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Case sicure: si puņ

Le tecnologie antisismiche ci sono e convengono, basta applicarle

Sab 09 Mag 2009 | di Roberto Lessio | Casa

A pensarci bene (essendo bene informati), dai terremoti ci si può difendere. Ma perché nessuno lo dice o sembra una cosa strana? Si può dormire senza il terrore che crollino i muri addosso anche se si abita in una casa vecchia, fatta in muratura con pietre e malta, in uno dei tipici paesini e borghi che contraddistinguono il nostro paesaggio appenninico e i nostri centri storici. 
Per le costruzioni in calcestruzzo, dove al posto del cemento è stata messa la sabbia e per gli edifici pubblici di cui “non si trova più il progetto”, il discorso è diverso: come sempre in Italia, a disastro avvenuto, ci deve pensare la Magistratura. Anche questa volta nel caso dell'Abruzzo.

ESISTONO LE TECNOLOGIE
Soprattutto negli ultimi anni, in particolar modo dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre 2002 e lo shock collettivo causato dalla morte di bambini nella scuola “ristrutturata”, sono state messe a punto una serie di tecnologie innovative per la protezione sismica delle case dei centri storici, degli edifici di particolare pregio e di singole opere d’arte.
Queste tecnologie si basano essenzialmente su due sistemi: uno per attutire e l'altro per “dirottare” i colpi sismici su punti ben precisi. Il primo realizza tecniche che prevedono l’isolamento sismico delle costruzioni un po’ come fanno gli ammortizzatori delle nostre macchine, in modo da ridurre consistentemente l’energia trasmessa dal sisma soprattutto quando arriva “l’onda d’urto” del terremoto;  il secondo è un sistema di dissipazione dell’energia, sono delle specie di airbag, sempre ricorrendo al paragone automobilistico, che convogliano l’energia sismica in apparecchi speciali, collocati in particolari punti della struttura, coadiuvati da dispositivi fatti in leghe di metallo (fasci di minuscoli fili in nickel e titanio), cosiddetti “a memoria di forma” (in inglese Shape Memory Alloy – SMA). Materiali che si piegano ma non si spezzano. Dopo il terremoto, invece di rifare l'edificio daccapo, i dispositivi riacquisteranno la forma originaria. 

COSTRUENDO BENE, SI EVITA IL PEGGIO

Certo non si può pretendere di rendere innocui i grandi fenomeni sismici, che rappresentano lo scatenamento di forze naturali inimmaginabili. Ma senz'altro vanno messe in atto quelle conoscenze e quelle tecniche già disponibili. Se non possiamo frenare i terremoti, è bene però sapere che  il rischio peggiore proviene dalla vulnerabilità delle costruzioni, unita alla sismicità del territorio. Sulla conformazione della Terra non possiamo intervenire, ma nei cantieri si può fare molto. Come ci spiega il Direttore generale del Dipartimento Protezione Civile Nazionale, il Prof. Elvezio Galanti, dirigente del Servizio sismico. «Quando in una zona a rischio sismico si realizzano edifici che non sopportano le scosse telluriche, ecco che il rischio di contare i morti diventa alto». Innanzitutto non bisogna giocare al risparmio sul cemento armato. «Le tecniche ottimali ci sono – sottolinea il Prof. Galanti – come ad esempio i cuscinetti di gomma che dalle fondazioni vanno sotto i muri perimetrali e in caso di terremoto slittano uno sull'altro. Tecniche messe a punto in Italia, ma che noi non usiamo, mentre i giapponesi sì». Il motivo? «Per ottenere il permesso di applicare quei cuscinetti di gomma dovevi avere l'approvazione persino del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici».

MEGLIO PRIMA CHE DOPO, ANCHE PER I SOLDI
Questi sistemi hanno il pregio di essere compatibili e non invasivi rispetto alla struttura architettonica dell’edificio che si vuole proteggere e/o ricostruire. Ed , come sostiene il Prof. Alessandro Martelli dell’Università di Ferrara, ricercatore dell’ENEA e tra i massimi esperti in materia, i costi sono del tutto paragonabili a quelli degli interventi “classici”. Come insegna l'esperienza, intervenire dopo la catastrofe costa 5 volte più che realizzare costruzioni antisismiche in via preventiva. Tra l’altro, nel nostro Paese esistono già strumenti legislativi e finanziari, come i cosiddetti “contratti di quartiere”, che prevedono interventi di questo tipo in zone sismiche. E allora, invece di costruire nuovi edifici che crollano alla prima scossa e pensare a grigie “new town” di cemento, si può pianificare e finanziare questo tipo di interventi su vasta scala. Così si realizzerebbe una ottima opportunità per rilanciare l’edilizia in Italia, salvaguardando la sua reale, vera ricchezza: il suo paesaggio, la sua storia e la sua cultura, i fondamentali “beni” del Bel Paese. È ora dunque che ognuno nel proprio ruolo usi il buonsenso: i costruttori e le autorità. Ma pure il cittadino che compra o si fa costruire casa, è ormai ovvio che deve verificare la qualità dell'immobile. Ogni progetto ha dei responsabili ben precisi.


SISTEMI ANTISISMICI - COME DORMIRE TRANQUILLI
Gomma Armata

L’isolamento sismico viene effettuato inserendo degli isolatori realizzati con “gomma armata” tra l’edificio (senza demolirlo) e il sottostante terreno. Questi, in caso di scossa, si comportano come delle molle, impedendo il tipico scuotimento e le vibrazioni dell’edificio, provocate dalle onde sismiche. Interventi del genere sono in corso per la ricostruzione - ristrutturazione a San Giuliano di Puglia.

La “memoria di forma”
Un tipo di intervento a “memoria di forma” (SMA) è stato realizzato per proteggere il campanile di San Giorgio a Trignano, nel comune di San Martino in Rio, nell’appennino emiliano, danneggiato dal terremoto del 1996: con delle barre metalliche verticali di rinforzo è stata aumentata la resistenza di flessione e il mantenimento di una pressione costante della muratura. Questo tipo di interventi si presta in particolar modo ad edifici alti e snelli, tipo campanili e torri.

Tiranti elastici
Un altro tipo di intervento a “memoria di forma” è stato realizzato per ricostruire il timpano della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi, devastata dal sisma del settembre 1997 (ricordate le immagini con quella spaventosa nuvola di polvere provata dal crollo?): un sistema di tiranti orizzontali, che possono deformarsi in caso di terremoto, mantiene costante il carico sismico, recuperando poi la forma iniziale dopo la scossa.


I TELEMOTATI      
Gli sciacalli col microfono in mano trasformano il dolore in reality show
Abbiamo ancora negli occhi le macerie della città de L'Aquila e dei paesini abruzzesi colpiti dal sisma del 6 aprile. Ancora di più risuonano le insulse domande ed il vero sciacallaggio è quello che dentro rimane un po' a tutti i telespettatori: quello della cosiddetta informazione. “Come si sente?”, “Cosa si prova in momenti come questi?”, “Perché dorme in auto?”, “Vuole dire qualche parola di speranza?”... domande da telemotati, cioè “terremotati dell'informazione televisiva”, rotti, sconquassati pur di acchiappare l'angoscia in diretta. Cosa si muove dentro un tizio con il microfono in mano a caccia di strazio da spettacolarizzare?
Ore e ore di diretta per contendersi il primato della lacrima più convincente, le case rase al suolo, gli sfollati, la fila di bare, un disastro trasformato in “reality show” naturale. Meglio delle soubrette seminude, il dolore sbattuto a tutto schermo e a tutte le ore è stato lo spettacolo più brutto che tutti abbiamo subìto, innanzitutto le vittime del terremoto. Ma come si fa a porgere certe domande a chi è nel vivo della tragedia?
Senza nulla togliere ai tanti giornalisti che pure hanno fatto un gran lavoro per informare seriamente e in modo rispettoso, sono davvero pessime certe scosse “giornalistiche” che finiscono di distruggere quel che neanche il terremoto aveva buttato giù: il rispetto di chi soffre. 
Ecco perché oltre a case, scuole, ospedali, edifici pubblici e privati, occorre rimettere mano alle fondamenta dell'informazione. Sarà più difficile ripristinare la decenza nei telemotati, ma è ora di farlo, è necessario. Sia per coloro ai quali vengono somministrate le notizie che per chi fa la tv e i giornali. Un po' alla volta il livello della “scala Richter” che colpisce l'anima di questo settore si è alzato, ad ogni tragedia una scossa maggiore, uno chock più forte per colpire il lettore o il telespettatore. Cogne, Garlasco, stupri, omicidi, Meredith e Amanda... Ora pure in mezzo ai paesi rasi al suolo dal sisma. Passato il terremoto, salviamoci dai telemotati. Come? Magari cambiando canale, così la smettono di gongolarsi per il primato su chi ha sedotto e catturato più ostaggi televisivi nell'auditel.    


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