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Loira la valle dei Re

Lungo il fiume i castelli pi¨ belli, testimoni della storia

Ven 15 Giu 2012 | di Valerio Barbieri e Beatrice Caldovino | Mondo
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Ovunque si rivolga lo sguardo si ammirano infinite distese di vigneti, boschi e campi punteggiati da paesini in cui il tempo sembra essersi fermato a un paio di secoli fa, con le loro casette di pietra e i vicoli immersi nel silenzio e dominati da abbazie millenarie, da cattedrali monumentali e da castelli da fiaba. Si fa presto a dimenticare di essere a poco più di un paio d’ore d’auto da Parigi, la capitale cosmopolita e caotica per eccellenza. Certo non è facile trovare un connubio così perfetto tra natura e cultura come la Valle della Loira, dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. 

Che questo fosse un angolo di Paradiso lo avevano già capito gli artefici della storia francese, i nobili che a partire dal XV secolo, grazie al loro potere, alla loro ricchezza e, soprattutto, alle loro manie di grandezza, trasformarono queste campagne in una sorta di esposizione universale del lusso e dello sfarzo più sfrenati. Per tutto il Medioevo possedere un castello non era un fatto di moda, ma una necessità per la sicurezza dei signori e dei feudi, in un periodo in cui guerre, assalti e saccheggi erano all’ordine del giorno. A partire dal Cinquecento, invece, la situazione cambiò completamente. Dopo la Guerra dei Cent’Anni, il Re di Francia aveva finalmente raggiunto il controllo di tutto il suo territorio. Fu proprio allora, e per tutto il secolo successivo, che la Loira divenne “La Valle dei Re”, allorché i sovrani francesi decisero di risiedere qui con tutte le loro affollate corti. Così, tutti i più importanti aristocratici della Nazione cominciarono a costruire castelli ovunque e ognuno faceva a gara con il vicino per chi aveva la torre più alta, i saloni più grandi o i giardini più belli e chi non poteva permetterseli si copriva di debiti pur di non essere da meno. Nel giro di pochi anni sorsero così lungo il fiume più di 300 castelli, molti dei quali veri e propri capolavori architettonici che, grazie all’impegno e alla lungimiranza dei proprietari che si sono susseguiti nei secoli, sono giunti intatti sino ad oggi. E ora costituiscono un’attrazione unica al mondo, meta di un turismo attento alla storia e alla cultura, che non si accontenta di una semplice “toccata e fuga”, ma vuole assaporare appieno il piacere del viaggio senza fretta.

 


LOCHES
Da Giovanna D’Arco a Ludovico il Moro


Loches è un punto di partenza ideale, perché tutti i principali castelli si trovano a meno di un’ora di auto. E visto che ci siamo ne approfittiamo per visitare il Logis du Roi, castello costruito nel XV secolo in cui il delfino di Francia ricevette Giovanna D’Arco dopo la liberazione di Orleans e fu da lei convinto a farsi incoronare Re con il nome di Carlo VII. Poco più in là ecco la chiesa di Saint-Ours col suo tetto sormontato da due insolite piramidi di pietra ottagonali, risalente al X secolo, all’interno della quale è sepolta Agnes Sorel, il grande amore di Carlo VII, per la quale egli sfidò le convenzioni dell’epoca, facendone la prima amante ufficiale di un Re, presentandola come tale a corte. Poco distante, abbarbicato su uno sperone roccioso, il Donjon, la fortezza originaria di Loches, che incute un timore reverenziale, anche grazie alla oscura fama delle sue carceri, che ospitarono, per qualche anno, anche il Duca di Milano Ludovico il Moro.

 


CHENONCEAU
Il castello delle dame del Re


Chenonceau (senza la x finale, a differenza della località) non si affaccia semplicemente su un fiume come molti altri castelli, ma lo sovrasta come un ponte. La storia del castello è sempre stata influenzata dalle donne, per questo è anche noto come Chateau des Dames. Caterine Briconnet fu la prima a far erigere, sulle fondamenta di un vecchio mulino, questa nuova architettura che fondeva perfettamente l’atmosfera gotica, con tutti i suoi comignoli e torrette, con i nuovi elementi razionali del Rinascimento. A commissionare gli archi che attraversano il fiume Cher fu l’amante del Re Enrico II, Diana de Poitiers, che univa ad una  straordinaria bellezza, celebrata in numerosi ritratti, una intelligenza e un senso degli affari di pari livello. Infatti non solo era  riuscita a farsi regalare il castello dal Re, ma dopo la  morte di lui, quando fu costretta a restituirlo alla vedova Caterina dei Medici, riuscì a farsi dare in cambio un castello forse non ugualmente affascinante, ma altrettanto bello, quello di Chaumont. Fu proprio Caterina, che solo con la vedovanza divenne potente e temuta, a far costruire l’elemento più caratteristico del Castello, rendendolo unico nel suo genere: la struttura di tre piani che si sviluppa per tutta la lunghezza del ponte sullo Cher. Al primo livello si trova un enorme splendido salone, che fu scenario di ricevimenti lussuosissimi.

