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Nucleare, scorie per 12.000 generazioni?

Un’eredità avvelenata per migliaia di secoli. Non esiste un modo sicuro per smaltire i rifiuti radioattivi senza contaminare

Sab 09 Mag 2009 | di Francesco Buda | Energia

Per produrre una insignificante parte di elettricità coi reattori nucleari nel mondo, solo il 2% di quanta ne viene consumata, si genera una quantità ed una qualità di inquinamento incalcolabile ed eterno. 
Ogni giorno vengono infatti rilasciati nell’ambiente radionuclidi, invisibili particelle dannose per la salute e la natura.  Tuttora anche dai siti nucleari italiani.
Di ciò, come delle frequenti fughe radioattive dai 439 reattori in giro per il mondo, i nostri telegiornali non danno notizia.

SCORIE ETERNE: COME INGUAIARE MILIONI DI BIMBI
Nessuna civiltà ha mai creato e lasciato una eredità tanto pesante e indelebile ai bambini, nell’epoca in corso e del futuro. Parliamo di migliaia e migliaia di metri cubi di liquidi, metalli, resine e altri residui contaminati che non si sa come e dove sistemare in modo sicuro. Semplicemente perché non esistono posti sicuri per simili rifiuti. Le scorie nucleari resteranno sul groppone di 5.000 generazioni, affermava un comunicato dell’agenzia di stampa Ansa, lo scorso 12 marzo.
In realtà la situazione è di gran lunga peggiore. Negli Stati Uniti gli esperti della National Academy of Science raccomandano un tempo tra 300.000 ed un milione di anni come periodo di riferimento per individuare i siti (finora introvabili) dove custodire in sicurezza le scorie nucleari. Tant’è che la Court of Appeals statunitense del distretto della Colombia ha sentenziato che le regolamentazioni emanate dalla Environmental Protection Agency (Epa, organo per la protezione dell’ambiente Usa) riguardo il deposito a Yucca Mountain violano la legge sulla gestione dei rifiuti nucleari (il Nuclear Policy Act). L’Epa aveva infatti indicato un tempo di “soli” 10.000 anni.
Quel deposito avrebbe dovuto risolvere il problema dei rifiuti radioattivi in Usa. Non è mai stato aperto. Una generazione nuova mediamente arriva ogni 25 anni. Dunque almeno 12.000 future generazioni dovranno fare i conti con questi materiali che in natura non esistono.

GERMANIA:  RISCHIA DI SCIOGLIERSI IL DEPOSITO NELLA MINIERA DI SALE
Solo in Germania sono  1.945 le anomalie e gli incidenti trapelati e ammessi dal 1993 al 2006. Ora in bassa Sassonia la situazione è di una gravità assurda: il deposito di fusti radioattivi dentro una miniera di salgemma è minacciato da infiltrazioni di acqua. “Se c’è il sale, vuol dire che resterà asciutto in eterno”, dissero i geologi. Oggi non sanno bene come evitare la catastrofe. L’acqua salata ha cominciato a penetrare, attaccando i fusti metallici. Da noi, volevano imporre il deposito per tutti i rifiuti nucleari italiani a Scanzano Jonico, vicino al mare, in Basilicata. In un giacimento di sale...

FRANCIA: SCORIE USATE PER FARE ASILI O SEPOLTE NEI CAMPI O IN MARE
La tv pubblica France 3 a febbraio ha mostrato l’inverosimile a milioni di telespettatori francesi in prima serata: almeno 300 milioni di tonnellate di scorie radioattive dalle miniere di uranio sepolte nelle campagne, o usate per costruire asili, scuole, parcheggi, campi di gioco, affondate nell’Oceano Atlantico.
E Rai Tre ha appena documentato l’aumento della radioattività mano a mano che ci si avvicina fisicamente alle centrali, con una nuova inchiesta giornalistica di Report sul mitico nucleare francese. La nuova rivoluzione è atomica: liberté, egalité, radioactivité!

