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Edoardo Bennato: Peter Pan anch’Io

L’isola come fuga dalla realtà, Napoli e le canzoni impegnate

Dom 01 Feb 2009 | di Natascia Galeno | Interviste Esclusive
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Impossibile non cantare mentre quel ragazzo vestito di verde salta, corre e vola sul pubblico. Impossibile non intonare "Viva la mamma" con i bambini sperduti, "Che paura che fa Capitan Uncino" insieme alla ciurma dei pirati, "L'Isola che non c'è" con quell'eterno bambino fuggito una notte dalla sua culla. Sembra quasi di vederlo sul palco Edoardo Bennato con la chitarra, l'armonica e gli occhiali (onnipresenti) mentre osserva quei ragazzi che da anni portano in scena il "suo" Peter Pan, il musical nato da un suo concept album, ("Sono solo canzonette", del 1980), che dal 2008 ha un nuovo protagonista, Massimiliano Pironti.

Cosa rappresenta per te Peter Pan?
«Rappresenta l'incapacità dei maschi - quindi anche mia! - di affrontare la realtà e i meccanismi spietati della vita reale, la nostra tendenza a rifugiarci nell'utopia dell'Isola che non c'è, un atteggiamento che si contrappone alla maggiore forza delle donne che sono sì sognatrici ma anche più realiste, tenaci e con più senso pratico».

Con questo musical sei tornato ad uno dei tuoi primi amori. è passato oltre un ventennio. Cosa è cambiato da allora?
«Non è cambiato niente. Le favole non cambiano. La realtà, purtroppo, neppure. I canovacci delle favole sono sempre stati per me le piattaforme per parlare delle contraddizioni della società, della doppiezza della gente, specie i politici, della pressappocaggine e della grettezza imperante, senza però fare moralismi, senza sembrare retorico. In questo senso è nata la mia "trilogia" fiabesca, dal Pinocchio di "Burattino senza fili" al Peter Pan di "Sono solo Canzonette" fino alla "Fantastica storia del Pifferaio magico". Il messaggio è sempre lo stesso, perché la società è sempre la stessa, i padroni anche. Le favole sono il mezzo per parlarne. L'unica differenza è che nelle favole spesso i cattivi diventano buoni. Nella realtà no».

Dalla tua penna è uscita la più bella dichiarazione d'amore mai scritta per una città: "Ci sono prospettive di Valparaiso e di Viña Del Mar in Chile che mi sono familiari e così pure angoli e stradine di Copenaghen, Londra e Zurigo... di Rio De Janeiro e Buenos Aires. è stata una fortuna aver visitato ripetutamente e convulsamente tante parti del mondo. Ma la mia fortuna più grande è quella di essere nato a Napoli che, a questo punto, dopo aver visto tanti posti bellissimi, considero la città più bella del mondo". Che rapporto hai con Napoli?
«Napoli è una città particolare, unica al mondo per spettacolarità, ma martoriata da secolari invasioni straniere. Ed anche per questo è la piattaforma ideale per la creatività. La sua è una bellezza naturale e che ha origine nella morfologia stessa dell'area urbana compresa tra la collina e il mare».

Come hai vissuto il "problema" dello smaltimento dei rifiuti?
«Il problema dei rifiuti è l'aspetto più appariscente di un disagio cronico che ha origini lontane. La mentalità della stragrande maggioranza degli "indigeni" è caratterizzata da indolenza, fatalismo, vittimismo, assistenzialismo e sfiducia nelle istituzioni e nell'ordine costituito».

Nelle tue canzoni hai anticipato problematiche che vengono affrontate ancora oggi: la scuola, i giovani, i buoni e i cattivi, la televisione "che disegna i nuovi eroi". Da cosa nascono le tue canzoni?
«Dall'osservazione della realtà. Nell'ultimo cd, pubblicato nel 2008, la canzone "C'era un re" parla proprio, anzi ironizza laddove è possibile, sul problema del nord/sud e sulla genesi di questa "nazione da operetta" che chiamiamo Italia... Ironizza sul sentimento patriottico che non c’è. Ironizza su come è stata raccontata la storia dell’unità d’Italia, mostrandola da un altro punto di vista... La provocazione è fondamentale».

Che progetti hai nell'immediato?
«Un altro cd ed altri musical!».

Come viene percepita all'estero la tua musica?
«Da anni sono in concerto all'estero, l'ultimo è stato a Pechino e il 2 marzo sarò a Londra. In questi casi preferisco utilizzare la formula del quartetto d'archi che è una soluzione spettacolare e musicale profondamente italiana».

Esistono ancora le canzoni impegnate?
«Dare emozioni e far pensare e divertire allo stesso tempo dovrebbe essere l'obiettivo comunque e sempre».


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