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Genitori senza paura

Storie di bambini rifiutati

Gio 13 Set 2012 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Per principio cerco di non dare giudizi facili su persone che si trovano in situazioni di vita molto diverse dalla mia. Trovarsi in condizioni estreme può spingere a scelte estreme che, viste dal divano o dalla corta visuale della propria scrivania, non sono facili da capire. Eppure non riesco a pensare che il peggio dei responsabili di un gesto veramente orribile che qualche giornale (pochi in realtà) ha riportato quest’estate: l’abbandono di un bimbo cinese semi cieco e sordo nel parcheggio di un McDonald’s a Porto San Giorgio. Una telecamera ha ripreso, in modo non riconoscibile, un’auto che fa scendere il piccolo e si allontana di gran corsa: un bambino di quattro anni, che non vede e non sente, abbandonato nel mezzo di un posto che non conosce. Sono sicura che chiunque al mondo, al quale raccontassi questa vicenda, reagirebbe allo stesso modo: come si fa? Come si può sfidare così ogni senso morale, come si fa a sradicare l’istinto di non infierire su un essere a tal punto indifeso? Sono solo domande retoriche, lo so. Ma sarebbe bello avere le risposte. E poi cancellarle per sempre dai pensieri umani. Ma forse non sapremo nemmeno chi è che ha deciso di scaricare un bambino come fosse un mobile vecchio, troppo tarlato per servire ancora. La polizia si è presa cura del bimbo trovato in lacrime e ha avviato le indagini. Al momento in cui scriviamo è circolata ogni genere di ipotesi: una famiglia adottiva italiana che si è pentita dell’adozione (in un primo momento si era diffusa la voce che il piccolo dicesse “babbo”, “mamma” e “fame” in italiano),  una famiglia cinese stufa di farsi carico di una creatura fragile, perfino uno sgarro di una gang della criminalità organizzata cinese. La comunità degli immigrati orientali che vivono nella zona ha subito puntualizzato che “una famiglia cinese non l’avrebbe mai abbandonato”. Ma è davvero il caso di tirar fuori l’orgoglio nazionale di fronte a una storia del genere, che ferisce non la dignità di un popolo, ma il senso stesso di essere uomini e donne. Chi ha fatto questo non è un padre o una madre? Sarà comunque perlomeno stato un figlio, un fratello, un nipote. Eppure deve avere dentro qualcosa di reciso, qualcosa che manca. Troppa fantasia, forse la spiegazione è più semplice. Ma viene voglia di non farsi più domande e pensare solo al destino della vittima di tutta questa storia. Da quel che ho sentito, è ospitato in una casa famiglia per minori, sotto la sorveglianza della polizia, vista la brutta esperienza che ha passato e il mistero che circonda il suo abbandono. L’unico elemento in più che sarebbe stato accertato, è che il piccolo orfano in cinese ha un accento che permette di identificarne la regione di provenienza, ma è un filo davvero esile. Tutto il resto del suo pur breve passato è stato cancellato: è un bimbo rifiutato, di cui non si sa nemmeno il nome. E, se questo può restituirci un po’ di fiducia nell’umanità, è partita la cosiddetta “gara di solidarietà”. Dicono i giornali locali che molte famiglie si sono fatte avanti per accogliere il bambino rifiutato da tutti, pur sapendo che nelle condizioni in cui è e dopo quello che ha passato, ci vorrà tutto l’amore del mondo per farlo crescere sereno. 
Eppure, ci sono ancora genitori che non hanno paura. Anche se forse dovrebbero averne: della terribile trafila burocratica che bisogna superare in Italia per adottare un bambino. Ma questa è un’altra storia. 


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