 


CHAUMONT
Tra gotico e rinascimento


Chaumont è il castello che Caterina dei Medici cedette a Diana di Poitiers in cambio della restituzione di Chenonceau. La favorita di Enrico II si recò solo occasionalmente in questa dimora, ma ne seguì comunque i lavori che la resero come noi la vediamo oggi, unione perfetta tra l’architettura difensiva di epoca gotica e quella residenziale del Rinascimento. Tuttavia la realizzazione del meraviglioso parco ornamentale che circonda il castello, oggi ridotto a soli 20 ettari, fu realizzato solo alla fine dell’Ottocento, secondo lo stile paesaggista inglese, caratterizzato da rilievi dolcemente ondulati, alberi isolati o raggruppati in boschetti e fabbricati sparsi qua e là.

 


BLOIS
Il castello di sette Re e tre Regine


Il castello di Blois è stato nei secoli residenza di ben sette re e dieci regine, a partire dal 1498, quando salì al trono Luigi XII. Ciascuno dei sovrani che lo abitarono volle rimettere mano alla sua struttura, abbattendo e ricostruendo secondo lo stile in voga di volta in volta, per cui il risultato visibile oggi è un vero e proprio riassunto di storia dell’architettura francese. Si va dalla pietra spoglia della duecentesca Sala degli Stati al gotico fiammeggiante dell’ala Luigi XII, col suo contrasto cromatico dato dall’accostamento di mattoni rossi a decorazioni in tufo bianco, passando per l’ala Francesco I con la sua rielaborazione del Rinascimento italiano, formato da colonne dai capitelli scolpiti e cornicioni ornati da conchiglie, motivi arabescati e viticci, con al centro la maestosa scala a spirale ottagonale, per finire con l’austera e incompiuta ala di Gastone d’Orleans, che aveva incaricato il suo architetto di demolire il castello e ricostruirlo completamente, ma fortunatamente non riuscì a portare a termine il suo piano per la carenza di denaro.

 


AMBOISE
Famoso per Leonardo e la morte di un Re


Il possente Castello di Amboise dal suo promontorio domina da una parte il fiume Loira e dall’altra l’omonima cittadina che, come la descrisse Flaubert, “si stende ai suoi piedi come un mucchio di ciottoli sparsi alle pendici di una roccia”. Questo fu il primo castello reale della Loira ad essere influenzato dalla cultura rinascimentale italiana, importata dal Re Carlo VIII, nato e cresciuto nel castello, il quale, al rientro della sua campagna militare nel Regno di Napoli, portò con sé numerosi artisti e artigiani italiani. Purtroppo Carlo VIII non poté godersi a lungo questa ventata di Rinascimento, dato che morì ingloriosamente battendo la testa all’architrave di una porta del castello, all’età di soli 28 anni. Il sovrano che più contribuì alla fama di Amboise fu certamente Francesco I che, ancor più del suo sfortunato predecessore, richiamò alla sua corte numerosissimi  artisti, scienziati e architetti italiani, fino addirittura al più grande di tutti. Alla fine del 1516, infatti, l’ormai anziano Leonardo Da Vinci accettò l’invito del giovane Re a trasferirsi ad Amboise, dove gli fu fatto dono della splendida villa di Clos-Lucè, a due passi dal Castello (cui pare fosse direttamente collegata da un passaggio segreto), insieme ad una rendita di 700 talleri d’oro all’anno, oltre al compenso per ogni opera che avrebbe realizzato. Da Vinci ebbe qui modo di dedicarsi anche all’attività di scenografo per allietare le sontuose feste che si tenevano a corte, trascorrendo serenamente gli ultimi tre anni della sua vita, fino al 1519 quando morì e fu sepolto, secondo le sue volontà, nel Castello di Amboise. Fu proprio allora che la Gioconda, che Leonardo aveva portato con sé dall’Italia, entrò a far parte del patrimonio della corona francese. 

 


CHAMBORD
Il potere assoluto: maestoso e vuoto


Il castello si erge all’interno di una immensa tenuta  protetta da un muro lungo 32 km, la più grande riserva chiusa di flora e fauna selvatica d’Europa. è il più colossale e sfarzoso tra tutti i castelli della Loira. La costruzione fu voluta da Francesco I, nel 1519, che non badò a spese, anche se poi nella sua vita non vi soggiornò più di 2 mesi. Concepito come residenza di campagna e riserva di caccia, secondo un progetto simmetrico e razionale che esprimesse a pieno il potere assoluto del proprietario, Chambord è un castello degli eccessi sotto tutti i punti di vista: lungo più di 150 metri e alto più di 50, contiene 440 stanze, collegate da 80 scale e con 300 camini, che visti però i volumi del castello non riescono a riscaldarlo.


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