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Prevenire meglio che...

Il sisma in Abruzzo non stato fortissimo. E non si poteva prevedere, ma si poteva prevenire

Ven 01 Mag 2009 | di Armando Marino | Casa

Un pomeriggio dello scorso marzo un mio amico dell’Aquila mi telefona per raccontarmi che da settimane la città balla la rumba della paura. Perché un giorno sì e uno no la terra trema. “Sciame sismico” lo chiamano. Per L’Aquila, città sismica da sempre, già rasa al suolo da un terremoto nel 1703, questo fenomeno è assolutamente normale. Solo che... Solo che stavolta le “scossette” sono avvertite dalla popolazione, dunque sono un po’ più forti. E c’è un uomo, un ricercatore per la verità non particolarmente qualificato, che attraverso un suo sistema prevede l’arrivo di un “Big One”, un terremoto distruttivo tipo quello che ci si attende in California. Sbaglia la data e il luogo (di sessanta chilometri), ma resta il fatto che, quando la terra trema, nella notte tra il 5 e il 6 aprile, in molti pensano che forse si poteva prevedere. In realtà, al di là dell’affidabilità del sistema di quel ricercatore, il problema è che il terremoto più che prevederlo bisogna prevenirlo. E invece. Invece, nonostante la distruzione che ha provocato, il terremoto del 5 aprile non era affatto Big. Al massimo era un terremoto forte che, in una città costruita con corretti criteri antisismici, non avrebbe provocato morti. Invece, nel capoluogo abruzzese sono crollati o lesionati tutti gli edifici pubblici. E come può lo Stato chiedere ai privati di rispettare le norme se lui per primo non le rispetta nei suoi palazzi simbolo sul territorio? è passata qualche settimana dal terremoto. Quando l’ondata di orrore e di solidarietà si sarà posata del tutto, l’Abruzzo resterà una foto sbiadita nella nostra testa, da affiancare a quella della scuola di San Giuliano in Molise o a quella in bianco e nero dell’Irpinia. Chissà se, nel frattempo, a L’Aquila ci si ricorderà, stavolta, di costruire la Casa dello studente (era degli anni ’60, non del medioevo) a prova di terremoto. Oppure l’ospedale, completato da una decina d’anni: chissà se stavolta sarà costruito in modo da continuare a funzionare durante un’emergenza, cioè quando serve di più. La verità è che, prima di sperare in un miracoloso sistema di preannuncio del terremoto, bisognerebbe pensare a costruire palazzi davvero sicuri, cosa che già sappiamo fare. Se decidiamo di rispettare le regole. E a proposito: perché L’Aquila, al secondo terremoto distruttivo in trecento anni, nelle mappe sismiche non era classificata nella categoria 1, a rischio massimo, ma nella 2? E perché l’applicazione dell’ultima normativa sulle costruzioni antisismiche viene prorogata di anno in anno dal Parlamento? Ora si dirà che mettere a norma tutti i palazzi costava troppo. Forse costa di meno ricostruire ciò che è crollato e intanto seppellire centinaia di persone.


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