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La roulette delle aste al ribasso

Spopolano sul web le gare a chi offre meno, ma a vincere è sempre il banco

Dom 01 Feb 2009 | di Claudio Cantelmo | Media

Accaparrarsi per pochi centesimi il gioiello da diva, il Rolex per lui, la fuoriserie da sogno o la videocamera a pochi spiccioli... Ultimamente stanno proliferando su internet le aste al ribasso. Apparentemente un paradosso: vince chi offre di meno. È l’ultima trovata per pescare quattrini in rete. Molti siti specificano che non si tratta di gioco d’azzardo, in realtà i meccanismi alla base ricordano molto il concetto di puntata (a pagamento) su di un numero per poi sperare che tale numero esca.
E proprio come in qualsiasi casinò, la regola non cambia: il banco vince sempre! Il principio è praticamente quello dell’asta normale, l’unica differenza è che ad essere dichiarato vincitore non è la persona che fa l’offerta più alta, ma la persona che fa l’offerta unica più bassa. Attenzione a quell’“unica”, è lì la chiave di tutto. Ma la partita è al buio, perché solo alla fine dell’asta si può sapere chi si è aggiudicato l’oggetto messo in vendita e per quale somma.
Le promesse di solito sono allettanti: dall'auto fuoriserie a pochi centesimi, prodotti elettronici, case e beni di lusso a cifre irrisorie...
A primo acchito viene da pensare che banalmente basti offrire 0,01 centesimi per vincere. Non è così, perché proprio per il principio dell’unicità dell’offerta, non ci deve esser nessuno che abbia fatto la vostra stessa proposta, due offerte uguali si escludono a vicenda. La seconda chiave del giochetto è che le offerte si pagano: si spende un buono d’asta ogni volta che si fa un’offerta (in genere costa 2 euro) e solo dopo aver puntato si scopre se per il momento ci stiamo aggiudicando il bene. Altrimenti bisogna rifare (e pagare) tutto da capo. Ci sono poi i soldi (solitamente altri 2 euro  per ogni aggiornamento) per avere informazioni sull'andamento della gara. L’attrattiva è forte: si può riuscire a comprare ad 80 centesimi un collier che ne vale ottomila, o la macchinona a pochi euro. Sbagliato, o meglio, difficile come trovarlo per strada, il gioiello. Perché per queste aste esistono giocatori professionisti che - matematicamente - escludono quasi interamente i giocatori occasionali dalla possibilità di vincere. Un esempio: un televisore full-HD 40 pollici, il cui prezzo normale è intorno ai 1.700 euro. Uno di questi giocatori può considerare accettabile la spesa di 900 euro, pari a 450 offerte da 2 euro per aggiudicarsi l’oggetto per poi rivenderlo su ebay con un discreto margine di guadagno. Ecco quindi che tale giocatore punterà tutte le combinazioni possibili tra 0 e 4,5 euro rendendo praticamente impossibile che la vostra sia l’offerta univoca d’importo inferiore.
Ed è ciò che normalmente avviene. Senza contare che i siti di aste accordano delle puntate-bonus ai loro clienti migliori rendendone quindi ancora inferiore la spesa iniziale. E poi, ma questo non è provato, sembra esista una rete molto coesa tra i giocatori professionisti per non disperdere le risorse di ciascuno. Il consiglio è, se proprio si vuol tentare, di fare una o due offerte per oggetto e non puntare mai su beni di alto valore come auto, TV, cellulari o qualsivoglia oggetto di valore superiore ai 100-200 euro. Sarebbero soldi praticamente buttati. 

MA ALCUNI SONO FALLITI
Alcuni di questi siti “al ribasso” sono falliti, come mai? Semplice. Se c'è un numero esiguo di utenti, molte case d’asta non riescono a pareggiare i conti fallendo o finendo inglobate in altre più grosse. Il trucco per rimanere a galla è quello di avere molti utenti, anche che puntano poco, attirati magari con premi allettanti o gadgets all’ultima moda, che invogliano a tentare.

eBay È UN’ALTRA COSA
Il più grande sito di aste su internet presente è Ebay, chi non lo conosce? Il meccanismo è molto semplice: un determinato oggetto viene messo all’asta e vince chi offre di più entro un certo tempo. Anche se si è venditori, difficoltà minime. Una volta iscritti, pagando una provvigione al sito, si ha la possibilità di mettere in vendita qualcosa. Inoltre c’è la possibilità di stabilire il prezzo minimo o di riserva: se nessuno è disposto a pagarlo, la vendita non avviene. Tutto chiaro, e con un po’ di accortezza, si sta al riparo anche da spiacevoli sorprese.


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