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La vergogna dei rifiuti di Roma

Negli ultimi 15 anni la classe politica non ha saputo affrontare il problema

Mer 25 Lug 2012 | di Armando Marino | Attualità

Guardate l'emergenza rifiuti di Roma e capirete come nasce la sfiducia in un'intera classe politica.
L'esaurimento della discarica di Malagrotta, la più grande d'Europa, sembra aver colto di sorpresa gli amministratori della capitale. Devono essersi distratti un attimo. Un attimo lungo 8 anni, visto che la discarica in questione è esaurita dal 2004, e già prima di allora si è discusso per anni su quali soluzioni alternative individuare. 
Non è un piccolo problema: Napoli ancora paga il prezzo del disastro combinato dai suoi amministratori. Un crollo d'immagine e di vivibilità simile per Roma sarebbe un colpo durissimo, non solo per chi vive nella capitale, ma anche per tutta l'Italia. Com'è possibile che ci si affidi a un commissario per l'emergenza in casi simili? Un'emergenza è un terremoto, un alluvione, una crisi economica imprevedibile, non un evento annunciato da anni. La colpa certo non è tutta della presidente della Regione Polverini e del sindaco Alemanno (che ha altre responsabilità, come aver permesso l'aumento del biglietto dei malfunzionanti trasporti pubblici cittadini dopo che l'Atac ha effettuato centinaia di assunzioni senza concorso sotto il suo mandato): il problema dei rifiuti c'era già prima di loro. Dunque l'intera classe politica che ha governato Roma negli ultimi 15 anni non ha saputo affrontare la questione. Eppure non può essere così difficile, visto che il problema non si ripresenta in molte altre città d'Italia e del mondo. Il commissario per l'emergenza rifiuti ora promette ai cittadini delle aree candidate a ospitare una discarica che sarà “temporanea”, perché intanto si aumenterà la raccolta differenziata. 
Ma perché non è stata aumentata fino a ora? Bastava seguire l'esempio di altre città. Anche il mondo ambientalista ha le sue colpe. Quando è stata introdotta la raccolta differenziata a Trastevere, Chicco Testa, che vive in quel quartiere radical chic, si è lamentato in un articolo sul quotidiano “Il Riformista” di quanto fosse noioso separare i rifiuti e buttarli nei bidoni giusti negli orari prestabiliti, ammettendo che aveva predicato a favore della differenziata finché non era capitato a lui di doverla mettere in pratica. Con esempi del genere è facile capire perché i cittadini dei paesi scelti (pare con criteri non molto attenti) per ospitare la discarica nuova non si fidino delle autorità. 
Non resta che sperare in uno scatto d'orgoglio di chi governa le sorti della capitale d'Italia, un colpo di genio. Cari amministratori di Roma, nel vostro campo copiare dai più bravi non è un errore, anzi. Magari però come modello scegliete Copenaghen, non Bagdad. La speranza è l'ultima a morire.
Purché non crepi sommersa dai sacchetti d'immondizia. 


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