“NORMALMENTE” UN INCIDENTE GRAVE all’ANNO SOLO PER “PULIRE”
Cosa ne è stato dei 50 siti nucleari cinesi sepolti dal terremoto che a maggio 2008 ha sconvolto la regione del Sichuan?
Restiamo ai bambini europei. A parte le molte fuoriuscite radioattive in Spagna e altri Paesi, da subito i nostri frugoletti vengono alla luce in una situazione in cui ci sono tante radiazioni equivalenti ad un grave incidente ogni anno, considerando solo le due fabbriche di La Hague, Francia, e Sellafield, Inghilterra, dove si estrae il plutonio dalle barre di combustibile atomico esaurite. «Sono di gran misura i complessi nucleari più inquinanti nell’Unione Europea», rileva l’accurata analisi svolta per il Parlamento Europeo nel 2001 da Mycle Schenider, l’esperto che abbiamo intervistato a marzo (pubblicato su Acqua & Sapone di aprile) e intervistato anche da Report nella puntata del 29 marzo.

IN FUTURO I BIMBI AVRANNO CENTRALI ANCORA PIÙ RADIOATTIVE
Centrali di nuova generazione senza problemi: una favola brutta e raccontata pure male. Sebbene i nuovi reattori Epr (European Pressurized Reactors) siano meno esposti al rischio di guasti, nel caso di incidente la fuoriuscita di radiazioni sarebbe notevolmente più grave e potrebbe fare anche il doppio delle vittime.
L’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto ad un reattore tradizionale. Lo afferma un rapporto di EdF, il colosso elettrico francese - indebitatissimo, come Enel - sempre più a caccia di Paesi ai quali appioppare i “nuovi” reattori Epr.
Un altro studio della società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene invece che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore. Un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste, conclude che la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137 sarebbe maggiore di 11 volte.
Eppure l’unica generazione che sembra attrarre le attenzioni di molti potenti e operatori dell’informazione è quella dei “nuovi” reattori nucleari francesi Epr. Quelli decantati dai Tg, ma che nella realtà stanno creando miliardi di spese in più e debiti ai cittadini di Francia e Finlandia, unici Paesi europei dove sono in costruzione nuovi reattori.

RADIAZIONI MADE IN ITALY
In attesa dei prossimi millenni, già ora la contaminazione è in atto, anche in Italia. Al Nord, centro e Sud, le radiazioni del passato continuano ad uscire dai vecchi siti atomici. Ecco giusto qualche esempio. A 25 km da Roma, dal Centro Eurex della Casaccia, liquidi radioattivi finiscono nel torrente Arrone, vicino acquedotti che abbeverano la città eterna.
Poco più giù, a Latina, Acqua & Sapone è in grado di mostrare che è previsto il rilascio di radionuclidi nei canali di scarico fino al mare. Ancora si aspetta lo smantellamento completo di quella centrale Magnox fermata e mai più riattivata già prima del referendum che l’anno seguente bocciò il nucleare.
Nel giugno 1986 i tecnici si accorsero che era rimasto solo uno degli otto bulloni a chiudere uno dei tappi dei cilindri che custodivano le barre di uranio, nel cuore dell’impianto. Saltarono fuori altri bulloni svitati o mancanti. Gli ispettori dell’Enea Disp scrissero nel loro rapporto che non si sapeva quali conseguenze avrebbe potuto avere il distacco dei tappi.
A Rotondella (Matera), un tubo su una spiaggia dove la gente si fa il bagno scaricava a mare acqua contaminata dal deposito nucleare di Trisaia, che ospita ancora 64 delle 84 barre di uranio esaurito delle centrali americane arrivate negli ’60. Ad accorgersene e denunciare le emissioni fuori norma è stato un attore, Ulderico Pesce. Con l’eccellente spettacolo-inchiesta “Storie di Scorie”,  dai  teatri italiani non censurati da anni racconta la follia del nucleare in Italia.
E sempre là si è soffermata la Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, per un presunto traffico illecito di materiale radioattivo intorno a Rotondella. Altro caso emblematico è quello dei fusti di rifiuti radioattivi da 31 anni custoditi nella cantina di una vecchia casa in pietra, a Castelmauro, in Molise, paesino a rischio sismico. Ce li mise un fisico nucleare, poi deceduto, e da tempo sono arrugginiti e perdono liquido. Nessuna bonifica finora. A Saluggia (Vercelli), lo stabilimento Eurex per estrarre plutonio dalle barre di uranio l’hanno costruito presso la Dora Baltea, zona a rischio esondazione. In 15 anni tre violente alluvioni hanno fatto rasentare l’irreparabile. Sempre lì, la piscina nucleare con le  barre di uranio in ammollo ha perso liquido. Risultato: falda acquifera contaminata.
Comunicata in via riservata al Comune nel giugno 2004, la verità è “fuoriuscita” solo nel giugno 2006. Poco più in là, l’area della vecchia centrale di Trino è anch’essa a rischio alluvione. L’hanno  realizzata sul Po...


