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Scienziati contro il nucleare

1.700 luminari e ricercatori italiani chiedono di lasciare l’atomo e puntare su sole e risparmio energetico

Dom 01 Feb 2009 | di Francesco Buda | Energia

La Scienza e la Ricerca in Italia stanno sempre più dalla parte della Terra puntando sulle fonti pulite e sicure, specialmente il Sole, abbandonando nuove avventure atomiche. Nessun “no” allo sviluppo, ma un “sì” alla vita e al futuro è nell'appello che tantissimi luminari delle Università e Centri di ricerca italiani lanciano al Paese e ai governanti “affinché vengano prese decisioni sagge e coraggiose per la politica energetica italiana”. Propongono uno sviluppo tecnologico ed energetico che non dia il colpo di grazia – anche economico – all'Italia e al pianeta.
L'iniziativa si chiama “Energia per il futuro”. Finora sono oltre 1.700 i Prof e ricercatori di tutta Italia che vi hanno aderito e la lista si allunga ogni giorno. Chiedono alla politica di seguire la strada delle fonti rinnovabili e accantonare quella dei reattori nucleari, ripresa dal Governo con una norma nella cosiddetta riforma della scuola del Ministro Gelmini.

La scienza ha il dovere di bocciare il nucleare
«Siamo gente che studia e lavora quotidianamente nel campo dell'energia e perciò abbiamo sentito il dovere di esprimerci sul problema energetico - spiega ad Acqua & Sapone il prof Vincenzo Balzani. Famoso per i suoi studi sulla fotosintesi e sulle nanotecnologie, insegna Chimica all'Università di Bologna ed è il Presidente del Comitato che sta cercando di far ragionare politici e cittadini sui rischi di una nuova avventura nucleare in Italia -. Lo scienziato deve uscire dalla torre d'avorio e capire com'è fatta la società che lo circonda e che viviamo in un mondo molto fragile. E noi vogliamo e dobbiamo intervenire, risolvere insieme, scienza e politica. Ci rendiamo conto che su questi problemi manca consapevolezza nell'opinione pubblica e in chi ci governa».

Scorie eterne e costi abnormi
Ma perché evitare il nucleare? «Innanzitutto – spiega il Prof Balzani – non si sa come e dove sistemare le scorie definitivamente e in modo sicuro, nemmeno nei Paesi più tecnologicamente avanzati. Perciò le terranno vicino le centrali. E la gente questo deve saperlo. Se si torna al nucleare, ci si rimane invischiati per almeno altri 30-40 anni. Oltre ai millenni per il decadimento della radioattività delle scorie, che sono un dilemma insormontabile. Le ultime stime, appena pubblicate dalla rivista americana Time, dicono che i costi per costruire le centrali finora sono aumentati mediamente del 250% rispetto al previsto e che per una nuova centrale atomica ci vogliono dagli 11 agli oltre 20 miliardi di euro, anziché 5 miliardi di euro come dicono qui. La storia ci mostra pure che il costo complessivo raddoppia durante l'esercizio dei reattori. Senza contare le spese di smantellamento e gestione dei rifiuti.
Cifre abnormi, impossibili, che nessun privato si accolla senza i giganteschi sussidi pubblici e che da noi non abbiamo, soprattutto adesso».

L'atomo non dà indipendenza, crea disuguaglianze
«Inoltre l'atomo non ci porterebbe indipendenza energetica  – avverte il nostro scienziato -, visto che non abbiamo uranio e quindi dipenderemmo da chi invece ce l'ha, magari alimentando conflitti tremendi come in Congo (5,5 milioni di morti, ndr). La Francia, con tutte i suoi tanti reattori, consuma più petrolio di noi... L'energia nucleare non risolve i problemi delle nazioni sottosviluppate o meno ricche. Anzi crea nuove colonizzazioni e aumenta le disuguaglianze. Un collega egiziano mi diceva che stanno per avviare un programma nucleare in Egitto. E chi lo farà? I russi o i francesi. Mentre l'energia solare è abbondante, non finirà mai ed è disponibile su tutta la Terra e quindi ogni Paese potrà avere la sua senza guerre».
Il Sole, insomma, è un vero democratico: illumina tutti e ovunque. 

Nucleare uguale armi atomiche
«Il nucleare civile è strettamente connesso a quello militare, la tecnologia è la stessa. Se tutte le nazioni si fanno centrali nucleari – avverte il Prof Balzani -, tutti avranno la bomba atomica. Infine ci sono i rischi terroristici: le centrali sono insicure... non siamo capaci di maneggiare il pattume a Napoli, figuriamoci scorie e rifiuti radioattivi!».

La politica ascolti
L'uomo più potente del mondo - il nuovo Presidente USA - ha affidato il Ministero dell'energia a Steven Chu, Premio Nobel esperto di efficienza energetica ed energia solare. «Obama - dice il Prof Balzani - mostra così di aver capito qual è la strada giusta per uscire dalla crisi energetica e climatica. In Italia, per prendere decisioni sagge, è perlomeno necessario consultare gli scienziati che quotidianamente si occupano di queste cose -: è ora che la politica ascolti. Per ora ci ascoltano poco, ma sono ottimista, perché sono convinto che si farà strada questa coscienza, tra 5-10 anni si comprenderà davvero che bisogna puntare su solare, risparmio ed efficienza energetica per i nostri figli e nipoti».


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