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Cittadini, non sudditi

Chi chiede tributi non dovuti dovrebbe pagare una penale, di tasca propria

Ven 15 Giu 2012 | di Armando Marino | Soldi

A prendersela ora con Equitalia e Agenzia delle entrate il rischio è di passare per difensori degli evasori. Ma non è così: chi segue questa rubrica sa che da sempre critichiamo non la pretesa dello Stato che si paghino tutte le tasse, ma il modo in cui il contribuente viene trattato. Fino a non molto tempo fa i cani da caccia del fisco venivano tenuti per lo più al pascolo, i controlli erano sporadici, gli strumenti invasivi blandi, in base al tacito patto per cui alcune categorie di contribuenti potevano dormire sonni tranquilli in cambio del fatto che i servizi pubblici erano a livelli infimi. Se non paghi, non puoi pretendere servizi migliori. Ora ci ritroviamo con tasse ai massimi, uno spietato meccanismo di riscossione coatta e servizi che purtroppo continuano a essere quelli pessimi di prima. L'altra costante è che lo Stato tratta il cittadino come suddito: paga e zitto. Se il cittadino sbaglia a compilare la dichiarazione dei redditi, col suo corposo manuale di istruzioni scritto in burocratese, dopo qualche anno si vedrà chiedere il dovuto con un interesse del 4% e una sanzione del 30%. Se è lo Stato a saldare in ritardo un credito fiscale, riconoscerà al cittadino i soli interessi. E del 2%. Vi arriva una multa vecchia di anni che siete convinto di poter contestare? Dovete fare un ricorso al giudice di pace, fornire voi tutta la documentazione, pagare il “contributo unificato”. Lo Stato, invece, potrebbe chiedervi di dimostrare di aver pagato correttamente un vecchio balzello, perché “sta facendo controlli a campione”. Cioè siete stati scelti più o meno a caso e, pur avendo già pagato e pur avendo lo Stato il potere di accedere a ogni tipo di dato sulla vostra vita, compresi i vostri conti correnti, invece di verificare lui la documentazione in suo possesso, chiederà a voi di recuperare tutta la documentazione e produrla. Il tempo impiegato a cercare cartacce e portarle negli uffici? A carico del contribuente. Eppure è sbagliato prendersela con Equitalia. Da parte dei Comuni poi è addirittura ipocrita: alcuni hanno finto di indignarsi per le ingiustizie di Equitalia e hanno dichiarato che mai più si serviranno dei suoi servigi. Ma la verità è che sono proprio i Comuni a chiedere a Equitalia di recuperare più denaro possibile, applicare sanzioni pesantissime, pressare i contribuenti nella certezza che molti, spaventati dalle minacce di pignoramento, pagheranno senza fiatare anche ciò che non sarebbe dovuto. I Comuni ribelli hanno fatto sapere che si organizzeranno con proprie società di riscossione, escludendo Equitalia. Pensate che sia meglio per il cittadino? No, è peggio. Perché nell'albo delle società di riscossione ci sono già centinaia di altre società. E sono quasi sempre peggio di Equitalia. Anni fa ricevetti una lettera che mi chiedeva di pagare una multa vecchia di quattro anni che avevo preso a Gallipoli. Io l'avevo già pagata e avevo conservato la ricevuta. Ma la società di riscossione non indicava nella lettera nemmeno i numeri telefonici a cui rivolgersi per inviare la prova che avevo già pagato. Equitalia o non Equitalia, non cambierà nulla finché il cittadino sarà considerato suddito. Serve una legge che stabilisca un semplice principio: chi chiede tributi non dovuti deve essere costretto a pagare una penale al cittadino. E paghi di tasca propria, non con soldi pubblici. 


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