acquaesapone New York
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Questioni femminili al centro delle elezioni USA

La battaglia per conquistare il voto delle donne

Gio 13 Set 2012 | di Manuela Senatore | New York
Foto di 2

In piena campagna elettorale, Obama si sforza di conquistare le elettrici negli Stati incerti e sostiene con energia i diritti riproduttivi delle donne. Soprattutto da quando Paul Ryan è stato scelto come candidato alla vicepresidenza nella corsa elettorale di Mitt Romney. Entrambi i repubblicani hanno opinioni ultraconservatrici in tema di aborto: il cattolico Ryan ammette l’interruzione di gravidanza solo se la vita della madre è a rischio, mentre Romney ammette qualche eccezione in caso di stupro e incesto. Ryan, che da quando è legislatore ha sempre votato per il fronte antiabortista, l’anno scorso sostenne una proposta di legge secondo la quale “la vita di un essere umano comincia con il concepimento … e da quel momento l’essere umano ha tutti gli attributi legali e costituzionali e tutti i diritti della persona”. I sostenitori dei diritti riproduttivi contestarono con forza una simile legislazione, perché avrebbe messo fuori legge l’aborto, varie forme di contraccezione, e perfino la fertilizzazione in vitro. 

Il valore della pianificazione familiare
Per consolidare il vantaggio tra le elettrici negli Stati decisivi il presidente avverte su Twitter: “Le donne sappiano che Ryan vuole bandire tutti i tipi di aborto, anche in caso di stupro o incesto”. La battaglia per la conquista del voto femminile va ben oltre il tema dell’aborto. I democratici incentrano il dibattito su altri due temi: l’accesso alla contraccezione e alla pianificazione familiare. La contesa tra democratici e repubblicani si misura anche intorno alla sopravvivenza di cure ed esami femminili che ancora sono offerti gratuitamente in alcuni ospedali. Negli Stati governati dai repubblicani questi servizi sono sempre più spesso eliminati. Fa fede l’esempio del Texas, dove la maggioranza repubblicana ha tagliato 74 milioni di dollari dal “Piano per la Pianificazione Familiare”, con la chiusura di 155 cliniche. Come conseguenza di questi tagli, circa 300.000 donne texane con basso reddito hanno perso un tipo di assistenza decisiva. Chi difende i tagli li giustifica come uno sforzo per ridurre il deficit statale, con il vantaggio di farlo a spese dei gruppi pro-aborto. Chi invece difende i diritti delle donne depreca i tagli come un attacco ai diritti riproduttivi. Secondo costoro, queste misure rischiano di causare un maggior numero di gravidanze indesiderate e potenzialmente più aborti, soprattutto in uno Stato che figura al terzo posto per numero di gravidanze adolescenziali e che ha la più alta percentuale nazionale di residenti senza assicurazione. 

Favorire l’accesso alla contraccezione
Per i democratici, facilitare l’accesso femminile alla contraccezione equivale a ridurre il numero di aborti: un tema attuale ora che sono entrate a pieno regime le previsioni sulle nuove coperture assicurative previste dall’“Affordable Care Act” (la riforma sanitaria approvata nel marzo 2010).  Le assicurazioni stipulate dopo il primo agosto 2012 dovranno coprire, senza costi addizionali per le assicurate, una serie di misure sanitarie preventive – incluse le consulenze per la pianificazione familiare e i metodi approvati di contraccezione. L’uso degli anticoncezionali è universale negli Stati Uniti: ne fa uso il 99% delle donne in età riproduttiva e sessualmente attive (compreso il 98% delle donne cattoliche). 

Opinioni che evolvono
L’aborto è diventato legale in tutto il paese nel 1973 dopo una sentenza della Corte Suprema. Prima di allora, l’interruzione di gravidanza era consentita – in base alle circostanze – solo in 20 Stati. A maggio scorso la Gallup ha pubblicato dati che sembrano mostrare un cambiamento di opinione sull’aborto. Gli americani che si definiscono per la libera scelta (pro-choice) sono diminuiti di 6 punti (passando dal 47 al 41 per cento), mentre la metà degli americani si definisce per la vita (antiabortisti).              


Condividi su: