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Dai prestiti alla spesa stufi degli intermediari

La crisi, internet e gli abusi spingono a mettere in contatto produttori e consumatori. Come si fa con il “prestito sociale”

Dom 01 Feb 2009 | di Armando Marino | Soldi

Tra il musicista e i suoi fan c’è la casa discografica. Tra chi presta i soldi e chi li prende in prestito, la banca. Tra i produttori di alimentari e i consumatori c’è la catena della distribuzione. E noi utenti dei servizi, appassionati di musica, cittadini che consumano siamo sempre più stufi dei mediatori che si frappongono tra noi e l’oggetto dei nostri desideri. Il fatto è che molti di questi intermediari, da sempre una struttura essenziale della società capitalistica, pilastri di un’architettura che ha sostituito l’economia del baratto con quella della moneta e poi con la finanza, hanno esagerato. Frodi alimentari, prezzi esorbitanti, scarsa trasparenza bancaria sono serviti ad arricchire una parte della società che ha scelto di moltiplicare i propri guadagni oggi senza pensare troppo alla propria reputazione futura. La crisi economica e l’avvento di nuovi strumenti, come Internet, ci spingono a ribellarci a questi soprusi.
Fateci caso. Per la musica si diffonde l’abitudine di scaricare i brani dal web. Per gli alimentari crescono gruppi di acquisto che si servono direttamente in fattorie e spacci. E da qualche tempo è in picchiata anche la fiducia verso le banche. Lo dimostra il successo del prestito sociale, un meccanismo che consiste nel mettere in contatto chi ha soldi da investire direttamente con chi ha bisogno di liquidi. Il modello è arrivato anche in Italia dove, da circa un anno, è attivo Zopa.it, versione nostrana di un circuito di prestito sociale che esiste in varie parti d’Europa. Il meccanismo è semplice: chi vuole investire una cifra va sul sito e dichiara che interesse vorrebbe percepire. Chi vuole un prestito, va sul sito e controlla se c’è un’offerta, sennò riprova un altro giorno. Entrambi pagano una commissione solo quando il prestito viene accordato. Ci sono poi una serie di meccanismi di sicurezza, il più interessante dei quali è che la cifra investita non viene data a un solo richiedente, ma divisa tra molti, suddividendo così anche il rischio di insolvenza. In un anno si sono iscritti al sito in 30.000 e sono stati erogati più di 800 prestiti. I tassi sono più convenienti di quelli delle banche. Non vi racconto questo sistema per consigliarvelo, ma per informarvi su una tendenza, che non so se sarà rivoluzionaria, ma almeno potrà spingere gli intermediari tradizionali, dalle banche alle case discografiche, a rinunciare a un po’ di lucro pur di tenersi i clienti. Sarebbe già un bel risultato. P.S. A proposito, facciamo bene criticare le banche? Appena il tasso Euribor è sceso, le 13 maggiori banche hanno raddoppiato lo "spread", cioè la percentuale che incassano sui mutui, divorando lo sconto sul tasso d'interesse che sarebbe andato a vantaggio del cliente.


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