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Per la gioventù c’è il mondo

Se l’Italia non è un paese per giovani, c’è tutto un mondo da scoprire, all’estero e soprattutto dentro di sé

Gio 13 Set 2012 | di Alberico Cecchini | Editoriale

Mi ricordo che vent’anni fa noi giovani di allora vedevamo il posto fisso di lavoro come una prigione per tutta la vita e altrettanto la casa con figli, giardino, cane. 
Sognavamo una vita avventurosa in giro per il mondo, non certo la morta routine borghese dei nostri genitori. Poi magari in pochi abbiamo avuto il coraggio di partire, ma è incredibile come in così pochi anni si sia ribaltato tutto. Oggi per i giovani il sogno è il posto fisso e poter avere una casa in cui vivere una vita come i genitori. 
Chi era più strano: noi di allora o i giovani di oggi? Non dovrei rispondere io come parte in causa ma, al di là dei sogni che uno ha, conta il coraggio. Se è comodo stare a casa con i genitori, occorre molto coraggio per staccarsene, ieri come oggi. E in Italia è molto difficile, più che altrove. Ma il mondo è grande e, se avessi vent’anni, oggi di sicuro partirei. Allora fu molto duro per me, dovevo fare due lavori perché vivevo al centro di Londra e i costi erano pazzeschi. 
Fu una esperienza formidabile, nonostante un datore di lavoro che non pagava (tutto il mondo è paese!), scoprivo che solo contando sulle mie forze avrei potuto conquistarmi una vita decente quasi ovunque nel mondo. Un’esperienza di indipendenza che auguro a tutti i giovani. Perché dentro abbiamo forze incredibili tutte da scoprire. 
La paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e... non c’era nessuno.


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