numeri sfioravano il maxipremio da mezzo miliardo di euro o da 100mila euro. Anche quando danno qualcosa, comunque sono cifre ridicole. «La maggior parte dei premi – spiega lo studio - sono pari al costo del biglietto. Il giocatore sente di aver vinto anche se non ha vinto nulla. E rigiocherà».

 


Come vincere al 100%
Il metodo per vincere sicuro? “Acqua & Sapone” l’ha già svelato e due nostri amici, Franco e Gina, l’hanno messo in pratica aggiudicandosi una bella Volkswagen Golf 1.600 Tdi. L’hanno “vinta” semplicemente non spendendo i 1.380 euro che mediamente ogni italiano scialacqua in lotterie, scommesse e altri azzardi inutili in un anno. «Io e mia moglie prima giocavamo moltissimo, poi nel 2005 abbiamo smesso, evitando così di giocare quel gruzzolo – dice Franco – e ci siamo comprati questo gioiellino». 

 

 


Casinò Italia in cifre

374 miliardi di euro spesi dagli italiani nell'azzardo legale dal 2004 al 2011 

9,6% sul totale dei consumi nel 2011 è stato speso in azzardo dagli italiani 

1.380 euro in media ha “giocato” ogni italiano nel 2011; lo Stato ci ha guadagnato il 4,8% (436 milioni) in meno rispetto all'anno precedente 

Fonte: elab. A&S su dati Mef e Aams


Condividi su: