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Piccoli italiani senza diritti

Lavoro minorile, dispersione scolastica, povertà, violenza in famiglia: l’altra faccia dell’Italia

Mer 25 Lug 2012 | di Stefano Cortelletti | Bambini
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Il domani non si garantisce solamente fortificando le fondamenta del sistema economico: pensare al futuro significa investire sui bambini. Un argomento che non conquisterà mai le prime pagine dei quotidiani, ma che rappresenta un vero dramma se non affrontato per tempo. L’Italia si colloca ai primi posti in Europa per dispersione scolastica e incremento della povertà e supera la media dell'Ue per minori a rischio povertà o esclusione sociale. Sono 1.876.000 i minori in condizioni di povertà relativa, di cui 1.227.000 al Sud, ai quali si aggiungono 359 mila bambini che nel Meridione vivono in condizioni di povertà assoluta, cioè non dispongono di beni essenziali per il conseguimento di standard di vita accettabili.
L’allarme viene lanciato dal 5° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, pubblicato a giugno 2012 dal gruppo Crc, un network di 89 associazioni che tutelano i diritti dell’infanzia e monitorano da 10 anni la condizione dei minori in Italia.
I diritti dei bambini sono sanciti dalla Convenzione Onu che, tuttavia, viene puntualmente disattesa non solo dai paesi del terzo mondo. Sono i paesi più industrializzati a concentrarsi meno sulle necessità dell’infanzia. Quando si pensa troppo allo sviluppo economico, si acuisce il divario tra ricchi e poveri e a risentirne sono i bambini, vittime inconsapevoli di una spirale di povertà. Ed è inutile dare la colpa alla “crisi”: i diritti dell’infanzia vengono violati da sempre, specialmente nel nostro Paese.
Sembra assurdo, ma in Italia esiste ancora un sottobosco sociale di lavoro minorile. I più esposti al lavoro precoce sono maschi in età compresa tra gli 11 e i 14 anni, che risiedono in territori ad alto tasso di disoccupazione e in una famiglia monogenitoriale o in un nucleo con più minori. 
In Italia l’incidenza di minori a rischio di povertà è al di sopra della media europea (il 24% contro il 19%). L’Italia si trova in una posizione di svantaggio rispetto agli altri Paesi avanzati, con una percentuale di bambini (circa il 17%) che vive in famiglie con reddito inferiore al 50% della media nazionale. 
In Italia meno di una donna su 2 ha un lavoro e siamo il secondo Paese in Europa col tasso di occupazione femminile più basso. La povertà minorile è strettamente legata alla disoccupazione tra le donne e le scelte del Governo non fanno altro che aggravare questa situazione. In ambito scolastico, ad esempio, a fronte di una diminuzione del tempo pieno cresce la richiesta alle famiglie di contributi economici volontari, ma di fatto obbligatori, che finiscono per incidere sui bilanci delle famiglie, soprattutto quelle più disagiate.
Lo Stato investe sempre meno nella scuola, negando il diritto allo studio del fanciullo. 44.000 insegnanti in meno tra il 2008 e il 2011 hanno provocato una contrazione delle ore di scuola. Secondo i dati Ocse, in Italia si investe per l’istruzione solo il 4,8% del PIL, contro il 6,1% della media dei paesi OCSE; la scuola italiana si colloca al 29° posto su 34 paesi. Si taglia senza pensare alle conseguenze.
La situazione in famiglia non va meglio. Da noi, le punizioni fisiche sono proibite in ambito scolastico. Non sono invece espressamente vietate per legge le punizioni fisiche sui bambini in ambito familiare, anche se la Corte di Cassazione ha riconosciuto illecito l’uso della violenza fisica o psicologica finalizzata a scopi “educativi”. Tuttavia, l’utilizzo di questo tipo di punizioni come metodo educativo per la crescita dei propri figli è culturalmente tollerato ed accettato: oltre un quarto dei genitori italiani (il 27%) ricorre più o meno di frequente allo schiaffo verso i propri figli ed un quarto di loro ritiene che sia un metodo educativo efficace. Per quasi il 57% dei genitori, dare uno schiaffo una volta ogni tanto non provoca conseguenze negative nello sviluppo dei propri figli e per il 26% lo schiaffo può avere un effetto benefico per renderli adulti educati. Non è così. E se un minore è senza genitori? L’iter per l’adozione di un bambino italiano è complicato e costoso. Circa mille i minori dichiarati adottabili ogni anno, il 90% di loro trova facilmente una famiglia, mentre il restante 10% rimane in Istituto perché grande d’età o disabile. In media ci vogliono dai 2 ai 4 anni per terminare il processo di adozione: il costo si aggira sui 7.500 euro per adottare un bambino italiano, mentre triplica per un bambino all’estero. Ecco perché molte coppie vi rinunciano.
Il Rapporto del gruppo Crc ci restituisce un’Italia ancora troppo arretrata dal punto di vista dei diritti dei minori. In Italia si continuano a tagliare le risorse destinate all’infanzia e all’adolescenza e la differenza di legislazione tra le varie Regioni non garantiscono a tutti i bambini un uguale accesso ai propri diritti. 
Ma un dato è comune a tutte le Regioni: è stato cancellato il Fondo Nazionale Straordinario per i Servizi Socio-educativi ed il Piano Nazionale Infanzia e Adolescenza 2010/2011 non prevede alcuna copertura finanziaria per il 2012. Agevolazioni a genitori di figli con disabilità, assegni di maternità, assegno ai nuclei familiari, indennità per i lavoratori affetti da talassemia major: a disposizione ci sono solo 44 milioni di euro per tutta Italia. Basterebbe guardare un bambino negli occhi per capire l’errore che si sta commettendo.

 


Gli stranieri invisibili
Esiste un sottobosco di minori che lo Stato non considera affatto. Si tratta dei minori stranieri non accompagnati che vivono in Italia. Al 31 dicembre 2011 risultano essere 7.750, di cui 1.791 irreperibili. La maggior parte di loro (7.333), di età compresa tra i 16 (2.006) ed i 17 anni (4.207), è stata collocata in strutture per minori (6.844). E lo stesso accade ai minorenni stranieri residenti in Italia: nonostante circa 650.000 di loro siano nati in Italia, difficilmente riusciranno a ottenere la cittadinanza italiana. 
 


Gli occhi grandi dei bimbi
Un bambino è anzitutto amore. Un bambino è sacro e se non ci si accosta ad esso con tutta la qualità di anima necessaria non si riesce a coglierlo completamente. I bimbi non sono vasi vuoti da riempire, hanno tutta la loro identità, siamo noi che non la vediamo sufficientemente. è in questo non saper cogliere completamente la loro natura che li feriamo, li blocchiamo li condizioniamo. Ci sostituiamo completamente a loro, di solito involontariamente e con tutte le migliori intenzioni del mondo. Daremmo la nostra vita per loro ma non sappiamo neanche ascoltarli. Non dobbiamo preoccuparci per loro e del loro futuro. Hanno energie migliori delle nostre. Dobbiamo preoccuparci solo di non essere noi i lupi di oggi. E lo siamo ogni volta che non li rispettiamo completamente nelle loro immense potenzialità. Soprattutto quando disturbiamo la loro indipendenza personale, sostituendoci a loro. E non crediamo di amare i nostri figli se non abbiamo a cuore anche gli altri bambini. 
(Tratto dal libro “Gli occhi grandi dei bimbi” consultabile qui)


Bambine a rischio mutilazione
Dal 2011 il Ministero dell’Istruzione ha a disposizione una stima delle minori a rischio di mutilazioni genitali, ovvero il numero di bambine e ragazze iscritte nelle scuole italiane provenienti da Paesi dove è in voga questa pratica: la stima prodotta è di 7.727 bambine e il 67% riguarda bambine nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, quindi dai tre ai dieci anni. Il dato non considera le bambine sotto i 3 anni e le ragazze che hanno interrotto gli studi dopo la scuola dell’obbligo.


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