REATTORI SENZA TECNICI      
Manca il personale: chi li gestirà?

A chi verrà dopo di noi stiamo lasciando un cimitero di reattori nucleari orfani. È reale il rischio di ritrovarci a breve senza gente che li sappia mandare avanti.
Una delle più grandi sfide è “trovare personale qualificato, compresa mano d’opera, tecnici, ingegneri, scienziati necessari alla costruzione e all’esercizio”, ha fatto notare Art Stall, vicepresidente e responsabile per il nucleare della società americana Florida Power & Light Company, mettendo in guardia i colleghi nuclearisti all’Annual Nuclear Meeting dell’American Nuclear Society nel 2007.
Entro il 2012 il 40% degli addetti alle centrali atomiche andranno in pensione. Solo l’8% di essi nel 2007 aveva meno di 32 anni. In Francia entro il 2015 andranno in pensione 4 lavoratori nucleari su 10 della EdF l’azienda che gestisce le centrali nucleari. Anche in Germania la situazione è drammatica: entro il 2010 il personale nucleare scenderà di 6.250 unità. Dal 1997 al 2002 solo due studenti nell’intero Paese hanno terminato gli studi in materie nucleari. È una vera emergenza, causata dalla mancanza di personale qualificato, nell’industria e nella ricerca atomica, oltre che negli organi di autorità pubblica sulla sicurezza e sulle radiazioni.
Ciò “può compromettere la sicurezza d’esercizio delle installazioni nucleari” ed si tratta di una  “imminente minaccia alla supervisione qualificata dei reattori nucleari e quindi alla sicura operatività delle centrali” ha avvertito Lothar Hahn, direttore della GRS, società tedesca per la sicurezza dei reattori, in un documento presentato ad una conferenza sponsorizzata dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica nel 2004.
Anche gli americani sono a corto di professionisti e lavoratori dell’atomo, compresi i medici del settore: fornitori di bollitori per reattori, sistemi pressurizzati e carpenteria, elettrotecnici, dottori specialisti, operatori e addetti alla manutenzione sono tutti in forte carenza, afferma un rapporto realizzato per conto del Dipartimento all’Energia del governo Usa.
Prima ancora che per espandere l’agonizzante mercato nucleare, occorre chiedersi chi manterrà le macchine atomiche già esistenti di cui molte si avviano alla chiusura.
Chi rimpiazzerà questi lavoratori in via di estinzione? Chi governerà i reattori, vecchi e “nuovi”? Da dove salteranno fuori gli specialisti all’altezza di gestire e fare l’indispensabile manutenzione che continuamente serve a quei mostri industriali? E i medici, fisici, biologi, chimici per controllare studiare le contaminazioni? In Italia è pressoché inesistente la categoria di operai, ditte, manager, manutentori, ed esperti in ambito nucleare.
Vogliamo lasciare ai bambini nei prossimi millenni questi giocattoli irreversibili e ingestibili?


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