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Sono stata baciata da una lucciola

Presa da una sorta di euforia, mi sono messa a danzare per abbracciare quell’esserino. Non è tutto inquinamento

Ven 15 Giu 2012 | di Samanta Ricci | Io Giornalista

È un sentimento condiviso da tanti, molto contemporaneo e sentito, mi riferisco all'amore per la natura e gli animali.

L'altra sera, dopo cena, mi sono attardata sul balcone a rimirare il paesaggio notturno rinfrescato da una brezza primaverile e, mentre fissavo il bianco bagliore dello spicchio di luna che mi sorrideva, ho scorto nel buio un luccichio che mi veniva incontro...

Ci ho messo poco a capire che si trattava di una lucciola, ero piacevolmente sorpresa, mi sono detta che era un vero “miracolo” che ci fossero ancora questi piccoli insetti pronti a punteggiare di lucette pulsanti il buio delle serate più calde: significa che la mano tentacolare ed inquinante degli uomini non è riuscita ad intaccare proprio tutto, che qualche spicchio di selvaggio mondo è riuscito a sopravvivere malgrado le nostre prepotenze!

Presa da una sorta di euforia, mi sono messa a “danzare” uno strano balletto cercando contemporaneamente con le mani strette a coppa di “abbracciare” in qualche modo quell’esserino così piccolo e delicato, che a sua volta disegnava intorno alla mia figura spirali di luce alternata, tutto ciò mentre esclamazioni stupefatte mi uscivano involontarie: «guarda, guarda una lucciola, dunque ce ne sono ancora!», urlavo a mio figlio che intanto si era affacciato alla porta finestra per venire a vedere a quale sorta di miracolo io stessi assistendo!

Poco dopo, con mio rammarico, la lucciola decise di volare via lasciandomi lì con un sorriso ebete stampato sulla faccia e una leggera delusione per aver terminato così repentinamente il “nostro” incontro.

Mi stavo già rassegnando a rientrare in casa per impoltronirmi davanti alla tv, quando da lontano, nel buio, tipo piccola saetta eccola tornare verso di me (ci giurerei, era la stessa lucciola di prima, non ce n’erano altre all’orizzonte): «eccola, eccola che viene ancora!» esclamai e proprio in quell’istante ella si posò sulle mie labbra, quasi a donarmi un piccolo bacio di luce, per poi rimbalzare sulla maglietta proprio dalla parte sinistra ad illuminarmi il cuore e finire la sua carambola in terra… «oh mio Dio», esclamai, «l’ho uccisa, è a terra e non pulsa più!». 

Mio figlio preoccupato, era tornato fuori per vedere l’accaduto: stavamo ambedue in trepida attesa fissando un punto buio sul pavimento del terrazzo, quando una debole spia illuminò l’oscurità. «allora non è morta, è viva!», dissi felice come non mai. 

Da lì a qualche secondo, stordita da un contatto troppo audace per la sua taglia, il ritmo della sua luce tornò a farsi regolare e lei, la lucciola, compreso che “amor ch’a nullo amato amar perdona”, se la filò allegramente felice per essere scampata a tanta euforica passione!


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