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Con te che davvero sei qui tra noi

Poche righe per raccontare e ricordare quanto sia meraviglioso essere genitori

Gio 26 Apr 2012 | di Sara Acquarola | Io Giornalista

Sono al mondo da poco e da tanto. Da poco rispetto a nonna che di anni ne ha ottanta, da tanto rispetto ad un piccolo anatroccolo che fisso mentre è qui che dorme al mio fianco e che, mentre sogna, ride, stropiccia gli occhietti, muove i piedini e le manine. Chissà cosa sta vedendo... Lo guardo e mi riempie di dolcezza. Sa di buono. Fa versi strani, che mai avrei creduto di poter ascoltare e di cui godere. I bimbi sono il tesoro della nostra esistenza. E dico “nostra” parlando da giovane mamma e vedendo la gioia negli occhi di chi mi vuole bene. Ho sempre avuto il desiderio di crescere un “cucciolo di uomo”, come dicevano in qualche cartone animato (credo fosse “Il libro della giungla”) e ora che mi ci trovo faccia a faccia non ancora mi pare vero. Una canzone dice “Da adesso in poi com’è che andrà, con te che hai detto “sono qua!!”, e davvero sei qua tra noi…??”. È uno spettacolo questo piccolo tutto mio. E non chiede altro che attenzioni e io voglio regalargliele tutte perché è parte di me. E poco importa se dovrò rinunciare a qualcosa per lui. Lui è tutto. Ha gli occhietti grigi come il papà, e tanti capelli neri, come il papà. E di lui porta il nome: Marco. Sono certa che gli è e gli sarà accanto da lassù e sono anche certa che sorreggerà pure me quando mi sentirò un po’ smarrita senza lui qui ma con lui al centro del mio cuore, mentre crescerò il nostro principino tutto speciale. Speciale perché ancora prima di nascere, già aveva un angelo che lo proteggerà sempre. “Sempre”, che parola impossibile da definire! Ma, vedete, l’amore di una mamma e di un papà dura per sempre perché è indefinibile. Tutto ciò che lo circonda lo è. Le avventure della vita iniziano in una lacrima di genitore. È vero. Quando qualche giorno fa ho conosciuto la sua vocina, ho pianto anche io con lui. E non era dolore, badate bene: era tutto quello che può esistere, tranne dolore. 

Era eccitazione, felicità, stupore, rabbia (un pochino, sì!!) e passione.

Poche righe, per raccontare (a chi non lo sa) e per ricordare (a chi ha la fortuna di viverlo) quanto sia meraviglioso essere genitori e di quanto bisogna essere forti e sfidare certe volte la vita stessa per assolvere un compito tanto onorevole quanto oneroso.

Vado, perché il mio piccolo ometto vuole essere cullato. E voglio dedicargli solo il meglio che ho. Mamma Sara e Papà Marco.


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