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Basta con la solita minestra!

I mille colori e sapori della natura: patate viola, parmigiana alla juventus, mais blu. la biodiversità, senza ogm, contro il cibo-noia

Dom 01 Feb 2009 | di Roberto Lessio | Salute
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“Oggi cosa cucino?” Sembra ormai diventata un’impresa, quella di inventarsi ogni giorno qualcosa di nuovo per uscire da una crescente monotonia alimentare che prevede ben poche varianti.
Il cibo che mangiamo è sempre più o meno lo stesso e quasi sempre con lo stesso sapore. Si sente continuamente parlare di abitudini sbagliate ed errori alimentari, che frequentemente contribuiscono a creare problemi sanitari diretti ed indiretti: problemi cardio-vascolari e obesità, in primo luogo. Causa ed effetti, derivanti da questa “monotonia” alimentare, fanno parte dello stesso problema.
e se per un attimo ci ponessimo la stessa domanda, ma per il motivo diametralmente opposto? Tipo: “Oggi cosa cucino, visto che ho troppe cose da scegliere?”

Non confondeteli con gli OGM, è tutta roba naturale

Visto che in famiglia, ad esempio,  sono tutti tifosi di calcio di fede “bianconera”, ci immaginiamo di preparare una “parmigiana alla juventina” con melanzane dalla buccia completamente bianca insieme alle tradizionali melanzane con la buccia nera? Oppure mettere in tavola un contorno con pomodori (maturi) gialli, verdi e marroni? Passare alla griglia dei peperoni (sempre quando sono maturi) di colore nero? Cucinare patate al forno che hanno la polpa (oltre che la buccia) di colore viola? Sgranocchiare una pannocchia di mais dai chicchi di un blu intenso?
Diavolerie dell’ingegneria genetica? Organismi geneticamente modificati da qualche “scienziato” con la passione della pittura impressionista?
No! è quello che ha già prodotto spontaneamente la natura e il suo strumento “operativo”: la biodiversità. Vale a dire quello straordinario patrimonio genetico creato dall’incrocio casuale, gratuito e del tutto spontaneo che viene scambiato quotidianamente tra varietà della stessa specie o naturalmente “contigue”.

Biodiversità: un tesoro fuori dai caveau delle banche
Alcune associazioni di volontariato stanno preservando, recuperando e scambiando, senza fini di lucro lo straordinario patrimonio genetico che la biodiversità ci offre in tutto il mondo.
L’idea è venuta ad un gruppo di agricoltori e giardinieri americani che nel 1975 hanno fondato l’associazione “Seed Savers” (Salvatori di Semi), che hanno realizzato la “Heritage Farm” (la Fattoria dell’Eredità – intesa come patrimonio economico, ma soprattutto culturale) nella cittadina di Decorah nello Stato dell’Iowa e nella quale, ad oggi, hanno recuperato semi di oltre 25.000 specie vegetali a rischio di estinzione.
Ci scherzano sopra i “salvatori di semi” sul valore della loro iniziativa. Se “il cibo è il nuovo oro” - scrivono i Seed Savers -  come sostengono i guru di Wall Street,  allora la Heritage Farm diventerà la nuova “Fort Knox” (la fortezza dove è custodita l’immensa riserva aurea degli Stati Uniti). Solo che a differenza di Fort Knox non ci sono recinti e guardie armate a difenderla e a pattugliarla;  ci sono le Bald Eagles  (note con il nome di Condor - aquile tipiche di quella zona), i cervi, i procioni ed altri animali selvatici. E non servono autorizzazioni speciali e permessi per entrare, visto che la fattoria è circondata da chilometri di percorsi escursionistici che permettono di osservare, toccare e fotografare direttamente ogni pianta coltivata al fine di rinnovare il suo specifico patrimonio genetico.

Chiunque può richiedere i semi gratuitamente
I semi “salvati” non vengono venduti, ma scambiati al costo della sola spedizione a chiunque ne faccia richiesta in tutto il mondo, al fine di recuperare e incrementare il patrimonio genetico globale.
E' stato così che, ad esempio, sono stati recuperati i semi originali di oltre 4.000 varietà di pomodori che allo stato di maturazione hanno diversi colori; noi siamo abituati a pensare che ci sono solo quelli di colore rosso, ma ce ne sono di colore giallo, verde (da non confondere con il frutto acerbo), bianco, bruno scuro (quasi nero), ecc... Esattamente come per gli esseri umani e per le altre specie viventi, anche le piante di pomodori hanno adattato il colore della loro pelle alle condizioni climatiche ed ambientali dove si sono sviluppate. Ipoteticamente (potendolo fare, ovviamente), decidendo di mangiare una varietà diversa di questa enorme biodiversità alimentare, occorrono circa 12 anni per togliersi lo “sfizio”  di assaggiare tutti i tipi di pomodori conosciuti ad oggi.
Ma poiché, nel frattempo, sono stati recuperati i semi di oltre 1.200 varietà di peperoni, altrettante di melanzane (tra cui quelle bianche, appunto), 850 lattughe, 3.500 di fagioli, 200 di aglio, ecc., ci rendiamo conto che per toglierci lo “sfizio” di alimentarci di tanta “biodiversità” ci vogliono oltre 68 anni di pasti,  assaggiando ogni giorno una varietà diversa delle piante salvate dai soli Seed Savers. E, siccome l’idea è stata ripresa ormai in tutto il mondo da decine di associazioni locali, ci dobbiamo mettere l’anima in pace: c’è troppo da scegliere e non possiamo permetterci lo sfizio di assaggiare tutto durante la nostra vita.
Resta però il fatto che una “parmigiana alla juventina”, ma anche una insalata mista “nero-azzurra”, una peperonata “milanista”, una bruschetta “giallorosa”,  è già possibile portarla in tavola e senza alcun ricorso ad OGM.
Così il problema quotidiano si capovolge: “Oggi cosa non cucino?”


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