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Plastica al pomodoro

Dalle bucce di pomodoro un polimero naturale. E i fiumi della campania non saranno più rossi

Gio 21 Mag 2009 | di Patrizia Santo | Ambiente

Potrà sembrare strano, ma tra pochi anni, facendo la spesa al supermercato, dopo la classica domanda della cassiera: «vuole la busta?» ci potremmo sentir dire: «la preferisce al “San Marzano campano” al “Pantano romanesco” o al “Pachino siciliano”?». Sono i nomi di alcune varietà dei più classici pomodori italiani ed è difficile immaginare che da questi tradizionali prodotti della nostra terra, in particolare dalle loro bucce, ci si possa ricavare la plastica. Ma è così!
Infatti, da circa un anno, i ricercatori dell’Istituto di Chimica Biomolecolare (ICP) di Pozzuoli (NA), coordinati dalla Professoressa Barbara Nicolaus,  in collaborazione con gli istituti napoletani del CNR (Centro Nazionale delle Ricerche) e con l’Associazione Nazionale Industrie Conserviere Vegetali (ANICAV), hanno messo a punto una tecnica in grado di ottenere una “plastica biodegradabile” dagli scarti di lavorazione industriale del pomodoro: in particolare da quella fastidiosa “pellicina” lucida che li ricopre e li rende lucidi. La ricerca è stata presentata nei mesi scorsi persino in Canada (a Toronto per la precisione), visto l’interesse suscitato.
Ogni anno in Italia si  producono almeno 120.000 tonnellate di scarti (tra bucce e semi); spesso il problema dello smaltimento viene “risolto” in modo illegale, scaricando quegli scarti nei corsi d’acqua e/o seppellendoli sottoterra. Ma grazie a questa scoperta anche l’ambiente ne trae beneficio.
E probabilmente non è un caso che la ricerca è stata messa a punto proprio nella Regione dove questo problema si ripresenta puntualmente. In Campania infatti - da sempre al centro delle cronache  rispetto al problema generale dei rifiuti -, vengono trasformati ogni anno circa 3 milioni di tonnellate di pomodori. E là, dove si concentra buona parte della lavorazione industriale di pomodori, ogni estate spesso i fiumi si colorano di rosso a causa dello smaltimento scorretto di questi residui della lavorazione dei pomodori. Ora anche questo problema potrebbe essere risolto e addirittura potrebbe portare nuovi posti di lavoro.
Si calcola che questo processo produttivo potrebbe comportare dei ricavi di circa 5 – 6 milioni di euro all’anno, senza contare i risparmi per lo smaltimento.
E se la geniale tecnica geniale nasce a Napoli, è però stata sviluppata utilizzando la varietà ibrida di pomodoro denominata “Roma”.  

ADDIO BUSTA AL PETROLIO
Dal primo gennaio del prossimo anno (salvo proroghe) le attuali buste della spesa in plastica da petrolio, in base ad una norma stabilita con la legge finanziaria del 2007, dovranno essere sostituite con plastica completamente biodegradabile. Anche qui, brevetto italiano famoso nel mondo. Si chiama Mater B: dall'amido di mais, si produce plastica naturale. 


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